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| Angelo Beolco detto Ruzante L'Anconitana IntraText CT - Lettura del testo |
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GISMONDO [a Ginevra] Gentiluomo, parmi di avervi altrove veduto, e ho pensato e penso, e finalmente non posso ricordarmi dove. Però diteme, di grazia, chi siete, e la cagione che vi fa cercar di me. GINEVRA Sapiate, grazioso giovene, che io sopra tute le cosse del mondo vi amo, né altro che l'amor che vi porto mi ha condota, femina e peregrina, a sequitarvi in questo abito, come Amor con suo consiglio me ha insegnato. Io son donna, e in Gagieta nata; ma, per alcun caso, che longo saria a ricontare, mi fugi' dal mio patre, e in Ancona divieni moglie de un richissimo giovene, il quale, morendo, non è ancor finito l'anno, mi lasciò di tute le cosse sue richissima posseditrice et erede. Or advene, quando voi capitaste in Ancona, che vi vidi; né prima affissai gli ochi mei ne la luce de[gli] ochi vostri, che mi piaquero somamente, insiemme con le legiadre fatece vostre; e una e un'altra volta riguardandovi, mi pareva, da non so che cossa occulta mossa, che altre volte vi avesse similmente veduto, e come carissimo amico amato. E tanto si formò in me questo pensiero, cheoper sogno credeva avervi altre volte veduto e amato, o che un'altra volta fussemo stati al mondo insiemme, se esser può; e da questo pensiero naque in me un cossí subito e ardentissimo amore, in modo che mi disposi, se per oro si potesse riavervi, non risparmiar denari. E mentre cercava modo di parlarvi, e con il mercatante, avene che con gran presteza vi partiste perciò più crebbe lo amore in me, che che se ne avenisse, [di] sequirvi e tanto operare, che o con furto, o con denari, o con promesse, vi ritornasse in libertà, e dippoi di me farvi signore. Il che mi è successo meglio di quello mi pensai; onde ringrazio Idio, e apresso vi prego che di me vogliate aver pietade, e de lo amor vostro vogliate farmi cortese dono, come io di me e de le cosse mie vi facio, e voglio siate signore. E benché delo amor mio sia stato non legier segno lo avervi sequito, pur, per più vostra sicurtà, in quello che più a grado vi sia mi comandareti, che mi avereti sempre pronta ad obedirvi. GISMONDO [sospira] Eh, eh, ehimè! GINEVRA Ohimè, come sospiraste voi! Vi sono forse nogliose le parole mie? Lo amor mio non vi è a grado? GISMONDO Quando non mi fusse a grado lo amor vostron madonna, né anco la vita mia istessa mi potria esser a grado. Ma sospirai d'altro. GINEVRA Perché sospiraste voi? GISMONDO Per la recordazione che avete fato di Gaieta. Ma, di grazia, non mi negate ch'io sapia chi fu el padre vostro, poiché in Gaieta sète nata. GINEVRA Messer Gabrioto de gli Onesti fu il padre mio, e la madre mia mona Dionora di Neri. GISMONDO Ebbe il padre vostro più figliuoli o figliuole di voi? GINEVRA Sí, ebbe. Un'altra figliuola ci rimase, poi che da lui mi fugi' in Ancona. E intesi quella da un uomo d'arme esser stata levata e guidata via. Dove si capitasse, né il padre né io abiamo mai potuto risapere; per il che per morta è stata pianta. GISMONDO Conossereste voi la sorella vostra, se viva la vedeste? GINEVRA Se la età non l'avesse transformata dagli anni puerili, io mi cregio di tenir dilei tal rememorazione, che facilmente la conoscerei. GISMONDO Poniamo che la ritrovaste. Quanto vi saria a caro? GINEVRA Quanto che aquistar la grazia vostra, signor mio caro, che desidero sopra tute le cosse del mondo. Però che, trovandola, parerà avenire a me come aviene a un peregrino, che solo per un strano diserto camine, e ritrove un suo carissimo amico; che, quanto men sperava di trovarlo, tanto più si ralegra. Perché io son senza alcuno di mei parenti o coniunti al mondo, e mi posso dir sola. GISMONDO Non mi maraveglio che, da celata virtú mossa, cossí grande e subito amor me abiate posto però che el sangue vostro e le carne vostre istesse amate. Io sono la vostra isventurata sorella Isota, da voi come morta pianta, otto anni peregrina andata e tre schiava stata. Lodato Idio, che inanzi la mia morte mi vi fa vedere, e in lieto stato ritrovarvi! [Le due sorelle si gettano le braccia al collo]. GHITTA [a parte] A che è riuscito lo amor de mia madonna, in una sua sorella? Che nuovo caso è questo? Chi racontasse questo esser in Padoa intervenuto, ne saria reputato bugiardo. E pur è cossí in effeto. GINEVRA Ahi, dolcissima sorella, a gran fatica ritengo le lacrime per tenerezza! Andiamo allo albergo, ove recontaremo più ad agio le nostre sventure, e senza rispeto. Oh, quanto di alegreza miè agionta, quanto spero di menar lo avanzo di mia vita lieta, con cossí dolce compagnia come tu! Averò con cui partir li affanni e li piaceri, che mi porgerà la fortuna. [Ginevra e Gismondo-Isotta escono tenendosi teneramente abbracciate]. GHITTA Io mi maraveglia[va] ben che quella gentildonna, che lo aveva fato riscuotere, cossí facilmente lo avesse licenziato. Ma ora mi acorgo perché ella non avea ritrovato el gambo al finochio. [Esce al seguito delle due signore].
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