Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Giordano Bruno
Le ombre delle idee

IntraText CT - Lettura del testo

  • Preliminare dialogo apologetico in difesa delle ombre delle idee per la sua invenzione della memoria.
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

Preliminare dialogo apologetico in difesa delle ombre delle idee

per la sua invenzione della memoria.

 

INTERLOCUTORI.

ERMES. FILOTIMO. LOGIFERO.

 

ERMES.- Continua liberamente; infatti sai bene che il sole è lo

stesso e l'arte è la stessa. Lo stesso sole innalza all'onore le

gesta dell'uno, conduce al biasimo le azioni del l'altro. Per la

sua presenza si rattristano i barbagianni notturni, il rospo, il

basilisco, il gufo, esseri solitari, notturni e sacri a Plutone,

invece smaniano il gallo, la fenice, il cigno, l'oca, l'aquila, la

lince, l'ariete e il leone. Al suo stesso sorgere quelli che

operano nelle tenebre si raccolgono nelle tane, ma l'uomo e gli

animali diurni escono per la loro opera . Invita questi al lavoro,

spinge quelli nell'ozio.

Al sole si volgono il lupino e l'elitropia, ma da esso si ritirano

le erbe e i fiori della notte. Innalza i vapori rarefatti sotto

forma di nuvola, invece rovescia a terra i vapori condensati in

acqua.

Ad alcuni distribuisce una luce perenne e continua, ad altri

vicissitudinale. L'intelletto che non erra insegna che esso sta

fermo, ma il senso fallace induce a credere che si muove. Questo

sorge per questa parte esposta della terra ruotante, nello stesso

tempo tramonta per quella posta agli antipodi. Il medesimo

apparentemente gira intorno ai circoli che dicono artici

attraverso le differenze di quello destro e sinistro, ma a molti

altri sembra percorrere un arco che passa al di sopra e al di

sotto. Questo appare più grande alla terra che occupa il punto più

alto del suo giro, ma appare più piccolo a quella regione che

occupa il punto più basso (proprio perché è più distante da esso).

In alcune parti dei semicerchi viene a mancare lentamente, ma in

altre velocemente. Questo risulta più boreale per la terra che si

protende verso l'Austro, ma più australe per la terra che volge

verso Borea. Per coloro che hanno l'orizzonte retto riceve una

latitudine in misure uguali da una parte e dall'altra; ma

disuguali per coloro che lo hanno obliquo.

Il medesimo distribuisce le tenebre, perennemente commisurate alla

luce, agli abitanti della regione posta tra i due paralleli medi

di questa mole; agli altri invece in un determinato tempo. Nel

caso che la divina terra, che ci alimenta con la sua crosta, gli

mostri la nostra fronte, otterrà per noi i suoi raggi obliqui;

retti invece per coloro di cui gli avrà sottoposto la sommità

della testa. Alcuni pianeti (che molti pensano siano animati e Dèi

secondari sotto l'egida di un solo capo), avvicinàti appunto al

sole, ricevono sempre la luce dall'auge o dall'apogeo (così lo

chiamano); invece, gli altri; perché l'hanno di fronte, la

ricevono piuttosto a medie (come le chiamano) latitudini e

intervalli. Quando la luna (che moltissimi tra i filosofi pensano

sia un'altra terra) nel suo emisfero rivolto al sole riceve la

libera luce di tutto quel medesimo, allora la terra, triste per

l'interposizione di quel globo, mostra all'emisfero opposto della

luna la faccia ombrata in direzione del sole.

Perciò il sole, che resta e permane sempre uno e identico si

presenta diverso di volta in volta a alcuni e a altri, dato che

sono disposti chi in un modo chi in un altro. Non diversamente

potremmo credere che questa arte solare sarà di volta in volta

diversa per gli uni e per gli altri.

FILOTIMO. - Per quale motivo, o Ermes, parli fra te? Qual è mai il

libello che hai tra le mani?

