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| Vittorio Alfieri Merope IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena 1 POLIDORO. Coll'alba io giungo: assai ventura io m'ebbi, che non fui visto entrare. - O fera reggia, dopo tre lustri, io ti riveggo al fine. Pien di terrore io ti lasciava, il giorno che fra mie braccia in securtà traeva del mio buon re l'unico figlio, il sacro avanzo del suo sangue: ma, compreso di ben altro terrore or torno... Ah! questo, pur troppo è questo di Cresfonte il cinto! Questo è il fermaglio suo; sculta d'Alcide evvi l'impresa: in man l'ebb'io per anni ben sette e sette. Or venti lune appunto compiono, al fianco io gliel cingeva, io stesso. Ahi sconsigliato giovinetto! udirmi tu non volesti; a' miei canuti avvisi sordo... Ecco il frutto!... Oh mal vissuti giorni per me! Da un anno io ti perdei; già indarno di te vo in traccia da sei lunghi mesi; ed or, qui presso alla natal tua terra, del fiume in riva, per sentier romito, trovo tue spoglie in un lago di sangue? Oh me infelice!... Or, che farò?... Ma pria veder Merope spero. Ah, voglia il cielo, pria che al tirano, appresentarmi a lei! Null'altro io bramo. Omai per me che temo? che perder ho, se il mio picciol Cresfonte mi è tolto?... Eppur, chi sa?... Fors'io m'inganno... Forse... Ma come esser può mai?... La madre ne saprà forse... E se nol sa? .. Deh! come potrò mai darle io nuova orribil tanto?... Come tacerla? Oh ciel!... Ma, alcun qui giunge; ascondiamci... Ma no; donna è che viene;... e sola viene;... e parmi,... ed è pur dessa...
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