2.2- Aspetti positivi
Nel campo poi della formazione sacerdotale e religiosa questa
inversione di rotta, più o meno apparente, ha comunque determinato cambi
anche repentini a livello di concezione teorica e di prassi operativa della
pedagogia formativa. Anche di natura e segno positivo.
Vedi, ad esempio, il recupero della centralità del soggetto a fronte di
quella concezione un po’ massivo-passiva e omologante
del gruppo, che consentiva -a seconda dei casi- d’intrupparsi nel collettivo o
imboscarsi per evitare certi appelli; oppure vedi il rapporto maggiormente
equilibrato tra Grazia e natura, tra doni dello Spirito e doti individuali, un
rapporto che vada oltre il semplice e ormai scontato “la Grazia suppone la
natura”; o, ancora, l’attenzione a tematiche
importanti sul piano psicologico ma con inevitabili riflessi su quello
spirituale, come l’autoidentità, la stima di sé o la stessa
realizzazione di sé; o, infine, la valorizzazione della propria umanità, d’un
certo senso di appagamento personale, di gusto del vivere… erroneamente
ritenuti, da certa concezione della vita spirituale, come estranei o
addirittura contrari a una genuina vita nello Spirito.
In questo ha indubbiamente giovato l’ingresso delle scienze umane nel contesto dei nostri ambiti formativi.
Ma si sono anche corsi rischi notevoli, rischi di errori
di prospettiva, di enfatizzazioni eccessive, di squilibri valutativi, di unilateralismi esasperanti. Con conseguenze anche d’un certo peso. Vediamone alcune, sempre sul piano
formativo sacerdotale e religioso.
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