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P. Amedeo Cencini, FDCC
Dal modello della perfezione al modello dell’integrazione

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  • 3- Modello dell’autoaccettazione
    • 3.3- Rischi e contraddizioni: immobilità e mediocrità
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3.3- Rischi e contraddizioni: immobilità e mediocrità

Ma tale modello nasconde anche un rischio, legato fondamentalmente alla chiusura dell’io dentro di sé e a una lettura solo immanente della propria realtà: il rischio che l’accettazione di sé finisca per provocare una sorta di tacito e pratico assenso alla propria negatività, come un’autoassoluzione sempre più pacifica e tranquilla, o quella che la psicologia moderna chiama situazione di egosintonia, ovvero di progressiva autogiustificazione della propria situazione, con parallela perdita della coscienza penitenziale, o col pericolo di perdere senso di colpa e soprattutto coscienza di peccato (pur essendo diverso il limite psicologico da quello morale), con tutto ciò che tale coscienza significa: dolore, amarezza, pentimento, vergogna, proponimento.... D’altronde nessuno si nasconde che proprio questa è la cultura nella quale viviamo, una cultura sempre più appiattita sull’indifferenza etica, che irride addirittura chi in qualche modo si colpevolizza e non crede a chi si pente; (pseudo)cultura che non sa più distinguere il bene dal maleosa più chiedere rinunce e sacrifici per uscire da una certe abitudini e correggersi. Ricordo in tal senso l’osservazione del rettore d’un seminario regionale: “i miei chierici i primi ‘no’ se li son sentiti dire in seminario…”.

Effetto nefasto di tale cultura accomodante e confusionaria sarebbe, infatti, assieme all’atteggiamento egosintonico nei confronti delle proprie debolezze (opposto a quello egoalieno, su cui torneremo più avanti), la perdita anche della motivazione a cambiare, a convertirsi, con conseguente situazione di stallo, di immobilità a livello psichico e spirituale. A che pro cambiare e convertirsi, infatti, se l’obiettivo, più o meno implicitamente inteso, è l’autoaccettazione, che è tanto più semplice e facile, se ci si sente dire e ripetere che il massimo della vita è “esser se stessi”? Anzi, a volte l’accettazione di sé innesca un processo mentale che va a condizionare persino la coscienza e i suoi giudizi, facendo ritenere lecito o comunque non così grave un certo comportamento.

Conseguenza tanto grave quanto inevitabile, ancorché raramente evidenziata, è la mediocrità. Il modello dell’autoaccettazione rassicura e tranquillizza, non provocamette salutarmene in crisi; e se diventa punto d’arrivo o implicito modello formativo, in pratica chiude qualsiasi cammino in avanti, mette la persona in condizione d’accontentarsi di quel che è e del punto cui è arrivata, la illude di ..esser “se stessa” e la convince che più di così non può, anzi, le fa intendere che sforzarsi potrebbe anche far male alla salute e risultare artificioso

È bene ricordare che ancora oggi l’accettazione di sé viene proposta e indicata, da certa psicologia, come la soluzione di tanti problemi, come punto d’arrivo conclusivo, sembra chissà quale scoperta innovativa e strategica; mentre a volte, sul versante spirituale, viene confusa con l’autentica umiltà, con l’abbandono e la consegna di sé nelle mani di Dio. È importante saper distinguere nel cammino della formazione iniziale: l’autentica accettazione di sé è solo una tappa che apre al coraggio di cambiare e alla prosecuzione del cammino, è in funzione della crescita, non della staticità immobile e passiva. E quanto all’umiltà cristiana non ha nulla a che vedere con l’inerzia e la mancanza d’intraprendenza: l’umile è creativo e ingegnoso, soprattutto perché sa in chi confida e su cui può contare

Se, dunque, il modello della perfezione privilegia l’io ideale col rigore dei suoi obiettivi, mentre il modello dell’autorealizzazione riduce tutto sulla misura delle doti e qualità personali del soggetto, artefice di se stesso, il modello dell’autoaccettazione sembra enfatizzare oltremodo (e rassicurare) l’io attuale senz’alcuna tensione di crescita e conversione, e mostra dunque tutta la sua insufficienza e ambivalenza sul piano formativo.




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