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P. Amedeo Cencini, FDCC
Dal modello della perfezione al modello dell’integrazione

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  • 4- Modello dell'integrazione
    • 4.2- I due dinamismi
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4.2- I due dinamismi

Ma non solo: l'energia accettata e progressivamente liberata rinforza il polo positivo, oggetto dell'intenzionalità conscia. È un movimento duplice: dal centro alla periferia e dalla periferia al centro. Grazie a questo reciproco e dinamismo l'ancoraggio al valore terminale e trascendente rende il soggetto libero di accogliere le altre dimensioni del suo essere, la vitalità che ne riceve diventa mezzo e strumento per vivere più intensamente la passione centrale della sua vita.

Il risultato è il profilo d'un santo, uomo integrato, padrone delle sue energie perché ha faticosamente imparato a tenerle in qualche modo tutte per le redini; capace di tenerezza e di gesti profondamente umani perché non è stato irrigidito dalla razionalità e dal controllo, né è stato deviato da sottili narcisismi e da quelle presunzioni di sufficienza perfezionistica che irridono tutto ciò che è emotivo; capace di desiderare il bene e di lasciarsi attrarre da esso perché non ha ucciso i suoi desideri e la sua capacità di voler bene, magari per la paura di non saper più abbastanza controllare la parte «inferiore» di sé; libero di dare e di ricevere, di amare e di essere amato, di scegliere e rinunciare; di mistica e di ascetica.

Per arrivare a questa integrazione, che non è …data in dono a nessuno né è frutto d'una sintesi semplicemente teorica, bisogna saper riconoscere ed esperimentare gli angeli e i demoni che convivono nella nostra vita. L'integrazione è il frutto di avanzate e ritirate, di ascese e di cadute, di rinunce e di recuperi, fino al punto di cristallizzarsi in un centro forte che tutto attrae e armonizza. Quando il santo si ritiene peccatore molto vile, indegno della salvezza e di Dio, dice la verità, perché parla della dimensione delle ombre, di quei meandri sinistri nei quali abitano incatenati i nostri demoni. In un progetto di santità che tien conto realisticamente d'un certo modello antropologico, in cui l’uomo non è santopeccatore (ma entrambe le cose), essi sono incatenati, ma non morti, e bisogna continuamente integrarli perché la loro forza non sconvolga l’equilibrio di chi è in formazione, ma l’aiuti a crescere in direzione della terra promessa, e cioè della sua propria identità, come Dio lo vuole3.




3 Cf Ibidem, 192-193. Il modello integrativo è sostanzialmente l'idea di fondo del volume di F. Imoda, Sviluppo umano. Psicologia e mistero, Piemme, Casale Monferrato 1993.






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