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| Vittorio Alfieri Merope IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena 3 POLIFONTE. Di nuovo pianto, e inusitate strida io vengo al suo : che fia? - Chi sei tu, vecchio? Che mai recasti? MEROPE. Or via, vieni, o tiranno, di pianto al suon; di pianto, qual già udivi in questa reggia stessa, il dì che morte seguia tuoi passi. O tu, che il cor ti pasci dell'altrui pianto, or godi: al fin del tutto POLIFONTE. Ah! - Rimaneati dunque tiranno tu! creder potevi spento il mio figliuol, poich'io vivea? Qual vita traessi, il sai; sempre a vederti astretta... Sì; vivo egli era; io tel celava; e in petto unica speme io racchiudea, che un giorno qui il rivedrei terrore alto degli empi, fulmin del ciel, vendicator del padre, dei fratelli, di me, del soglio avìto. Se ciò non era, un solo istante io mai udito avria tuoi detti, a me più crudi, quando offri pace ed esecrande nozze, che in minacciarmi aspro servaggio, e morte? POLIFONTE. Tal dai mercede a chi del trono a parte voleati? O donna, io che tiranno m'odo nomar da te, men di te crudo io sono. Sapeva io, sì, vivo sapea il tuo figlio; né m'ingannasti... Ma, per ora io scuso il duol tuo giusto: un dì verrà poi forse... - Ma, certa sei di tal novella? Ov'era questo tuo figlio? e donde vien costui, che messaggero?... Oh! non m'è nuovo affatto mirami fiso; del tuo re Cresfonte spesso m'hai visto al fianco. Polidoro son io: Messene abbandonnai, quand'altri la serva fronte a usurpator piegava. Ravvisami: più bianco è ver ch'io reco dagli anni il crine; e più curvato il tergo; e tinto in morte dagli stenti e angosce il volto: ma pur sono ognor lo stesso. ognor nemico a te più fero. Ho salvo l'unico figlio del mio re: nudrito, educato l'ebb'io; per lui lasciata ho la natal mia terra: e le perdute ricchezze, e onori, e la per lui perduta dolce patria, più a grado era mi assai che ogni alto stato, e l'obbedir tiranno. - Ahi lasso me, che con lui non spirava!... Se del passato aver vendetta brami, di me la prendi: in libertà dolersi Merope lascia; e di mia trista vita, che spenta è omai, me sciogli. Altro non duolmi, che il non poter dar oggi i più verdi anni al sangue de' miei re; ma, tal ch'io l'offro, questo mio tremolante capo, il prendi. POLIFONTE. Pietà mi fai, non ira: assai ben festi d'importi esiglio. A suddito ribelle pena non altra io do. Non del sottratto fanciul, che pur fu generosa l'opra, ma del fin scellerato a che il serbavi, colpevol sei. T'era mestier quel giorno, ch'io sconfissi in battaglia il signor tuo, tormi, quel dì, la vita in campo; o allora morir per lui. - Pure il passato io voglio or del tutto obbliar... Ma, finta nuova non rechi ad arte forse? Or narra, quando, dove, come ei morìa.. a te non basta? anco vederlo forse vorresti? e il vile tuo tremante core rassicurar con tal feroce vista? e una madre veder sul morto figlio sparger pianto di sangue? Or va'; dal fiume, ove onorata no, ma queta tomba egli ha, ritrallo, e in Messene strascìnalo; strazi, cui dar non gli potesti vivo, estinto gli abbia; va'. Quei, che trafitto POLIFONTE. E fia ch'io 'l creda? eri tu seco? di'. Come?... POLIDORO. Pur troppo giungeva io tardi! Ah! me con esso ucciso avria colui. Più nol vid'io... POLIFONTE. Ma come il sai tu dunque? POLIDORO. Ecco; il suo cinto è questo. Spoglia già di Cresfonte; ancor grondante è del suo sangue; che in un mar di sangue colà il trovai: mira; il ravvisa; il crudo tuo sguardo pasci; - Un giovinetto, ignoto, stranier, d'Elide... Oh ciel!... così non fosse, com'è pur desso! fé ten farà. - Ma tu, che qui t'infingi, forse tu il festi ivi svenar... Che forse? dubbio non v'ha. Coll'uccisor tu dianzi tranquillamente favellavi: or donde pietade in te, che pur di lui sentivi, se di crudel desio figlia non era? Ah! sì; tuo messo era colui... Merope, tanto? Io mai nol vidi; il giuro. Se qui celato il tuo figliuol venìa solo, fuggiasco, in menzognere vesti, come saperlo io mai potea? Colui, che il trucidò, come il potea (deh dimmi) ravvisar egli mai, se a lui non meno era ignoto, che a me? Vuoi più? tu stessa dell'uccisor pietade non mostrasti? Nol lasciai forse io teco? a piacer tuo non l'hai tu stessa interrogato? donna dunque non sei del colpo, in questa reggia sta fra tue man quell'uccisore infame: può sol vendetta alcuno istante ancora me rattenere in vita. Or fa', ch'io il vegga vittima tosto cader sulla tomba dell'inulto Cresfonte; ivi l'infida alma spirar fra mille strazi e mille fa' ch'io 'l vegga: ed allora... potrei mercede a chi svenava un vile, che a tradimento a uccider me veniva: ma pur (s'io son qual tu mi tacci, or mira) del mio nemico vendicar la morte io stesso voglio: e ten prometto intera giustizia in breve... MEROPE. Aspra la voglio, e pronta, e inaudita, e terribile: null'altro mai ti chiedei: favore ultimo, e primo, questo mi fia da te... Ma, vero parli?... Non ben mi affido... Sbramar gli occhi miei del sangue tutto di quell'uom feroce... che dico, gli occhi? io voglio a prova, io stessa, ferirlo; immerger mille volte io voglio entro quel cor lo stile... Atroce core, che udia il mio figlio, in voce moribonda di pianto e di pietà, chiamar la madre... l'udiva; eppur nell'onde lo scagliava, forse ancor semivivo; ancora forse tal da potersi trarre dalle orrende fauci di lunga morte... Ed egli, or dianzi a me il narrava; io l'ascoltava; e quasi innocente il credea; quasi pietade, più che l'ucciso, l'uccisor mi fea. - Pietà? scontarla or or saprò: vendetta io ne farò, qual non s'intese mai; io stessa, or or: tu il promettesti; dimmi: l'atterrai tu? POLIFONTE. Qual più ti piace, in breve, vendetta qui ne avrai tu stessa. Ah! possa così il suo sangue entro il tuo cor far scemo l'odio che in sen mi serbi! in lui, deh, tutto possa il tuo sdegno saziarsi! Io volo a disporre ogni cosa: il giusto pianto non vo' per ora io più sturbarti, o donna: ma tosto in parte a rasciugarlo io riedo. - Tu, non lasciarla intanto: in te non biasmo pietade omai: ma della madre or l'abbi, se già ne avesti del figliuol cotanta.
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