1.2- Controllore perfetto (ed esausto)
Altra conseguenza o componente più o meno
inevitabile. Quanto maggiore è la forza soggettiva di controllo, tanto maggiore
sarà la minaccia che l'eros e il pathos (i simboli dell'energia istintuale) fanno alla coscienza e che il soggetto stesso
avvertirà con certa angoscia. Alle tentazioni, allora, l'individuo opporrà una
resistenza frontale che pretende buttar via tutto, acqua
sporca e bambino dentro... Ha, infatti, diritto di esistere nella sua
vita solo la dimensione di luce e di bontà, di purezza e di positività. Le
altre dimensioni di ombra, che pure appartengono alla
realtà umana, sono messe continuamente sotto accusa e sotto controllo. Il
modello di questa idea di perfezione cristiana è il controllore
perfetto di tutti i suoi istinti; è uno che persegue inflessibile un ideale
massimale; castiga e reprime la passionalità che si oppone alla virtù; ma deve
sempre ricorrere a un impegno gravoso della volontà, con dispendio notevole di
energia psichica, quel dispendio che rende la persona “affaticata e oppressa” 1.
Quello che fa, il suo stesso ideale di perfezione con tutte le rinunce e
penitenze che comporta, è più un obbligo che si è imposto o che si sente
imposto come un giogo, che non esigenza e conseguenza d'un
rapporto d'amore. Lo vuole con tutta la sua volontà, non importa se non lo ama;
ciò che conta è che si decida a convertirsi, cioè a
cambiare comportamenti, non che ci trovi gusto a lasciarsi attrarre dallo
Spirito o che sperimenti la libertà dell’amore. In tutto questo c'è tantissima
buona volontà e un'intenzione sincera di cui a nessuno è lecito
dubitare, ma probabilmente c'è poca libertà interiore e ancor meno vera e
propria trascendenza di sé (nonostante la tensione verso il superamento
dell'io).
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