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Vittorio Alfieri
Merope

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  • ATTO QUARTO
    • Scena 2
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Scena 2

POLIDORO. Par che Merope alquanto or si racqueti,

            aspettando il tiranno: a quella tomba

            frattanto andrò...

EGISTO.                     Qual voce!...

POLIDORO.                          Ivi i miei voti...

EGISTO. Oh ciel! fia ver? Quel vecchio...

POLIDORO.                                      Ivi mi giova

            versare il pianto...

EGISTO.                     Ah! non m'inganno; è il bianco

            suo crin; suoi passi; i panni suoi... Deh, volgi

            ver me, buon vecchio...

POLIDORO.              Oh! chi mi chiama?

EGISTO.                                                        Ah padre!

POLIDORO. Che veggio? Oh ciel! tu qui? tu vivo? Ahi dove

            ti trovo io mai! deh! ti ascondi. Io tremo...

            misero te!... Perduto sei.

EGISTO.                                Deh! lascia,

            ch'io mille volte pria ti stringa al seno.

            Padre, al certo per me portasti il piede

            entro Messene, ove hai nemici tanti;

            osi per me porti a tal rischio... Oh cielo!

            un figlio empio son io; tanto non merto:

            troppo in lasciarti errai.

POLIDORO.              ... Per lo gran pianto...

            parlar... quasi... non posso... Oimè! t'ascondi...

            fuggi... Tu sei... - Grave periglio è il tuo...

            come in Messene, in questa reggia?...

EGISTO.                                                        O padre,

            tu in mal punto mi trovi: entro la reggia

            sto custodito... Ahi! che mi scoppia il core,

            padre, in doverti confessar, ch'io forse

            alla condanna di supplizio infame,

            come omicida, assai sto presso. Andronne

            fors'anco assolto, che innocente a un tempo,

            benché omicida, io sono... Oimè! qual figlio

            in me ritrovi!

POLIDORO.              Oh inaspettato evento!

            tu forse ucciso hai lo stranier, che in riva?...

EGISTO. L'uccisi io, sì; ma in mia difesa, il giuro.

POLIDORO. Oh fatal sorte!... Oh mie cure paterne!

            Deh, dimmi;... osserva, se nessun qui c'ode.

EGISTO. Per quanto io miri, alma non veggo: il passo,

            onde s'esce della reggia, è ingombro

            di guardie; ma son lungi; udir non ponno. -

            Ma, e che vuoi dirmi, ch'io nol sappia, o padre?

            Ecco, ai piè mi t'atterro: ah! già pria d'ora,

            pentito in core e ripentito, io piansi

            d'averti datomortale angoscia.

            Tutto già so: che non mert'io? Sì dolce

            padre amoroso abbandonnare!... Ah! s'io

            teco un torno a riveder miei Lari,

            mai più, mai più, né d'un sol passo, io voglio

            scostarmene; tel giuro... Oh ciel! l'amata

            madre, che fa?... piange di me;... ben l'odo;...

            la veggio;... e piango...

POLIDORO.              Oh figlio!... Or non sforzarmi

            a lagrimar... Tempo non è... Vorrei...

EGISTO. Or penso: e s'uom qui ti vedesse? a molti

            noto esser dei;... se ravvisato?... Io tremo

            per te soltanto... A che ti esposi?... Ah; meco

            ritratti or dove questa lunga notte

            in pianto trapassai; ch'io vi t'asconda,

            infino a sera almeno. Ah! se il tiranno

            mai ti scoprisse!... e s'ei sapesse a un tempo,

            ch'io ti son figlio!... Vieni: assai mi resta

            di speme ancora: Polifonte acceso

            non è d'ira soverchia; e a me la stessa

            Merope or dianzi ebbi pietosa molto:

            qui di sperar mi lice ancor perdono

            del mio delitto involontario.

POLIDORO.                          Oh cielo!...

            Merope stessa?... a te?... - Breve, ma pieno,

            saria mestier ch'io gli parlassi... Ahi lasso!

            che fo?... che dirgli?... e che tacergli? - Ascondi

            te stesso almeno per brev'ora...

