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| Angelo Beolco detto Ruzante L'Anconitana IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena prima
GINEVRA Guarda che né per piaza né a l'ostaria ti uscisse di boca che io fusse femina, per quanto hai cara la salute mia; ma dimi in nome de uomo ogni cossa. GHITTA Madonna sí, non vi dubitate, che sarò ben acorta. GINEVRA A ora te lo dissi, dimi «Missier sí», e chiamami patron, e dilmi per nome messer Caco. GHITTA Come voleti che vi chiama? Caca? GINEVRA Caco, Caco, smemorata. GHITTA Caco, madonna? Oh, è troppo bruto nome, è più neto nome Pisso, che Cacco. GINEVRA Taci, per la tua fe', né un né l'altro non mi dire. Tu hai cossí poco cervelo, che, due parole o tre che dicesti, saria scoperta e in eterno vituperata. GHITTA [accennando all'abito maschile della padrona] Vituperata potrai esser più presto in questo abito, perché, per quanto si dice, el Studio è in questa terra, e dotori e scolari, che sono gioveni, più presro li gioveni che le donne rimirano, e, se ti vegono, ti verano drieto, credendo che tu sie un scolaro, per cognoserti o per praticarti. Il che non verria, se in abito di donna fusti vestita, ché crederiano che fusti una matrona di questa città. GINEVRA Taci, bestia, ché in questo abito potremo gir più sicuramente. Al primo, che allo incontro ci vegna, voglio dimandar di loro; facilmente intenderemo, ma voglio fingere ch'io cerchi de un mio fratello, e non de uno amante. E tu guarda di stare in cervello, se sarai adimandata a rispondere. Oh, colui che esce di quella casa, sarà forse buono per informarci. [A Ruzante, che esce in quel mentre dalla casa di Doralice] Ascolta, tu.
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