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Paolo VI
Speciale udienza al Consiglio Generale dell'Azione Cattolica

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  • 4. COMUNIONE CON LA GERARCHIA
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4. COMUNIONE CON LA GERARCHIA

Ma voi siete inseriti nella Chiesa, e vi siete volontariamente offerti alla collaborazione nell’apostolato laicale proprio per aiutare la Chiesa a realizzare la sua missione nel mondo con sempre maggiore efficacia pastorale. Ora, il vostro apostolato si caratterizza come collaborazione all’apostolato gerarchico e come partecipazione attiva alla missione stessa della Chiesa: ecco perciò la necessità di una seconda vitale comunione, quella con la Gerarchia, esercitata con spirito di fraterno e fattivo servizio.

La Chiesa, per mezzo dei suoi Pastori, vi fa particolare fiducia nell’esercizio del vostro apostolato, e ad essa dovete rispondere con una profonda fedeltà. Questa, radicalmente, non è che l’altra faccia della fedeltà allo Spirito, che diffonde nel cuore dei figli della Chiesa la fede, la speranza e la carità. Questa stessa fedeltà esige di riconoscere coloro che lo Spirito Santo ha posto a pascere la Chiesa di Dio (Cfr. Act. 20, 28) e a dare impulso all’unità dell’apostolato. Tale fedeltà esige altresì che l’apostolato laicale sia esercitato in perfetta sintonia di pensiero e di operazione, e in piena conformità col Magistero.

Ora, a Pietro e al Collegio dei Vescovi, unito con lui, è stato dato il carisma dell’insegnamento autentico della Parola di Dio, e del principio dell’unità. Ma lo Spirito Santo concede a sua volta ai fedeli doni o carismi particolari, ordinati al bene degli uomini e a edificazione della Chiesa. Il Concilio Vaticano II ha messo bene in luce che «dall’aver ricevuto questi carismi, anche i più semplici, sorge per ogni credente il diritto e il dovere di esercitarli ... nella comunione con i fratelli in Cristo, soprattutto con i propri pastori, che hanno il compito di giudicare sulla loro genuinità e uso ordinato, non certo per estinguere lo Spirito, ma per esaminare tutto e ritenere ciò che è buono» ( [link] Apostolicam Actuositatem, 3) La fedeltà all’elemento essenziale, che oggi è richiesta all’Azione Cattolica, al di là dei necessari adattamenti alle esigenze culturali e sociologiche di oggi, sta proprio qui: nel riconoscere lealmente:

a) l’esistenza dei diversi carismi e delle diverse funzioni, sia dei Vescovi, ai quali spetta, essenzialmente, « santificare », « docere » e « regere » il Popolo di Dio in cammino, come del laicato, il quale ha, in modo particolare, il compito di far passare ed incarnare il divino Messaggio, ricevuto da Dio mediante i Pastori, nel vivo delle realtà quotidiane, anche temporali;

b) e la necessità che questi diversi carismi e funzioni, si congiungano nello sforzo di rendere la testimonianza del Vangelo al mondo e di operare, in Cristo, l’elevazione della realtà terrena verso Dio.

Tale congiunzione dovrà sempre rispettare la specificità dei suddetti carismi e funzioni, nonché il loro rispettivo ordine: ma solo in questa armonia sta il segreto della fecondità dell’azione apostolica. Non potremo noi, in quest’Anno Santo, avanzare in spirito di collaborazione e di comunione ecclesiale, riconoscendo umilmente e in evangelica lealtà i carismi dei Vescovi e dei sacerdoti, da una parte, e quelli dei laici dall’a tra, come complementari, armoniosi e convergenti nell’opera dell’apostolato? Offriamo alla vostra situazione e vocazione di apostoli di Azione Cattolica questo tema di riflessione, che ci sembra molto importante nel momento presente.

Entro questa prospettiva ecclesiale, e alla luce del Concilio Vaticano II, si possono fare ulteriori progressi, senza equivoci né ambiguità, nel senso di una maggiore autonomia, nell’esercizio delle responsabilità di un laicato maturo, che offre al tempo stesso una collaborazione leale e molto qualificata con la Gerarchia nell’opera della evangelizzazione, di cui essa ha la primaria responsabilità.

Tale atteggiamento sarà certo da attuare su vari piani: esso sarà anzitutto comunione con i Pastori, in unità di dottrina - nello studio assiduo e attento della Scrittura, dei documenti conciliari (specie quelli sull’apostolato dei laici, non mai abbastanza approfonditi), nonché degli atti del Magistero pontificio ed episcopale - e in unità di amore, nella certezza che l’unione alla Gerarchia è il mezzo voluto da Cristo per assicurare la fondamentale unione col Padre celeste. Si realizzerà poi una comunione sul piano delle diocesi, in collaborazione fattiva e intelligente dei vari organi per studiare accuratamente i progetti di azione, e metterli in pratica con tempestività, con scioltezza di movimenti, con saggia fantasia di iniziative e di interventi, senza dimenticare l’esigenza di contatti vivi degli organi nazionali con le diocesi e le associazioni diocesane, mediante un dinamico programma di visite nelle e tra le singole Chiese locali. Né vogliamo dimenticare la comunione che è profondamente utile tra le varie branche nazionali e diocesane dell’Azione Cattolica, attuando pienamente la nota dell’unitarietà, che ora distingue i vostri Statuti; né la comunione tra di voi stessi, membri della Presidenza, del Consiglio e del Centro Nazionale, la quale deve tradursi in stima vicendevole, in dialogo costruttivo e aperto, in carità di fraternità (Cfr. Rom. 12, 10) per edificare la Chiesa.

Ecco, carissimi figli, quanto abbiamo desiderato oggi di dirvi. Ma non vorremmo terminare senza una parola di dovuto riconoscimento ad un aspetto concreto del lavoro compiuto dall’Azione Cattolica. Vogliamo dire il costante impegno della promozione del laicato cattolico, che essa è andata realizzando dappertutto. Essa, in realtà, ha suscitato nella Chiesa numerose iniziative del laicato, lo ha aiutato a prendere coscienza della sua maggiore età senza minimizzare i suoi diritti né i suoi doveri, e in diverse occasioni e in vari modi ha spinto i laici ad assumere le proprie responsabilità nella Chiesa e nel mondo. Basterebbe questo per dire che il bilancio dell’Azione Cattolica è altamente positivo e degno di ogni elogio.

Dunque, avanti, nel nome del Signore! Non vi spaventino né tanto meno paralizzino le odierne difficoltà. Guardate con realismo al presente e con speranza all’avvenire! Con la luce della fede e con lo slancio dell’amore si vincono l’indifferenza, l’inerzia, la paura e ogni sorta di ostacoli. Con l’Apostolo Paolo vi ripetiamo: « Dio non ci ha dato uno Spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di saggezza» (2 Tim. 1, 7). E con voi preghiamo lo Spirito Santo, affinché vi assista con i suoi doni, e vi infonda sempre gioia, coraggio e ottimismo.

E vi impartiamo la nostra Benedizione Apostolica, che estendiamo, in voi e per voi, a tutta la grande famiglia dell’Azione Cattolica, col nostro augurio più fervoroso di un nuovo balzo in avanti nel suo lavoro di testimonianza cristiana nel mondo.




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