ERMES. - E'il libro "Le ombre delle idee", raccolte per una

scrittura interna; sono incerto se debba essere pubblicato oppure

continuare a rimanere nelle stesse tenebre in cui un tempo è stato

nascosto.

FILOTIMO. - Perché mai?

ERMES. - Perché (come dicono) il suo autore si porta nel segno in

cui volgono insieme i Sagittari armati non di un sol genere.

FILOTIMO. - Se in verità tutti dovessero temere e evitare ciò,

nessuno mai avrebbe tentato opere degne e niente di buono e di

egregio si sarebbe mai realizzato. La provvidenza degli Dèi (lo

dissero i Sacerdoti egiziani) non smette di mandare agli uomini

alcuni Mercuri in certi tempi stabiliti, benché sappiano in

anticipo che questi non saranno accolti per niente o saranno male

accolti. Né l'intelletto, come anche questo sole sensibile, cessa

d'illuminare continuamente per il motivo che né sempre né tutti ce

ne accorgiamo.

LOGIFERO. - Io sarei facilmente d'accordo con quegli stessi che

pensassero che le cose di tal genere non devono essere affatto

divulgate: sento che Filotimo ha dubbi a questo proposito; però se

avesse ascoltato con le sue orecchie quelle cose che abbiamo

sentito noi, certamente le getterebbe sul fuoco per bruciarle,

anziché farle pubblicare. Infatti queste fin qui hanno recato al

loro maestro una messe non propizia; ora ignoro cosa mai si possa

sperare per il futuro; infatti, tranne pochissimi che già da sé

possono capire queste cose, per niente potranno dare un giudizio

obiettivo sul le cose stesse.

FILOTIMO. - Senti cosa dice costui?

ERMES.- Sento; ma perché io senta di più, discutete tra voi.

FILOTIMO.- Quindi discetterò con te, o Logifero, e per prima cosa

direi questo: il tuo discorso non è di nessuna persuasione, tanto

che il vigore del tuo ragionamento non valga anzi a confermare

l'opinione contraria. Infatti quei pochi che avranno compreso

questa tua invenzione (e tra questi siamo io e Ermes) la

esalteranno con non piccole lodi; ma coloro che non capiranno

minimamente il discorso, non potranno né lodarlabiasimarla.

LOGIFERO. - Tu dici ciò che dovrebbe essere, non ciò che sarà, è

stato. Molti non comprendendo, per il fatto stesso che non

comprendono, per giunta anche con malanimo, dal quale sono spinti,

raccolgono calunnie contro l'autore stesso e la sua arte. Non hai

forse sentito con le tue orecchie il dottore Bobo, che disse che

non esiste alcuna arte della memoria, ma che essa viene procurata

solamente con l'abitudine e con la frequente ripetizione delle

lezioni, che avviene rivedendo molte volte le cose già viste e

riascoltando molte volte le cose già sentite con le orecchie?

FILOTIMO. - Se questi avesse la coda, sarebbe un cercopiteco.

LOGIFERO. - Cosa risponderai al maestro Anthoc, il quale considera

maghi o indemoniati o uomini di qualche altra specie siffatta

quelli che presentano operazioni della memoria oltre alle solite

volgari? Tu vedi quanto si è incanutito nelle lettere!

FILOTIMO. - Non dubiterei che costui è nipote di quell'asino che

fu salvato sull'Arca di Noè per la conservazione della specie!

LOGIFERO. - E poi il maestro Rocco, archimaestro delle arti e

della medicina, il quale preferisce la mnemonica empirica a quella

teorica, stimerebbe queste cose sciocchezzuole più che precetti

fondati su un'arte.

FILOTIMO. - Non oltre il pitale!

LOGIFERO. - Uno degli antichi dottori disse che quest'arte non può

essere accessibile a tutti, ma solo a coloro che sono forniti di

memoria naturale.

FILOTIMO. - E' il parere di un ultrasessantenne!

