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Vittorio Alfieri
Merope

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  • ATTO TERZO
    • Scena 2
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Scena 2

POLIDORO.   Regina

MEROPE.                   Oh! Chi m'appella

            qui di tal nome omai?... Chi sei, buon vecchio?...

            Ma che veggio? se' tu?... non m'inganno io?...

            Polidoro?

POLIDORO.   Sì...

MEROPE.                   Parla: il figlio... Arrechi

            a me tu vita,... o morte?

POLIDORO.              ... Al fin ... pur... dunque

            io ti riveggo... Al fine un bacio imprimo

            sulla sacra tua destra.

MEROPE.                              Il figlio, dimmi...

POLIDORO. Oh ciel!... - Parlar qui posso?

MEROPE.                                                      Il puoi per ora;

            non v'ha persona; e sola andarne io soglio,

            pria del sole, ogni giorno, a lagrimare

            , di Cresfonte in su la tomba.

POLIDORO.                                      Oh tomba

            del miglior re, che fosse mai! Deh, possa

            io spirar sovr'essa!

MEROPE.                              Or via, mi narra...

            tremar mi fai... Perché indugiar? sì mesto

            perché ritorni? i passi suoi spiasti?

            rintracciato non l'hai? Parla: or sei lune

            son, che partisti d'Elide; ed or l'anno,

            che ogni giorno io mi moro.

POLIDORO.                          Ahi me infelice!

            pensa qual pianto è il mio... Tu non ne udisti

            mai dunque?...

MEROPE.                   No... Ma tu?...

POLIDORO.              Trascorsa ho mezza

            Grecia; all'antico fianco lena porse

            l'amor, la speme, il gran desio: Cillene,

            Olimpia, Pilo, Argo, Corinto, Sparta

            io visitai, con altre città molte;

            né indizio pure ebbi di lui: l'ardente

            sua giovinezza, e i generosi spirti,

            chi sa fin dove lo spingeano! - Ah figlio!...

            troppa in te di vedere era la brama,

            d'apprendere, d'andare: o degna prole

            del grande Alcide, il mio tugurio vile

            non ti capea. Benché del tutto ignoto

            fossi a te stesso, ogni tuo senso, ogni atto,

            pur ti svelava...

MEROPE.                   Oh quai diversi affetti

            al tuo parlar provo ad un tempo! Ah! dove,

            dove sei, figlio?... E il ver mi narri? ei degno

            crescea degli avi?

POLIDORO.              Degno? Oh ciel! più ardita

            indole mai, più nobil, più sincera,

            più modesta io non vidi: e di persona

            sì ben formato; e sì robusta tempra;

            e così maschio aspetto; e corumano: -

            e che non era in te? Di mia vecchiezza

            sollievo solo; in te vivea l'antica

            mia consorte; in te solo anch'io viveva:

            ben altro a noi, che figlio... Ah! se tu visto

            fra noi lo avessi!... Quasi in cor sentisse

            gli alti natali suoi, con dolce impero

            ei ci reggeva a voglia sua: ma sempre

            eran sue voglie e generose, e giuste. -

            Ah! mio figliuol, rimembrar non ti posso,

            senza che il pianto dagli occhi trabocchi.

MEROPE. ... E me pur fai tu lagrimare a un tempo

            di gioia e di dolore. Oh cielo!... e quando

            il rivedrò? deh, quando?... O figliuol mio,

            degg'io saper tuoi pregi tanti, or mentre

            saper non posso ove ti aggiri?

POLIDORO.                          Oh! quanta,

            qual pena m'era il non poterti mai,

            fuorch'ei vivea, far nulla intender d'esso!

            Ma periglioso era il fidarsi: appena

            il convenuto segno osai mandarti,

            per farti udir ch'ei me lasciato avea,

            e ch'io poscia il cercava.

MEROPE.                              Ahi segno infausto!

            ah, giunto mai tu non mi fossi!... Io pace

            mai più non ebbi da quel ... Che dico?

            pace?... Ah! non sai... Dubbi e terrori orrendi

            a mille a mille, e false larve, o vere,

            m'agitan sempre. Al sonno io più non chiudo

            palpèbra mai: ma se natura, vinta

            pur da stanchezza, un cotal po' richiama

            a quiete i miei sensi, orridi sogni

            più mi travaglian, che le lunghe veglie.

