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Pietro Aretino
Lo Ipocrito

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  • ATTO SECONDO
    • Scena XVII
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Scena XVII

PRELIO rivestito da peregrino.

Io ho ripreso in un tratto l'abito lasciato per andare così sconosciuto, come io sono, da Porfiria, solo per farle intendere, che io ho adempito la volontà sua con l'animo, che ella è tenuta di adempire la mia. Ma piaccia a colui che me le fece servo, et al pianeta che mi regge in cotale servitù, che ella sia sollecita a consolarmi nel modo, che io sono stato pronto a ubbidirla. Eccola in sul balcone, né dubito che non sia lei, perché troppo ben comprendo il lume de le solite luci. Oimè ch'io sento premermi il core da la mano de la speranza più che da quella del timore, perché l'una mi rinfranca assai meno che non mi avvilisce l'altra, onde la mia anima tutta tremante nasconde i suoi spiriti ne le più intime caverne del petto. Ora io voglio, prima che me le discopra, fare la prova de la mente, che ella ha inverso de la mia servitù non meno incomprensibile, che incredibile. Intanto batterò a la sua porta, da che si è levata da la finestra: tic. toc. tic.




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