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P.
QUINDICESIMA INTENZIONE.
Perciò
cerca assolutamente di non incappare, confondendo il
significato
delle ombre per un'occulta omonimia, in questo genere
di
stoltezza, cioè di pensare, ragionare e giudicare senza
discernimento
intorno alle ombre; infatti quell'ombra, che le
altre
ombre proteggono (per la quale si dice: "Le ombre proteggono
la sua
ombra"), si oppone a quella che si eleva al di sopra
dell'altezza
dei corpi al confine delle intelligenze, per la quale
si
dice: "La sua ombra coprì i monti". Da essa sono tratte e
emanano
quelle cose che producono in noi intelligenza e memoria, e
in essa
infine terminano quelle che salgono verso la luce. Questa
ombra,
o una simile a questa, l'hanno figurata coloro che sono
detti
Cabalisti, poiché il velo, che era allegoricamente o
figurativamente
sul volto di Mosè (Esodo, 34, 33-35), ma
figuratamente
sul volto della legge, non mirava a ingannare, ma a
spingere
avanti ordinatamente gli occhi degli uomini, nei quali si
provoca
una lesione nel caso che all'improvviso passino dalle
tenebre
alla luce.
E
infatti la natura non sopporta un progresso immediato da uno
degli
estremi all'altro, ma con la mediazione delle ombre e con la
luce
adombrata gradualmente. Parecchi hanno perso la naturale
capacità
della vista, avanzando repentinamente dalle tenebre alla
luce:
fino a tal punto essi sono lontano dal raggiungere
l'obiettivo
ricercato. Perciò l'ombra prepara la vista alla luce,
l'ombra
tempera la luce, per mezzo dell'ombra la divinità tempera
e
propina le apparenze che anticipano le cose all'occhio, avvolto
da
caligine, dell'anima che è affamata e assetata. Perciò
riconosci
quelle ombre che non estinguono, ma conservano e
custodiscono
la luce in noi, e per le quali siamo avviati e
condotti
all'intelligenza e alla memoria.
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