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TESTO DELL'UDIENZA
Fratelli e Figli carissimi!
Vi sono momenti, vi sono luoghi in cui le cose
parlano per chi sa ascoltare. Quali momenti e quali luoghi? quei momenti e quei
luoghi, che si fanno voce d’un significato spirituale. Questo momento, ad
esempio, questo luogo. Che cosa ci dice questo momento? che cosa ci dice questo
luogo? Essi ci dicono con una prima evidenza sensibile la singolarità di questa
assemblea. Ce lo dicono per il fatto che ora qui noi siamo molti, che noi siamo
spontaneamente riuniti, che noi siamo diversificati dalle nostre rispettive
differenti origini, - chi viene da un Paese, chi da un altro -, e che perciò
esiste fra noi il distacco naturale, ma che sa un po’ di amarezza, della
diversità delle lingue, rese ostacolo più che veicolo alla mutua comunicazione,
la quale, com’è chiaro, è nell’intenzione profonda d’un’assemblea come questa,
la quale pretende, niente meno, di farci tutti eguali, tutti amici, tutti
fratelli; di darci cioè, dapprima sensibilmente, e poi spiritualmente
l’esperienza felicissima, umanissima, cristiana in una parola, d’essere tutti
una cosa sola, una famiglia sola, un corpo solo, cioè d’essere « Chiesa ».
Chiesa vuol dire riunione; anzi pretende di significare unità. Potremmo
fermarci a questa prima conclusione dell’atto di coscienza ispirato dalla voce
sensibile del momento presente e del luogo in cui siamo: noi rappresentiamo uno
spettacolo di unità, risultante non solo dalla simultanea presenza, ma ben più
dai motivi, dai sentimenti, dagli animi, che qui ci riuniscono.
Potremmo attribuire a una riunione come questa una ben
nota frase biblica: « quanto è bello, quanto giocondo che dei fratelli si
trovino insieme! » (Ps. 132, 1). Potremmo aggiungere l’eco d’una
reminiscenza che ci viene dagli antichi maestri del costume cristiano; scrive,
a proposito delle prime comunità ecclesiali, Tertulliano: « Vedi come si
vogliono bene gli uni e gli altri » (TERTULLIANI Apol. 39, 7). E con
questa testimonianza tante altre; quella di S. Agostino, ad esempio: « Tu,
Chiesa cattolica verissima madre dei Cristiani ... egli scrive, congiungi
fratelli a fratelli con il vincolo della religione, più stabile e più stretto
che quello del sangue! » (S. AUGUSTINI De moribus Eccl. cath. 1,
62-63: PL 32, 1336).
Ecco, Fratelli e Figli, inaugurato fin da questa vita
terrena il mistero nel quale si consumerà il supremo disegno di Cristo, quello
della palingenesi dell’umanità, regno di Cristo dapprima, nel regno di Dio alla
fine, il disegno dell’unità: « che tutti siano una cosa sola » (Io. 17,
21).
L’unità, l’unità è il traguardo del cristianesimo durante
il tempo, il vertice del disegno della salvezza per l’eternità. E la Chiesa
altro non è che la costruzione di questa unità dell’umana famiglia, nella
stess’a fede, nella medesima carità, unità ideata dal Padre, edificata da
Cristo, per virtù dello Spirito santificante e unificante.
L’Anno Santo, specialmente nell’atto penitenziale e
restauratore del Giubileo, è una celebrazione di questa unità reale e
misteriosa, nell’umile e generoso sforzo di rinsaldare il duplice vincolo della
nostra riconciliazione, prima con Dio, poi con i fratelli; con quei fratelli
innanzi tutto, che già appartengono e compongono il mistico edificio della
Chiesa. Oh! permetteteci di chiedervi se a voi è giunta questa nostra «
Esortazione apostolica », che abbiamo rivolto a questo proposito, cioè allo
scopo di ricomporre la riconciliazione, la vera fratellanza, la concorde
collaborazione, l’autentica comunione dentro la Chiesa? Non sarebbe
contraddetta nei suoi termini costituzionali una Chiesa che non fosse
intimamente unita in seno a se stessa?
Cara nostra Chiesa! alle sempre aperte e dolenti
lacerazioni, causate dal molteplice distacco storico di grandi e venerabili
membra dell’unico Corpo mistico di Cristo, che è appunto la Chiesa, quale Egli la
concepì e la volle (Cfr. Io. 13, 34-35; 15, 12), oggi ella, la Chiesa
cattolica, ha sentito aggiungersi acerbe ferite, interiormente inferte da
alcuni suoi figli contestatori, si dicano essi conservatori o innovatori, i
quali, abusando di arbitrari criteri restauratori o pluralisti, non hanno
giovato ad una positiva edificazione della Chiesa medesima, nella verità e
nella carità, cioè nel mistero della sua unità, immemori forse delle imploranti
parole dell’Apostolo: « Vi esorto, o Fratelli, per il nome del Signor nostro
Gesù Cristo, che diciate tutti la stessa cosa, e non vi siano tra voi delle
scissioni, ma siate uniti in uno stesso pensiero ed in uno stesso sentimento »
(1 Cor. 1, 10; 12, 25; Rom. 15, 5). Ha prevalso in alcuni l’opinione
personale, e forse egoista, sul pensiero dichiarato della Chiesa, esautorandone
la stima presso gli stessi suoi figli, e presso coloro che le sono estranei
(Cfr. Col. 4, 5; 1 Thess. 4, 12), scoraggiando così le vocazioni
ecclesiastiche e religiose, rallentando la sua spinta missionaria, e
compromettendo la sua attitudine alla conversazione ecumenica convincente ed
efficace.
Oh! Fratelli e Pellegrini a questa basilica, che
custodisce la Tomba dell’Apostolo San Pietro, « principio e fondamento ... dell’unità
e della comunione » ( [link] Lumen Gentium,
18) della Chiesa, da Cristo su di lui fondata, riconfermiamo in
noi il sentimento ed il proposito della riconciliazione (Cfr. Rom. 5,
11), come ci esorta l’altro Apostolo san Paolo, « nello sforzo di
conservare l’unità dello spirito nel vincolo della pace » (Eph. 4, 3).
Questa è la voce che si effonde, per chi la sa ascoltare, in quest’ora felice e
in questa sede parlante.
Con la nostra Benedizione Apostolica.
Salutiamo con particolare affetto i pellegrinaggi di
numerose diocesi italiane, presenti stasera a questa Udienza. Li nominiamo a
uno a uno: sono i gruppi di Piacenza, di Pontremoli, di Teramo e Atri, di
Rieti, di Velletri, di Benevento, di Brindisi e Ostuni, di Lecce, di Piazza
Armerina. Sono antiche e venerate Sedi episcopali, il cui solo nome ricorda
monumenti insigni di storia e d’arte cristiana, elette figure di Santi,
generazioni intere di credenti. Fratelli e figli, che la vostra celebrazione
del Giubileo sia per tutti voi un nuovo incoraggiamento a ravvivare la fiaccola
della fede, che avete ricevuto dal passato, e a tramandarla, ardente e
luminosa, ai vostri figli. È l’augurio che vi facciamo con grande affetto,
assicurandovi che pensiamo a voi e ai vostri cari, preghiamo per tutti, mentre
impartiamo l’Apostolica Benedizione.
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