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| Pietro Aretino Lo Ipocrito IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena X ARTICO primo marito di Tansilla. Io non posso più dire di non sapere che cosa sia allegrezza, perocché ella è stata sì grande quella che mi si sparse per tutti gi spiriti tosto ch'io vidi fumare i camini di Milano, che non ci so fare comparazione. Casa sua, ah? casa sua, ah? certo che non sono per cavarne il piede mai più, e se 'l capriccio de la pazzia che mi condusse ne lo esilio, che io stesso ho saputo darmi, non me ne ha fatto patire le pene, non vaglia. In fine lo andare per il mondo non è mestiero da ognuno: né si può immaginar la crudeltà, che è quella de lo avere andare e stare a posta d'altri. Onde vale più un pane et un aglio che si mangi al suo desco, che mille vivande ne lo altrui; e che ingiurie è forza d'inghiottire! e fatte da chi! e mal per colui, che è più virtuoso, conciossiaché la ignoranza che impera gli crocifigge, come meritarìa d'essere crocifissa lei; né parlo de la invidia, che si coglie a urto i più fedeli et i più d'assai, che è cosa vecchia; ma dei tradimenti, che si fanno a i dieci, a i venti et a i trenta anni di servitù. Ora, la Dio grazia, io ne son fuora e tosto ch'io abbi impetrato remissione dal mio suocero Liseo, e da la mia suocera Maja, e da la mia moglie Tansilla, non cambierei stato con un regno.
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