LOGIFERO. - Farfacone, dottore in entrambi i diritti e filosofo

erudito, è dell'opinione che quest'arte arrechi più aggravi che

sollievi: e infatti, quando dobbiamo ricordare le cose senz'arte,

ormai siamo obbligati a ricorrere all'arte per ricordare le cose,

i luoghi e moltissime immagini, da cui non c'è dubbio che la

memoria naturale sia maggiormente confusa e impacciata.

FILOTIMO. - Il pensiero acuto di Crisippo dev'essere cardato con

un grande pettine di ferro.

LOGIFERO. - Il dottor Berling disse che dal discorso di costui

anche i più dotti non possono mietere niente, credo perché egli

stesso niente miete.

FILOTIMO. - Sotto quei ricci neppure una castagna?

LOGIFERO. - Il maestro Maines ha detto: anche se piaccia a tutti,

a me non piacerà mai.

FILOTIMO. - Né il vino che giammai gusterà.

LOGIFERO. - Cosa credi che penserà riguardo a questa cosa chi

conosci come tuo amico?

FILOTIMO. - L'inchiostro di seppia aggiunto alla lucerna fa

sembrare Etiopi gli uomini; così pure una mente corrotta da livore

giudica turpi anche le cose indubbiamente belle.

LOGIFERO. - Si racconta che anche l'eccelso maestro Scoppet, di

gran lunga il primo tra i medici di questa nostra epoca, disse

all'autore di mostrargli la sua naturale memoria prima dell'arte

della memoria; ed è incerto se per sdegno o per incapacità quegli

non ha voluto mostrargliela.

FILOTIMO. - Se gli avesse detto: "Mostrami la tua urina prima che

io esamini gli escrementi più solidi", forse il nostro autore lo

avrebbe compiaciuto e trattato in modo più ospitale, urbano e più

conveniente alla sua dignità, al suo ufficio e all'arte?

LOGIFERO. - Cosa diremo del maestro Clyster, dottore medico, che

non è lecito che si accosti al discorso? Infatti non differisce

affatto da quel medesimo che, secondo Aknaldo e Tiberide, sostiene

che una lingua di upupa trapiantata su uno smemorato conferisce, a

chi la porta, una memoria tenacissima.

FILOTIMO. - Aristotele disse: "Suonando la cetra si diventa

citaredo". Se qualcuno trapianterà su questo infelicissimo un

altro cervello dopo avergli tolto quello stesso che ha, forse

medicando diventerà medico.

LOGIFERO. - Anche il dottor Carpoforo, secondo Proculo e Sabino

itacese, disse che la sede della mente e della memoria è distinta

in tre parti.

Infatti tra la poppa e la prua c'è in mezzo la nave la quale,

giacché aperta, quando con la memoria cerchiamo di revocare

qualcosa, da prua a poppa offre accesso allo spirito animato. Del

resto mai fece progressi uno spirito animato, se non sereno,

lucido, chiaro; d'altra parte, lo spirito, ottuso da un'eccessiva

freddezza, inebetisce e illanguidisce la nostra memoria. Invero,

se questa freddezza sarà unita a secchezza, arrecherà veglie

eccessive e insonnia; se sarà unita a umidità, arrecherà il

letargo.

Per allontanare questi mali, sono stati escogitati con arte questi

rimedi: l'esercizio che stimola e eccita i sensi e quasi risveglia

gli spiriti assopiti da una turpe insensatezza e dall'abbandono;

l'accoppiamento moderato; la malinconia scacciata e la letizia

ricondotta dal piacere; una purga di tutti i meati del corpo; lo

sfregamento della testa con un pettine d'avorio e un panno ruvido;

l'uso di vini piuttosto leggeri o annacquati, affinché le vene,

aprendosi per l'ardore del vino, non brucino il sangue;

l'occlusione dello stomaco con cose che procurano naturalmente o

artificialmente la stitichezza, affinché la fumosità, evaporando

dallo stomaco con l'ebollizione del cibo, non provochi il sonno

che oscura la mente e l'ingegno; l'astinenza dai cibi freddi e

umidi, come dai pesci in generale, dal cervello e dalle midolla,

non meno che dai porri scottanti e fumanti, dai ravanelli, dagli

agli, dalle cipolle, che non siano stati consumati dal fuoco;

