1.1- Pretesa (irrealistica) e rischio (reale)
La strategia della canalizzazione prevede che le energie istintuali
dell’uomo, ambigue come sono, vengano assunte solo nella misura in cui
assecondino un progetto elaborato dalla ragione. Di conseguenza c’è il
rischio, anche se non fatale, che alcune dimensioni che non rientrino
subito negli schemi di ciò che chiamiamo (o che il singolo chiama) perfezione,
vengano represse, negate e cancellate, almeno intenzionalmente. Ma la pretesa
che l'energia pulsionale sia
immediatamente conforme ai valori, pena la sua eliminazione, sembra
irrealistica e finisce poi per impoverire la vita psichica dell'aspirante
santo. Anche se, di fatto, le forze negate non scompaiono né
cessano di esistere, semmai restano presenti come negate e non accettate.
Detto altrimenti: la loro energia non è più una forza che l'individuo sfrutta e
di cui si serve per vivere i suoi ideali, bensì è come una forza bruta che
l'individuo combatte ma che vuol emergere continuamente e imporsi a modo suo,
rendendo drammatica la vita cosciente e mettendo sempre più in pericolo il
conseguimento dello stesso ideale della perfezione. La vita così si complica
pericolosamente e il modello originale rischia di trasformarsi in modello della
lotta a oltranza e della tensione insopportabile a
lungo andare.
Col risultato, frequente nella nostra storia, che molti aspiranti verso
questo tipo di perfezione a un certo punto non
resistono più alla tensione e a volte passano addirittura all’estremo opposto o
preferiscono lasciarsi andare a una vita mediocre.
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