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4. COMUNIONE CON LA GERARCHIA
Ma voi siete inseriti nella Chiesa, e vi siete
volontariamente offerti alla collaborazione nell’apostolato laicale proprio per
aiutare la Chiesa a realizzare la sua missione nel mondo con sempre maggiore
efficacia pastorale. Ora, il vostro apostolato si caratterizza come
collaborazione all’apostolato gerarchico e come partecipazione attiva alla
missione stessa della Chiesa: ecco perciò la necessità di una seconda vitale
comunione, quella con la Gerarchia, esercitata con spirito di fraterno e
fattivo servizio.
La Chiesa, per mezzo dei suoi Pastori, vi fa particolare
fiducia nell’esercizio del vostro apostolato, e ad essa dovete rispondere con
una profonda fedeltà. Questa, radicalmente, non è che l’altra faccia della
fedeltà allo Spirito, che diffonde nel cuore dei figli della Chiesa la fede, la
speranza e la carità. Questa stessa fedeltà esige di riconoscere coloro che lo
Spirito Santo ha posto a pascere la Chiesa di Dio (Cfr. Act. 20, 28)
e a dare impulso all’unità dell’apostolato. Tale fedeltà esige altresì che
l’apostolato laicale sia esercitato in perfetta sintonia di pensiero e di
operazione, e in piena conformità col Magistero.
Ora, a Pietro e al Collegio dei Vescovi, unito con lui, è
stato dato il carisma dell’insegnamento autentico della Parola di Dio, e del
principio dell’unità. Ma lo Spirito Santo concede a sua volta ai fedeli doni o
carismi particolari, ordinati al bene degli uomini e a edificazione della
Chiesa. Il Concilio Vaticano II ha messo bene in luce che «dall’aver ricevuto
questi carismi, anche i più semplici, sorge per ogni credente il diritto e il
dovere di esercitarli ... nella comunione con i fratelli in Cristo, soprattutto
con i propri pastori, che hanno il compito di giudicare sulla loro genuinità e
uso ordinato, non certo per estinguere lo Spirito, ma per esaminare tutto e
ritenere ciò che è buono» ( [link] Apostolicam
Actuositatem, 3) La fedeltà all’elemento essenziale, che oggi
è richiesta all’Azione Cattolica, al di là dei necessari adattamenti alle
esigenze culturali e sociologiche di oggi, sta proprio qui: nel riconoscere
lealmente:
a) l’esistenza dei diversi carismi e delle diverse
funzioni, sia dei Vescovi, ai quali spetta, essenzialmente, « santificare », «
docere » e « regere » il Popolo di Dio in cammino, come del laicato, il quale
ha, in modo particolare, il compito di far passare ed incarnare il divino
Messaggio, ricevuto da Dio mediante i Pastori, nel vivo delle realtà
quotidiane, anche temporali;
b) e la necessità che questi diversi carismi e funzioni,
si congiungano nello sforzo di rendere la testimonianza del Vangelo al mondo e
di operare, in Cristo, l’elevazione della realtà terrena verso Dio.
Tale congiunzione dovrà sempre rispettare la specificità
dei suddetti carismi e funzioni, nonché il loro rispettivo ordine: ma solo in
questa armonia sta il segreto della fecondità dell’azione apostolica. Non
potremo noi, in quest’Anno Santo, avanzare in spirito di collaborazione e di
comunione ecclesiale, riconoscendo umilmente e in evangelica lealtà i carismi
dei Vescovi e dei sacerdoti, da una parte, e quelli dei laici dall’a tra,
come complementari, armoniosi e convergenti nell’opera dell’apostolato?
Offriamo alla vostra situazione e vocazione di apostoli di Azione Cattolica
questo tema di riflessione, che ci sembra molto importante nel momento
presente.
Entro questa prospettiva ecclesiale, e alla luce del
Concilio Vaticano II, si possono fare ulteriori progressi, senza equivoci né
ambiguità, nel senso di una maggiore autonomia, nell’esercizio delle
responsabilità di un laicato maturo, che offre al tempo stesso una
collaborazione leale e molto qualificata con la Gerarchia nell’opera della
evangelizzazione, di cui essa ha la primaria responsabilità.
Tale atteggiamento sarà certo da attuare su vari piani:
esso sarà anzitutto comunione con i Pastori, in unità di dottrina - nello
studio assiduo e attento della Scrittura, dei documenti conciliari (specie
quelli sull’apostolato dei laici, non mai abbastanza approfonditi), nonché
degli atti del Magistero pontificio ed episcopale - e in unità di amore,
nella certezza che l’unione alla Gerarchia è il mezzo voluto da Cristo per
assicurare la fondamentale unione col Padre celeste. Si realizzerà poi una
comunione sul piano delle diocesi, in collaborazione fattiva e intelligente dei
vari organi per studiare accuratamente i progetti di azione, e metterli in
pratica con tempestività, con scioltezza di movimenti, con saggia fantasia di
iniziative e di interventi, senza dimenticare l’esigenza di contatti vivi degli
organi nazionali con le diocesi e le associazioni diocesane, mediante un
dinamico programma di visite nelle e tra le singole Chiese locali. Né vogliamo
dimenticare la comunione che è profondamente utile tra le varie branche nazionali
e diocesane dell’Azione Cattolica, attuando pienamente la nota dell’unitarietà,
che ora distingue i vostri Statuti; né la comunione tra di voi stessi, membri
della Presidenza, del Consiglio e del Centro Nazionale, la quale deve tradursi
in stima vicendevole, in dialogo costruttivo e aperto, in carità di fraternità
(Cfr. Rom. 12, 10) per edificare la Chiesa.
Ecco, carissimi figli, quanto abbiamo desiderato oggi di
dirvi. Ma non vorremmo terminare senza una parola di dovuto riconoscimento ad
un aspetto concreto del lavoro compiuto dall’Azione Cattolica. Vogliamo dire il
costante impegno della promozione del laicato cattolico, che essa è andata
realizzando dappertutto. Essa, in realtà, ha suscitato nella Chiesa numerose
iniziative del laicato, lo ha aiutato a prendere coscienza della sua maggiore
età senza minimizzare i suoi diritti né i suoi doveri, e in diverse occasioni e
in vari modi ha spinto i laici ad assumere le proprie responsabilità nella
Chiesa e nel mondo. Basterebbe questo per dire che il bilancio dell’Azione
Cattolica è altamente positivo e degno di ogni elogio.
Dunque, avanti, nel nome del Signore! Non vi spaventino né
tanto meno paralizzino le odierne difficoltà. Guardate con realismo al presente
e con speranza all’avvenire! Con la luce della fede e con lo slancio dell’amore
si vincono l’indifferenza, l’inerzia, la paura e ogni sorta di ostacoli. Con
l’Apostolo Paolo vi ripetiamo: « Dio non ci ha dato uno Spirito di timidezza,
ma di forza, di amore e di saggezza» (2 Tim. 1, 7). E con voi preghiamo
lo Spirito Santo, affinché vi assista con i suoi doni, e vi infonda sempre
gioia, coraggio e ottimismo.
E vi impartiamo la nostra Benedizione Apostolica, che
estendiamo, in voi e per voi, a tutta la grande famiglia dell’Azione Cattolica,
col nostro augurio più fervoroso di un nuovo balzo in avanti nel suo lavoro di
testimonianza cristiana nel mondo.
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