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| Vittorio Alfieri Merope IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena 2 POLIDORO. Par che Merope alquanto or si racqueti, aspettando il tiranno: a quella tomba frattanto andrò... EGISTO. Oh ciel! fia ver? Quel vecchio... EGISTO. Ah! non m'inganno; è il bianco suo crin; suoi passi; i panni suoi... Deh, volgi POLIDORO. Che veggio? Oh ciel! tu qui? tu vivo? Ahi dove ti trovo io mai! deh! ti ascondi. Io tremo... ch'io mille volte pria ti stringa al seno. Padre, al certo per me portasti il piede entro Messene, ove hai nemici tanti; osi per me porti a tal rischio... Oh cielo! un figlio empio son io; tanto non merto: POLIDORO. ... Per lo gran pianto... parlar... quasi... non posso... Oimè! t'ascondi... fuggi... Tu sei... - Grave periglio è il tuo... come in Messene, in questa reggia?... tu in mal punto mi trovi: entro la reggia sto custodito... Ahi! che mi scoppia il core, padre, in doverti confessar, ch'io forse alla condanna di supplizio infame, come omicida, assai sto presso. Andronne fors'anco assolto, che innocente a un tempo, benché omicida, io sono... Oimè! qual figlio in me ritrovi! POLIDORO. Oh inaspettato evento! tu forse ucciso hai lo stranier, che in riva?... EGISTO. L'uccisi io, sì; ma in mia difesa, il giuro. POLIDORO. Oh fatal sorte!... Oh mie cure paterne! Deh, dimmi;... osserva, se nessun qui c'ode. EGISTO. Per quanto io miri, alma non veggo: il passo, onde là s'esce della reggia, è ingombro di guardie; ma son lungi; udir non ponno. - Ma, e che vuoi dirmi, ch'io nol sappia, o padre? Ecco, ai piè mi t'atterro: ah! già pria d'ora, pentito in core e ripentito, io piansi d'averti dato sì mortale angoscia. Tutto già so: che non mert'io? Sì dolce padre amoroso abbandonnare!... Ah! s'io teco un dì torno a riveder miei Lari, mai più, mai più, né d'un sol passo, io voglio scostarmene; tel giuro... Oh ciel! l'amata madre, che fa?... piange di me;... ben l'odo;... POLIDORO. Oh figlio!... Or non sforzarmi a lagrimar... Tempo non è... Vorrei... EGISTO. Or penso: e s'uom qui ti vedesse? a molti noto esser dei;... se ravvisato?... Io tremo per te soltanto... A che ti esposi?... Ah; meco ritratti or dove questa lunga notte in pianto trapassai; ch'io vi t'asconda, infino a sera almeno. Ah! se il tiranno mai ti scoprisse!... e s'ei sapesse a un tempo, ch'io ti son figlio!... Vieni: assai mi resta di speme ancora: Polifonte acceso non è d'ira soverchia; e a me la stessa Merope or dianzi ebbi pietosa molto: qui di sperar mi lice ancor perdono del mio delitto involontario. Merope stessa?... a te?... - Breve, ma pieno, saria mestier ch'io gli parlassi... Ahi lasso! che fo?... che dirgli?... e che tacergli? - Ascondi te stesso almeno per brev'ora... il tenterei; cercato io fora; imposto m'è l'aspettare. Ma, perché celarmi?... POLIDORO. Tu mai non fosti in più mortal periglio; né in più mortale angoscia stetti io mai. Merope stessa ha il tuo morir giurato: e Polifonte or ora infra i suoi fidi, qui con Merope viene. Ella vuol darti morte; uccisor dell'unico suo figlio le rimaneva? un figlio? io gliel tolsi? - Ah! vieni, o madre sconsolata; in questo perfido cor l'ira tua giusta appaga Qual morte, e strazio, e infamia a me non dessi? POLIDORO. Ma,... del suo figlio... l'uccisor... non sei. EGISTO. Dunque? POLIDORO. Nol sei... EGISTO. Che più? Tal mi crede ella: priva è del figlio: al suo dolor sollievo POLIDORO. Ah no!... Del figlio priva non è. EGISTO. Ma quel ch'io uccisi... - Io voglio a ogni costo vederla; udirla... EGISTO. Né il vo'; né il posso. POLIDORO. O almen ... EGISTO. Ma s'io non sono... POLIDORO. Tu sei... quel figlio, ch'ella estinto piange. EGISTO. Io? che mi narri? io son?... Non mi sei padre? POLIDORO. Oh ciel!... Deh, taci. Benché non figlio, a me sei più che figlio. Io di qui ti sottrassi; io ti crescea sotto il nome d'Egisto; io ti serbava, misero me! forse a peggior destino. EGISTO. Oh a me finora impenetrabil sempre profondo arcano! In me non so qual misto, incognito, indistinto amor sentiva per Merope, in vederla; e in un sentiva per Polifonte assai più sdegno e orrore, che avessi mai per rio tiranno. Or veggo, or rammento, or comprendo. Il nome tuo non è Cefiso. POLIDORO. È Polidoro. Il nome, e in un mio stato a te celai: temetti la giovenil franchezza tua: ma come, chi preveder potea?... Ma, oh cielo! intanto l'ora passa, e fra poco... Ah! s'io potessi presieder solo al viver mio finora; ei, che bambino dalla vigil rabbia d'assetato tiranno mi sottrasse; ei, che a tua vecchia età di cor, d'ardire, di forza e lena giovenil soccorse; fia ch'or per man della mia madre istessa perir mi lasci? - Ed io, prole d'Alcide io, se v'ha chi la man d'un brando m'armi, forse atterrir mi lascierò da un vile tiranno?... POLIDORO. Ah giovinetto! altro non vedi che il tuo valor; ma il tuo periglio, io il veggo. Per lusingar più Merope, e scemarsi l'odio di tutti, or Polifonte astuto pietade finge del figliuol, che ucciso le avria, potendo. Ma, se il crudo in vita tornato il vede, in sua feral natura di sangue ei torna; e tu sei morto. Ah! lascia; ad incontrar Merope volo: io forse ancor potrò... Deh! s'io giungessi!... Merope vien con Polifonte... Ahi lasso!... EGISTO. E a lor vien dopo un numeroso stuolo... POLIDORO. Che mai farò?... Statti al mio fianco, o figlio;... morire almeno in tua difesa io giuro. -
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