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| Vittorio Alfieri Merope IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena 5 MEROPE. Oh figlio amato!... unico figlio!... Appena credere il posso... E uccider io ti volli? Io?... Ma nel cor ben mi sentia possente un ritegno inspiegabile... Ma quali duri patti a me il rendono?... Che dico? dolce ogni patto, che il figliuol mi rende. EGISTO. Misero me! Deh, quanto meglio egli era ch'io perissi bambino! O madre, or dove, dove ti traggo!... POLIDORO. Odi, o regina: il vuole necessità fatale. Il fero colpo sospeso è solo or dalla speme iniqua, che nel tiranno entrò d'acquistar tempo, e non si accrescer l'odio. Ove ottenerti sposa ei pur possa, i suoi feroci patti ei ti atterrà per ora: ove tu il nieghi, come a più corto mezzo, al sangue ei torna. Or sì t'è d'uopo, or, se il fu mai, mostrarti madre, e non altro. Di te stessa orrendo sagrificio tu fai; ma il fai pel figlio... MEROPE. Che non farei per lui? Qual dubbio?... POLIDORO. Ma, compiuto ch'ei sia, risorgon molte speranze allor. Finga il tiranno; io spero che il preverremo. I nostri amici antichi vivo appena sapran del loro Cresfonte l'ultimo figlio, che sottrarlo tosto s'ingegneran dal perfido tiranno. E se il vedran, che fia! Nulla lor manca, che un capo... POLIDORO. Sì figlio... Ardisco nomarti ancora dell'usato nome... Tu capo a lor sarai: felice io sento presagio al core; poiché il ciel sottrarti del tiranno al feroce impeto primo dianzi volea. Ma intanto, egli è per ora forza il finger; tu, madre, al patto infame parer venir e di buon grado; il dei: tu, prode, umili modi assumer, tali da trargli, o almen nell'empio re far scema, la diffidenza alquanto; onde con l'armi sue sen trionfi: il dei, se i duri lacci dalla misera madre per te presi EGISTO. Ah!... d'obbedirti io giuro; ma, fin che inerme sto. Guai, se al mio sdegno occorre un ferro. Altro più allor non odo, che il padre estinto, e il valor mio. Donna, concedi, che in tuo come io tosto vada al tiranno; arte è mestier con esso non poca, e indugio niuno. Io finger meglio saprò di te. Ch'io la tua man prometta, deh! mel concedi: in me ti affida; un qualche tempo otterrò, se il posso: ove ei persista in voler oggi l'empie nozze, io spero gran cose in breve dai Messeni. Intanto tu il valor troppo, e tu il grave odio ascondi. Tutto per te l'amor di madre io sento; ma inoltre n'ho di padre il senno, e lunga esperienza: in me si creda. MEROPE. Va' dunque tosto, o mio fedel: disponi di me: col figlio io ritrarrommi un poco.
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