l'uso di sostanze aromatiche; la pulizia del capo e dei piedi con

la cottura dell'acqua in cui abbiano bollito la melissa, le foglie

d'alloro, i finocchi, le camomille, le canne e simili;

l'esercitazione pitagorica che si tenga nel crepuscolo notturno,

proprio perché giova massimamente alla memoria, alla mente e

all'ingegno.

Queste sono le cose che possono sollevare la memoria, come pure

quelle che Democrito, Archigene, Alessandro e il peripatetico

Andronico affidarono alla testimonianza degli scritti, non codeste

arti futili che si vantano di formare una memoria solida con non

so quali immagini e figure.

FILOTIMO. - Ha concluso il discorso altrui con un proprio raglio;

il venerabile dottore ha sostenuto la parte del pappagallo e

dell'asino.

LOGIFERO. - Il maestro Arnofago, esperto di diritto e di leggi, e

molto lodato, ha detto che ci sono moltissimi dotti che non hanno

quella perizia, ma l'avrebbero se esistesse.

FILOTIMO. - La ragione è una bambina che non mette ancora i denti;

perciò non gli tiriamo un cazzotto.

LOGIFERO. - Il dottissimo teologo e patriarca Psicoteo, maestro

sottilissimo di lettere, dichiara di avere conosciuto l'arte di

Tullio, Tommaso, Alberto, Alulide e di altri autori sconosciuti e

di non avere potuto trarre da loro alcun frutto.

FILOTIMO. - Giudizio di prima tonsura!

LOGIFERO. - E infine, per sintetizzare tutto in una sola parola,

vari uomini hanno varie opinioni; diversi dicono cose diverse;

quante sono le teste, tanti sono i pareri.

FILOTIMO. - E tante le voci. Perciò i corvi gracchiano, i cuculi

fanno cucù, i lupi ululano, i maiali grugniscono, le pecore

belano, i buoi muggiscono, i cavalli nitriscono, gli asini

ragliano. E' turpe, disse Aristotele, essere sollecito a

rispondere a chiunque faccia domande; i buoi muggiscano ai buoi, i

cavalli nitriscano ai cavalli, gli asini raglino agli asini: a noi

tocca nel colloquio fare un qualche esame dell'invenzione di

costui.

LOGIFERO. - Benissimo! Perciò Ermes si compiaccia di aprire il

libro affinché esaminiamo i pensieri dell'autore.

ERMES. - Lo farò con molto piacere. Ecco, leggo la prefazione

dell'opera.

 

"A nessuno (dice) penso che sfugga che sono state pubblicate da

altri molte arti della memoria, delle quali tutte e ognuna

singolarmente, servendosi proprio degli stessi canoni, si trovano

quasi nella stessa difficoltà: per questo noi abbiamo provveduto a

presentare piuttosto i frutti di questa invenzione, con i quali

fosse trattata più seriamente, più facilmente e più agevolmente

una questione tanto illustre, per raggiungere un'arte che si

desidera tanto.

Le scuole più antiche, ricercando una quotidiana esercitazione,

troppo inopportunamente distoglievano gli ingegni più fecondi

dalla prosecuzione di esse e dallo studio: infatti gl'ingegni sono

meno costanti e (per dirla più francamente) più intolleranti

quanto più sono sottili e pronti; alcuni di loro si preoccupano

più di sfiorare tutte le cose che apprenderne fino in fondo una

sola".

