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| Vittorio Alfieri Merope IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena 1 MEROPE. Merope, a che pur vivi? Omai più forse tu non sei madre. - A che tre lustri in pianto ho in questa reggia di dolor trascorsi? suddita a che d'un Polifonte infame, dove sovr'esso io già regnai? d'un mostro, che il mio consorte, e due miei figli, (oh vista!) mi trucidò su gli occhi... Uno men resta, di sventurate nozze ultimo pegno; quel ch'io serbava alla vendetta, e al trono; sola speranza mia; sola cagione del mio vivere... O figlio, a che mi valse l'averti a stento dal crudel macello sottratto io stessa?... Ahi giovinetto incauto! Ecco or ben l'anno, che il segreto asilo ch'ei certo aveva a Polidoro appresso, abbandonò... Quell'infelice vecchio, che quasi padre gli è, d'Elide muove già da sei lune, e tutta Grecia scorre di lui cercando: e più di lui non odo, né del figliuolo: oh dubbio orrendo!... Io deggio, per più martìre, in me tener racchiusa sì fera doglia... Uno, in Messene intera, non ho che meco pianga: in su la tomba del mio Cresfonte ritornar pur sempre a lagrimar degg'io... Se non ti sieguo, deh! perdona, o consorte: al comun figlio vissi finor; s'ei più non è... Ma, viene...
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