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| Vittorio Alfieri Merope IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena 2 qui di tal nome omai?... Chi sei, buon vecchio?... Ma che veggio? se' tu?... non m'inganno io?... POLIDORO. Sì... MEROPE. Parla: il figlio... Arrechi POLIDORO. ... Al fin ... pur... dunque io ti riveggo... Al fine un bacio imprimo POLIDORO. Oh ciel!... - Parlar qui posso? non v'ha persona; e sola andarne io soglio, pria del sole, ogni giorno, a lagrimare là, di Cresfonte in su la tomba. del miglior re, che fosse mai! Deh, possa tremar mi fai... Perché indugiar? sì mesto perché ritorni? i passi suoi spiasti? rintracciato non l'hai? Parla: or sei lune son, che partisti d'Elide; ed or l'anno, pensa qual pianto è il mio... Tu non ne udisti mai dunque?... MEROPE. No... Ma tu?... Grecia; all'antico fianco lena porse l'amor, la speme, il gran desio: Cillene, Olimpia, Pilo, Argo, Corinto, Sparta io visitai, con altre città molte; né indizio pure ebbi di lui: l'ardente sua giovinezza, e i generosi spirti, chi sa fin dove lo spingeano! - Ah figlio!... troppa in te di vedere era la brama, d'apprendere, d'andare: o degna prole del grande Alcide, il mio tugurio vile non ti capea. Benché del tutto ignoto fossi a te stesso, ogni tuo senso, ogni atto, pur ti svelava... MEROPE. Oh quai diversi affetti al tuo parlar provo ad un tempo! Ah! dove, dove sei, figlio?... E il ver mi narri? ei degno POLIDORO. Degno? Oh ciel! più ardita indole mai, più nobil, più sincera, più modesta io non vidi: e di persona sì ben formato; e sì robusta tempra; e così maschio aspetto; e cor sì umano: - e che non era in te? Di mia vecchiezza sollievo solo; in te vivea l'antica mia consorte; in te solo anch'io viveva: ben altro a noi, che figlio... Ah! se tu visto fra noi lo avessi!... Quasi in cor sentisse gli alti natali suoi, con dolce impero ei ci reggeva a voglia sua: ma sempre eran sue voglie e generose, e giuste. - Ah! mio figliuol, rimembrar non ti posso, senza che il pianto dagli occhi trabocchi. MEROPE. ... E me pur fai tu lagrimare a un tempo di gioia e di dolore. Oh cielo!... e quando il rivedrò? deh, quando?... O figliuol mio, degg'io saper tuoi pregi tanti, or mentre saper non posso ove ti aggiri? POLIDORO. Oh! quanta, qual pena m'era il non poterti mai, fuorch'ei vivea, far nulla intender d'esso! Ma periglioso era il fidarsi: appena il convenuto segno osai mandarti, per farti udir ch'ei me lasciato avea, ah, giunto mai tu non mi fossi!... Io pace mai più non ebbi da quel dì... Che dico? pace?... Ah! non sai... Dubbi e terrori orrendi a mille a mille, e false larve, o vere, m'agitan sempre. Al sonno io più non chiudo palpèbra mai: ma se natura, vinta pur da stanchezza, un cotal po' richiama a quiete i miei sensi, orridi sogni più mi travaglian, che le lunghe veglie. Or lo vegg'io mendico andarsen solo, inesperto, in balìa di cieca sorte; sotto misere spoglie, a scherno preso dai grandi alteri, e di repulse infami avvilito... Oimè misera!... Or lo veggio di mar fremente infra l'onde mugghianti presso a morire; or di servil catena carco le mani e i piè; da rei sicari ora assalito, e straziato, e ucciso... Oh ciel!... mi balza ad ogni istante il core; a ogni uomo ignoto, che di ria fortuna provato ha stral, penso ch'è il figlio; e tremo e il credo, e agghiaccio: e d'un martìr non esco, se in un peggior non entro. - Il crederesti? Un giovinetto, che del fiume in riva ieri in privata rissa ucciso cadde, poi fu nell'onda per timor scagliato dall'uccisor, turbò miei spirti; e ancora Straniero?... in riva?... Oh ciel!... Dimmi,... forse il mio dubbio?... Oimè!... tu piangi?... impallidisci?... in piè ti reggi appena?... POLIDORO. - Misero me! che far degg'io? che dirle?... MEROPE. Fra te che parli? A me parla. - Che pensi? che sai? che temi? Udir vogl'io: deh! trammi di dubbio; su... POLIDORO. Parlar non posso;... e voce... MEROPE. Inorridisco... Ardire già più non ho di chiederti... Ma, il voglio; sapere il vo'. Che più rimango in vita, se madre omai non sono? Or di'; tu il sai, l'ucciso... POLIDORO. ... Donna,... conosci... questo... cinto? di fresco sangue egli è stillante?... Oh cielo! è di Cresfonte il cinto... Intendo... Io... manco... POLIDORO. ... In riva al fiume, al raggiornare, or dianzi io 'l ritrovava sepolto nel sangue: uom fuvvi ucciso; ah! non v'ha dubbio; egli era il figlio tuo. MEROPE. ... Qual morte!... Oh rio destino!... Ed io vivo? - Ma tu, così guardasti un tanto pegno? Ahi folle! in chi riposi mie speranze, mia vita? al di lui fianco forse tu starti non dovevi sempre? Qual ferro lui potea svenar, che pria tua lunga i util vita non troncasse? me servivi così? così l'amavi?... - Ma, oimè! tu piangi? e non rispondi? Ah! colpa del fato è sol; deh! mi perdona: io sono madre... Ah no! più nol son... Morire... misero me! tutto il tuo sdegno... Eppure MEROPE. Ah! mel diceva il core... in quella notte orribile, che in braccio io tel ponea:... mai più tu nol vedrai... Con sue picciole mani ei mi avvinghiava sì strettamente il collo; oh ciel! parea quasi il sapesse, che per sempre ei m'era tolto. - Tre lustri in rio timor vissuti, in pianto, in vana speme, ove son iti? Di Polifonte l'odioso aspetto, da me sofferto; e tanti affanni e tanti; perch'io tutto perdessi a un tratto poscia? Ed in qual modo!... E agli occhi miei!... Per mano d'un vile... Oimè! di sepoltura privo... Figlio, deh! figlio, almen tuo corpo esangue dato mi fosse! Infra gli amplessi, e il pianto, potessi almen ... sul tuo corpo morire!... POLIDORO. Ed io,... tre lustri di paterna cura vedermi tor così? Misero! io vengo a trafiggerti il core... Eppur,... tacerlo tel poteva io? MEROPE. Morire; altro non resta...
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