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P. Amedeo Cencini, FDCC
Dal modello della perfezione al modello dell’integrazione

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  • 2- Modello dell’autorealizzazione
    • 2.5- Dall’autorealizzazione al complesso d’inferiorità
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2.5- Dall’autorealizzazione al complesso d’inferiorità

La cosa buffa e assieme triste è che tutta questa cura nel cercare la propria autorealizzazione non raggiunge alcun realizzazione e finisce per produrre la sensazione contraria, quella di non poter mai acquisire la certezza definitiva della propria positività, come uno che s’abbevera continuamente e ha l’impressione di morire di sete. E così la tensione per la propria autorealizzazione produce o rischia di produrre senso e complesso d’inferiorità.

È sufficiente un po’ di sana psicologia per capire perché: l’essere umano non si troverà mai cercandosi troppo, non soddisferà mai il suo bisogno di stima facendone lo scopo immediato e prioritario del proprio agire, tanto meno illudendosi che dall’esterno, dai risultati delle sue prestazioni o dalle promozioni ricevute sul campo possa venirgli la soluzione d’un problema interno, come quello dell’identità e della realizzazione d’essa. E tanto più se l’essere umano in questione ha scelto di consacrarsi al Dio di Gesù Cristo, a immagine di colui che non ha cercato se stesso e la sua gloria, ma la salvezza degli uomini e la gloria del Padre, realizzando entrambe (e realizzandosi) quando fu elevato da terra, in quella croce che è il vertice misterioso d’ogni autentica realizzazione di sé!

Diciamo che il modello dell’autorealizzazione non s’è certamente “estinto” col periodo immediatamente successivo al Vaticano II, ma è tuttora in …buone condizioni di salute. Ed è importante bensì sottolineare che possiede un notevole potere d’attrazione seduttiva, sostenuto e promosso com’è da una cultura che spinge sempre più nel senso del soggettivismo solipsista, come una tentazione che non risparmia nessuno e, come tutte le tentazioni genuine, è infida e ingannevole, e non si lascia riconoscere come tale… I talenti personali non sono forse dono di Dio da sfruttare? Di fatto è molto sottile il confine tra uso dei doni personali per il Regno e appropriazione narcisista d’essi. L’equivoco dell’autorealizzazione continua ancora, dunque, a confondere mente e cuore di chi è chiamato a consacrarsi a Dio, come una strada senza via d’uscita o un sentiero interrotto. È fondamentale nel tempo della formazione iniziale un chiarimento circa il senso dell’identità e l’indicazione d’un cammino che conduca alla certezza d’una identità sostanzialmente e stabilmente positiva2.




2 Ho trattato ampiamente questo tema in A. Cencini, Amerai il Signore Dio tuo. Psicologia dell’incontro con Dio, Bologna 1999, pp.13-37.






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