 

FILOTIMO. - Mi piace, appunto, di questo autore che non appartiene

alla schiera di coloro che, raccogliendo insieme di qua e di i

pensieri degli altri, per ottenere l'immortalità a spese altrui,

si mettono nel numero degli autori che lavorano per i posteri e,

come la maggior parte di coloro, si presentano dottori di quelle

discipline di cui non hanno certamente alcuna conoscenza e

comprensione; e per giunta molte volte non possono evitare (dopo

essersi adattata addosso alla meglio la pelle del leone con le

invenzioni degli altri) di rientrare abbastanza spesso nella

propria pelle e infine forzare la voce, quando lanciano qualcosa

fuori dal loro fiacco Marte (poiché è facile aggiungere alle

invenzioni altrui), o gettano fuori qualcosa dalla deficienza di

una stupida sensibilità. Quelle cose sono gli arieti delle

incapacità oratorie, le catapulte degli errori, le bombarde delle

sciocchezze, e i tuoni, i lampi, le folgori e le grandi tempeste

delle ciucaggini.

LOGIFERO. - Non pensi la stessa cosa circa i nostri raccoglitori

di poesie e versificatori, i quali, servendosi delle invenzioni,

semiversi e versi altrui, vogliono passare ai nostri occhi al

posto dei loro poeti?

FILOTIMO. - Lascia perdere i poeti. Infatti, come sappiamo che i

re a seconda delle occasioni hanno le mani lunghe, così i poeti a

tempo e luogo sogliono avere voci alte e lunghe. LOGIFERO. -

Parlavo dei versificatori, non dei poeti!

FILOTIMO. - Bene, perciò pochi o nessuno stimerà che la cosa si

riferisca a lui. Ma questo che ci interessa? Basta che

nell'intenzione degli autori ci sia stata la cognizione di

quest'arte.

LOGIFERO. - Non dei poeti.

FILOTIMO. - Ma andiamo avanti: leggi il seguito.

 

HERMES.

 

"Di qui (dice) avendo applicato l'animo a ossequiare alcuni miei

amici, dopo altre arti della memoria di genere diverso, le quali

abbiamo indirizzato privatamente a diversi destinatari e, secondo

i vari indirizzi, abbiamo comunicato ad altri per la loro dignità

e intelligenza, abbiamo composto quest'arte che è preferibile a

tutte le altre per il valore dei princìpi che sono contenuti in

essa e non è da posporre a nessuna in base ai risultati.

In questa prometto certamente un sistema facile e una scienza per

nulla faticosa al posto della prassi, ma un libro per nulla

accessibile a tutti con i suoi pensieri, contro l'abitudine di

coloro che hanno tramandato libri facili e brevi intorno a questa

arte, ma l'arte stessa difficile e prolissa. Pochi eruditi la

comprendano e, poi, con la loro comprensione venga in uso per

tutti; e sia tale che tutti, sia i rozzi sia gli eruditi, possano

facilmente saperla ed esercitarla; e tale che senza una dotta

guida possano comprenderla soltanto quelli ben versati nella

metafisica e nelle dottrine dei Platonici. Questa arte, infatti,

offre il vantaggio che, per quanto è contenuta in termini

difficili, che presuppongono capacità speculative, tuttavia potrà

essere spiegata a ognuno (purché non si tratti di un ingegno

assolutamente ottuso); contiene infatti termini molto appropriati

e massimamente adatti a significare le cose.

Quest'arte non porta a una semplice arte della memoria, ma avvia e

introduce anche alla scoperta di molte facoltà. Inoltre coloro ai

quali sarà dato di coglierne i valori più interni, ricordino: non

la rendano familiare, stando alla sua regale dignità, a

chicchessia senza una selezione e spieghino i suoi canoni

esplicitamente ai singoli, in modo più intenso e più dilazionato a

seconda dei meriti e della facoltà ricettiva di coloro ai quali

deve essere comunicata.

