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Y.
VENTIDUESIMA INTENZIONE.
Se
chiami l'ombra accidente del corpo da cui è proiettata hai
l'accidente
del solo soggetto da cui eventualmente si separa o cui
ritorna,
o secondo la medesima specie o secondo il medesimo
numero.
Se stabilirai che essa sia accidente di quel soggetto su
cui è
proiettata, ormai la considererai accidente separabile da un
solo
soggetto, tanto che, identico per numero, percorra diversi
soggetti;
come quando per il moto della luce o del cavallo l'ombra
equina,
che veniva proiettata sulla pietra, ora è proiettata sul
legno.
Ciò è contro la proprietà fisica dell'accidente, a meno che
tu non
ti getti in braccio a Scilla dicendo che l'ombra non è
accidente.
Inoltre,
che diciamo delle ombre ideali? Potresti ben intendere
che
esse non sono né sostanze né accidenti, ma una certa nozione
di
sostanza e di accidente. Se a qualcuno piacerà dire che esse
sono
accidenti dell'animo e della ragione, mostrerà, dicendolo,
inesperienza;
infatti non sono atteggiamenti né disposizioni né
facoltà
innate o aggiunte, ma da esse e per esse sono prodotte e
esistono
alcune disposizioni, atteggiamenti e facoltà. Infatti, se
si
esaminano rettamente, la sostanza e l'accidente non dividono
tutto quanto
si dice che sia per l'universo, come solitamente
supponiamo.
Questa considerazione vale non poco per farsi una
conoscenza
razionale delle ombre.
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