            Or lo vegg'io mendico andarsen solo,

            inesperto, in balìa di cieca sorte;

            sotto misere spoglie, a scherno preso

            dai grandi alteri, e di repulse infami

            avvilito... Oimè misera!... Or lo veggio

            di mar fremente infra l'onde mugghianti

            presso a morire; or di servil catena

            carco le mani e i piè; da rei sicari

            ora assalito, e straziato, e ucciso...

            Oh ciel!... mi balza ad ogni istante il core;

            a ogni uomo ignoto, che di ria fortuna

            provato ha stral, penso ch'è il figlio; e tremo

            e il credo, e agghiaccio: e d'un martìr non esco,

            se in un peggior non entro. - Il crederesti?

            Un giovinetto, che del fiume in riva

            ieri in privata rissa ucciso cadde,

            poi fu nell'onda per timor scagliato

            dall'uccisor, turbò miei spirti; e ancora

            li turba. Era straniero...

POLIDORO.              Ucciso?... Ieri?...

            Straniero?... in riva?... Oh ciel!...

MEROPE.                                          Ma che! tu tremi?

            Dimmi,... forse il mio dubbio?... Oimè!... tu piangi?...

            impallidisci?... in piè ti reggi appena?...

POLIDORO. - Misero me! che far degg'io? che dirle?...

MEROPE. Fra te che parli? A me parla. - Che pensi?

            che sai? che temi? Udir vogl'io: deh! trammi

            di dubbio; su...

POLIDORO.   Parlar non posso;... e voce...

            mi manca,... e lena...

MEROPE.                              Inorridisco... Ardire

            già più non ho di chiederti... Ma, il voglio;

            sapere il vo'. Che più rimango in vita,

            se madre omai non sono? Or di'; tu il sai,

            l'ucciso...

POLIDORO.   Io nulla so.

MEROPE.                              Parla; l'impongo.

POLIDORO. ... Donna,... conosci... questo... cinto?

MEROPE.                                                                  Oh vista!

            di fresco sangue egli è stillante?... Oh cielo!

            è di Cresfonte il cinto... Intendo... Io... manco...

POLIDORO. ... In riva al fiume, al raggiornare, or dianzi

            io 'l ritrovava sepolto nel sangue:

            uom fuvvi ucciso; ah! non v'ha dubbio; egli era

            il figlio tuo.

MEROPE.       ... Qual morte!... Oh rio destino!...

            Ed io vivo? - Ma tu, così guardasti

            un tanto pegno? Ahi folle! in chi riposi

            mie speranze, mia vita? al di lui fianco

            forse tu starti non dovevi sempre?

            Qual ferro lui potea svenar, che pria

            tua lunga i util vita non troncasse?

            me servivi così? così l'amavi?... -

            Ma, oimè! tu piangi? e non rispondi? Ah! colpa

            del fato è sol; deh! mi perdona: io sono

            madre... Ah no! più nol son... Morire...

POLIDORO.                                                  Io merto,

            misero me! tutto il tuo sdegno... Eppure

            sa il ciel, s'io colpa...

MEROPE.                              Ah! mel diceva il core...

            in quella notte orribile, che in braccio

            io tel ponea:... mai più tu nol vedrai...

            Con sue picciole mani ei mi avvinghiava

            sì strettamente il collo; oh ciel! parea

            quasi il sapesse, che per sempre ei m'era

            tolto. - Tre lustri in rio timor vissuti,

            in pianto, in vana speme, ove son iti?

            Di Polifonte l'odioso aspetto,

            da me sofferto; e tanti affanni e tanti;

            perch'io tutto perdessi a un tratto poscia?

            Ed in qual modo!... E agli occhi miei!... Per mano

            d'un vile... Oimè! di sepoltura privo...

            Figlio, deh! figlio, almen tuo corpo esangue

            dato mi fosse! Infra gli amplessi, e il pianto,

            potessi almen ... sul tuo corpo morire!...

POLIDORO. Ed io,... tre lustri di paterna cura

            vedermi tor così? Misero! io vengo

            a trafiggerti il core... Eppur,... tacerlo

            tel poteva io?

MEROPE.                   Morire; altro non resta...




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