Inoltre, sappiano nelle mani di chi è giunta questa arte: il

nostro ingegno non è tale né da essere legato a una determinata

corrente di filosofia altrui né da disprezzare universalmente

qualunque indirizzo filosofico. Davvero non c'è nessuno che non

teniamo in gran conto tra coloro che si sono appoggiati al proprio

ingegno per contemplare le cose e che hanno costruito qualcosa con

arte e metodo. Non trascuriamo i misteri dei Pitagorici, non

sminuiamo la fede dei Platonici e non disprezziamo neppure i

ragionamenti dei Peripatetici, finché hanno trovato un fondamento

reale. Questo lo diciamo proprio per attenuare la preoccupazione

di coloro che vogliono misurare gl'ingegni altrui con il proprio

ingegno; di tal fatta è quel genere sventurato che, pur avendo

speso la propria fatica troppo a lungo sui migliori filosofi, non

spinse il proprio animo fino al punto di non servirsi, sempre fino

alla fine dell'ingegno altrui; essendo privo del proprio,

tuttavia, bisogna compatirlo più di coloro che, ignorando la

propria povertà, osano cose che non devono osare, e sotto un certo

aspetto (se non vi rimanga per incuria) bisogna anche lodarlo.

Simili uomini, in quanto riempiti di spirito aristotelico (perché

sia lecito ormai vedere i libri sonori e progressivi), quando

udranno o leggeranno "Le ombre delle idee", ormai si appiglieranno

alla parola dicendo che le idee sono sogni o fantasmi. Quando

abbiamo ammesso che è così, si chiede allora se sia conveniente

che ciò che si conforma alla natura corre sotto le ombre delle

idee.Quando invece attaccheranno il luogo dell'anima

raziocinante, "O Giordano," diranno, "ormai tu affermi che l'anima

tesse o fila". Gonfiando le bocche similmente anche in alcune

altre sciocchezze, per una specie di nemico interno saranno

distolti dal partecipare al frutto di questa disciplina. A costoro

vogliamo dire apertamente quanto segue: anche noi, pur essendo

meno dotti, ci siamo applicati nelle stesse cose; allora infatti

ci servivamo (com'era giusto) della fede per conquistare le

scienze. Ma ora che possiamo servirci, con l'aiuto divino, dei

mezzi acquisiti e ritrovati per ulteriori proprie operazioni senza

un giusto rimprovero di contraddizione, se è vantaggioso il limite

platonico e l'intenzione è vantaggiosa, si accettano; se anche le

intenzioni peripatetiche si adoprano per una migliore esposizione

dell'oggetto in questa arte, sono fedelmente ammesse. Similmente

si giudichi delle altre.

Infatti non riusciamo a trovare un unico artigiano che fornisca

tutte le cose necessarie a uno solo. Non sarà lo stesso artigiano,

dico, che fonderà e foggerà l'elmo, lo scudo, la spada, le lance,

i vessilli, il timpano, la tromba e tutti gli altri armamenti

militari. Così l'officina del solo Aristotele e del solo Platone

non basterà a coloro che tentano opere maggiori in altre

invenzioni: anche se talvolta (e per giunta raramente) sembreremo

usare termini non consueti, ciò accade perché desideriamo spiegare

con essi intenzioni non consuete. D'altra parte, ci serviamo in

generale degli studi diversi di vari filosofi per presentare

meglio il proposito della nostra invenzione. Perciò non c'è nulla

che impedisca agli esperti in vari indirizzi filosofici di potere

capire da se stessi facilmente (purché vi prestino attenzione)

questa e altre nostre arti.

Trattiamo quest'arte sotto una duplice forma e via, delle quali

una è sia più alta e generale per ordinare tutte le operazioni

dell'animo, sia anche è principio di molti metodi, con i quali,

come con strumenti diversi, può essere tentata e inventata la

memoria artificiale. Essa consiste in primo luogo in trenta

intenzioni delle ombre, in secondo luogo in trenta concetti

d'idee, in terzo luogo in parecchi collegamenti che possono

derivare da intenzioni e concetti attraverso un industrioso

adattamento degli elementi della prima ruota agli elementi della

seconda. La seconda parte che segue è più limitata a un

determinato modo di acquistare la memoria attraverso l'artificio".

 

 

 




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2008. Content in this page is licensed under a Creative Commons License