EGISTO.                                            Invano

            il tenterei; cercato io fora; imposto

            m'è l'aspettare. Ma, perché celarmi?...

POLIDORO. Tu mai non fosti in più mortal periglio;

            né in più mortale angoscia stetti io mai.

            Merope stessa ha il tuo morir giurato:

            e Polifonte or ora infra i suoi fidi,

            qui con Merope viene. Ella vuol darti

            morte; uccisor dell'unico suo figlio

            crede Merope te.

EGISTO.                     Che feci? Un figlio

            le rimaneva? un figlio? io gliel tolsi? -

            Ah! vieni, o madre sconsolata; in questo

            perfido cor l'ira tua giusta appaga

            Qual morte, e strazio, e infamia a me non dessi?

POLIDORO. Ma,... del suo figlio... l'uccisor... non sei.

EGISTO. Dunque?

POLIDORO.              Nol sei...

EGISTO.                                Che più? Tal mi crede ella:

            priva è del figlio: al suo dolor sollievo

            fia l'uccidermi; e venga...

POLIDORO.                          Ah no!... Del figlio

            priva non è.

EGISTO.         Ma quel ch'io uccisi... - Io voglio

            a ogni costo vederla; udirla...

POLIDORO.                          Ah!... Fuggi...

EGISTO. Né il vo'; né il posso.

POLIDORO.                          O almen ...

EGISTO.                                            Ma s'io non sono...

POLIDORO. Tu sei... quel figlio, ch'ella estinto piange.

EGISTO. Io? che mi narri? io son?... Non mi sei padre?

            Sangue son io d'Alcide?

POLIDORO.              Oh ciel!... Deh, taci.

            Benché non figlio, a me sei più che figlio.

            Io di qui ti sottrassi; io ti crescea

            sotto il nome d'Egisto; io ti serbava,

            misero me! forse a peggior destino.

EGISTO. Oh a me finora impenetrabil sempre

            profondo arcano! In me non so qual misto,

            incognito, indistinto amor sentiva

            per Merope, in vederla; e in un sentiva

            per Polifonte assai più sdegno e orrore,

            che avessi mai per rio tiranno. Or veggo,

            or rammento, or comprendo. Il nome tuo

            non è Cefiso.

POLIDORO.              È Polidoro. Il nome,

            e in un mio stato a te celai: temetti

            la giovenil franchezza tua: ma come,

            chi preveder potea?... Ma, oh cielo! intanto

            l'ora passa, e fra poco... Ah! s'io potessi

            dire a Merope in tempo...

EGISTO.                                Il ciel, che parve

            presieder solo al viver mio finora;

            ei, che bambino dalla vigil rabbia

            d'assetato tiranno mi sottrasse;

            ei, che a tua vecchia età di cor, d'ardire,

            di forza e lena giovenil soccorse;

            fia ch'or per man della mia madre istessa

            perir mi lasci? - Ed io, prole d'Alcide

            io, se v'ha chi la man d'un brando m'armi,

            forse atterrir mi lascierò da un vile

            tiranno?...

POLIDORO.              Ah giovinetto! altro non vedi

            che il tuo valor; ma il tuo periglio, io il veggo.

            Per lusingar più Merope, e scemarsi

            l'odio di tutti, or Polifonte astuto

            pietade finge del figliuol, che ucciso

            le avria, potendo. Ma, se il crudo in vita

            tornato il vede, in sua feral natura

            di sangue ei torna; e tu sei morto. Ah! lascia;

            ad incontrar Merope volo: io forse

            ancor potrò... Deh! s'io giungessi!...

EGISTO.                                                        Io veggio

            venir ver noi soldati...

POLIDORO.                          Oimè! che miro?

            Merope vien con Polifonte... Ahi lasso!...

EGISTO. E a lor vien dopo un numeroso stuolo...

POLIDORO. Che mai farò?... Statti al mio fianco, o figlio;...

            morire almeno in tua difesa io giuro. -




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