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P. Amedeo Cencini, FDCC
Dal modello della perfezione al modello dell’integrazione

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  • 3- Modello dell’autoaccettazione
    • 3.2- Riconoscere la propria creaturalità
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3.2- Riconoscere la propria creaturalità

Accettare e accettarsi vuol dire anzitutto non pretendere di eliminare la propria componente negativa, non presumere di eliminarla con le proprie forze, da un punto di vista credente, e tanto meno ritenere di poter programmare tempi brevi per risolvere ogni problema, al punto di non avvertire più alcun richiamo o stimolo della propria tendenza immatura. Sarebbero tutte aspettative irrealistiche, che mai potrebbero avere riscontro nella realtà.

Il modello dell’accettazione sottolinea l’esigenza di riconoscere nei propri limiti il segno del limite esistenziale, della propria creaturalità, qualcosa che è destinato a rimanere per sempre e che non avrebbe senso combattere con l’intento e la certezza di sradicarlo. Sul piano più propriamente credente il limite può addirittura essere visto come ciò che consente di recuperare la propria identità, come ciò attraverso cui passa il mistero del proprio io; ma è anche ciò che mi mette in ginocchio e mi “costringe” a supplicare Dio perché abbia pietà di me peccatore; infine il limite mi abilita a vivere e convivere coi limiti altrui, senza mai scandalizzarmi, senza ritenermi superiore a nessuno, senza irrigidirmi e fare il duro di fronte alla debolezza del fratello.




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