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TESTO DELL'UDIENZA
Parliamo ancora di rinnovamento.
È uno dei temi fondamentali che la Chiesa presenta come programma dell’Anno
Santo: ed è il tema che più direttamente (non esclusivamente), riguarda la vita
interiore e personale, mentre l’altro tema fondamentale, proposto per l’Anno
Santo, la riconciliazione, si riferisce direttamente (sebbene anch’esso non
esclusivamente), alla vita in rapporto esteriore, di comunione sia con Dio, sia
col prossimo.
Ora un rinnovamento personale a che cosa
principalmente si riferisce? Si riferisce ad una rieducazione di sé. E cioè? Ad
una rifusione della propria psicologia, sia sentimentale, che morale, in modo
da imprimere ai propri istinti, ai propri sentimenti, ai propri atti un ordine,
un’armonia, una padronanza, un autogoverno in modo che la propria vita vissuta
assuma un carattere umano e cristiano di perfezione, tendenziale almeno, che le
conferisca un aspetto di bellezza, di fortezza, di purezza. Diciamo una volta
di più la parola di San Leone Magno: dignità; agnosce, christiane,
dignitatem tuam, riconosci, o cristiano, la tua dignità.
Non è orgoglio, non è enfasi retorica, non è utopia; è la realtà ideale della pedagogia
cristiana. È la base, se non addirittura un elemento, della perfezione, della
santità; di quella santità che il Concilio afferma solennemente essere
vocazione di ogni cristiano, ricordando una parola di S. Paolo, la quale
investe tutto il programma, lo stile della vita cristiana: « questa è la
volontà di Dio, la vostra santificazione » (1 Thess. 4, 3; cfr. Eph. 1, 4;
[link] Lumen Gentium, 39-40). E
prosegue l’Apostolo, sempre riferendosi alla volontà di Dio: questa è « che vi
asteniate dalla fornicazione; che ciascuno di voi sappia tenere il proprio
corpo in santità e onestà, non lasciandovi dominare dalla concupiscenza, come
fanno i pagani, che non conoscono Dio . . . » (1 Thess. 4, 3-5).
Quanti insegnamenti in queste sole
parole! basterebbe riflettere su questi tre: la complessità del nostro essere,
un essere composito, come si sa, di anima e di corpo; il facile conflitto fra
queste componenti del nostro essere stesso; e la fede, cioè la vera conoscenza
di Dio a noi concessa, quale fonte ed impegno di vita ordinata, in cui l’anima,
istruita e sorretta dalla fede e dalla grazia, impone al corpo la sua legge,
non senza conferirgli un decoro inestimabile, una nobiltà superlativa: « non
sapete, dice ancora San Paolo, che i vostri corpi sono membra di Cristo?... e
che le vostre membra sono tempio dello Spirito Santo? . . . Glorificate dunque
e portate Dio nel vostro corpo! » (1 Cor. 6, 15 ss.).
Qui si aprirebbe una delle grandi lezioni
sull’antropologia (cioè sulla scienza dell’uomo) propria del cristianesimo, con
il suo tremendo ricordo della disfunzione prodotta dal peccato originale,
ereditato anche nelle sue conseguenze da ogni vita umana che viene al mondo, e
con l’esperienza, che tutti possono avere, del disordine interiore delle
facoltà umane, fra le quali prime a dominare, se non contenute, sono quelle del
corpo, quelle che di solito sono classificate col termine di concupiscenza,
donde una vitalità difforme dalla legge morale. E sarebbe proprio in questo
primo campo della nostra vita che dovrebbe applicarsi quello sforzo di
rinnovamento spirituale e morale, al quale la tromba dell’Anno Santo ci chiama.
E con quanta ragione! Proprio perché la
dottrina circa la vita umana oggi è profondamente turbata. Spenta, o repressa
la coscienza della nostra obbligazione morale in ordine ad una sovrastante
(immanente cioè, e trascendente insieme) legge divina, viene meno quel timore
di Dio, che la Scrittura definisce principio della sapienza (Prov. 1, 7;
Ps. 110, 10; Sir. 1, 16); e allora si oscura la differenza fra il
bene ed il male; la permissività appare come una liberazione dalle norme severe
e sapienti (ora da troppi qualificate « tabù », cioè miti superstiziosi), che
dànno alla condotta limiti ragionevoli ed energie rinascenti, e all’uomo
un’onestà degna di lui e un carattere capace d’ogni confronto sociale; il
criterio della vita diventa fatalmente il piacere, la comodità, l’egoismo, la
passione, l’istinto .... ed il livello della dignità personale fin dove
discende? Tutti siamo d’accordo nel ritenere che l’uomo ha bisogno e diritto ad
un suo sempre nuovo sviluppo; ma quale sviluppo ? Spontaneo e istintivo,
sciolto da regole esteriori, come ha insegnato e tuttora fa scuola Rousseau,
supponendo buona ed intatta la natura umana? Ovvero ha bisogno d’una
formazione, che tenga conto della necessità d’una educazione non solo spontanea
ed istintiva, ma terapeutica, in ordine al guasto esistente nell’uomo per la
triste eredità di Adamo, e modellata secondo un autentico tipo di uomo, quale
Cristo, e per di più Cristo crocifisso (Cfr. Gal. 5, 24), propose e
promosse per dare alla nostra vita la sua vera statura, la sua superiore
perfezione, il suo titolo alla felicità escatologica ed eterna?
Qui ci fermiamo. Ma voi sapete quanto si
estenda l’esame circa il rinnovamento spirituale e morale, a cui l’Anno Santo
vuole educare quanti ne fanno davvero un atto di « conversione », e non solo
occasionale e momentanea, ma tale da imprimere nella vita odierna una sincera
impronta cristiana (Cfr. [link] Gaudium
et Spes, 12). Procuriamo di difenderci dalla facile
corruzione morale che dappertutto ci assale; e non ci basti ad immunizzarci la
cura di Mitridate, cioè l’assuefazione, ma l’arte propria della pedagogia
cristiana, quella di conservarci « santi ed immacolati . . . nella carità »,
come ancora ci esorta l’Apostolo (Eph. 1, 4; 5, 27).
Questo il nostro voto, con la nostra
Benedizione Apostolica.
Rivolgiamo ora un cordiale saluto
al numeroso gruppo di militari italiani, convenuti a Roma per celebrare l’Anno
Santo, ed accompagnati all’odierno incontro col Papa dall’ordinario Militare
Monsignor Mario Schierano e dai loro zelanti Cappellani.
Ci fa molto piacere che voi stessi
abbiate spontaneamente chiesto di poter compiere questo pellegrinaggio: ciò
basta da solo a manifestare i sentimenti, che vi animano, di fede aperta e
convinta, di coerenza cristiana. E sappiamo altresì che vi siete ben preparati
a tale atto di pietà e di penitenza, con la consapevolezza che il Giubileo,
nelle sue finalità spirituali di rinnovamento e di riconciliazione, deve
coinvolgere tutta la nostra vita nei suoi molteplici rapporti con Dio e con i
fratelli.
Noi vi auguriamo che la sosta riflessiva
e orante, presso i trofei degli Apostoli e dei Martiri, sia per voi feconda di
generosi propositi: quelli di fondare la vostra vita su solide convinzioni
religiose, etiche e civili.
A tanto vi conforti la nostra
paterna benedizione, che estendiamo di cuore a tutti i vostri cari.
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