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Pietro Aretino
Lo Ipocrito

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  • ATTO QUINTO
    • Scena XVI
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Scena XVI

IPOCRITO e TRANQUILLO.

IPOCRITO. In fine noi altri ipocriti siamo scellerati per natura più che per arte. Questo dico a proposito di quel non so che, il quale mi arrabbia l'animo ne lo aver per male i successi buoni che mi escono di mano, mentre mi sono isforzato che i loro esiti siano pessimi.
TRANQUILLO. Ecco Ipocrito: o Messere, se c'è niuna allegrezza, ditemela?
IPOCRITO. Aspettate in duomo, poi che Angizia è vostra nel modo che sarete suo.
TRANQUILLO. Vado lieto, perocché l'udire ciò che io ho sentito mi ha tratto Tansilla del core, come un aguto trae il chiodo d'un legno.




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