4.2- I due dinamismi
Ma non solo: l'energia accettata e progressivamente liberata rinforza il
polo positivo, oggetto dell'intenzionalità conscia. È
un movimento duplice: dal centro alla periferia e dalla periferia al centro.
Grazie a questo reciproco e dinamismo l'ancoraggio al valore terminale e
trascendente rende il soggetto libero di accogliere le
altre dimensioni del suo essere, la vitalità che ne riceve diventa mezzo e
strumento per vivere più intensamente la passione centrale della sua vita.
Il risultato è il profilo d'un santo, uomo integrato, padrone delle sue
energie perché ha faticosamente imparato a tenerle in qualche modo tutte per le
redini; capace di tenerezza e di gesti profondamente umani perché non è stato
irrigidito dalla razionalità e dal controllo, né è stato deviato da sottili
narcisismi e da quelle presunzioni di sufficienza perfezionistica che irridono
tutto ciò che è emotivo; capace di desiderare il bene e di lasciarsi attrarre
da esso perché non ha ucciso i suoi desideri e la sua
capacità di voler bene, magari per la paura di non saper più abbastanza
controllare la parte «inferiore» di sé; libero di dare e di ricevere, di amare
e di essere amato, di scegliere e rinunciare; di mistica e di ascetica.
Per arrivare a questa integrazione, che non è
…data in dono a nessuno né è frutto d'una sintesi semplicemente teorica,
bisogna saper riconoscere ed esperimentare gli angeli e i demoni che convivono
nella nostra vita. L'integrazione è il frutto di avanzate
e ritirate, di ascese e di cadute, di rinunce e di recuperi, fino al punto di
cristallizzarsi in un centro forte che tutto attrae e armonizza. Quando il santo si ritiene peccatore molto vile, indegno
della salvezza e di Dio, dice la verità, perché parla della dimensione delle
ombre, di quei meandri sinistri nei quali abitano incatenati i nostri demoni.
In un progetto di santità che tien conto
realisticamente d'un certo modello antropologico, in cui l’uomo non è santo né peccatore (ma entrambe le cose), essi sono
incatenati, ma non morti, e bisogna continuamente integrarli perché la loro
forza non sconvolga l’equilibrio di chi è in formazione, ma l’aiuti a crescere in
direzione della terra promessa, e cioè della sua propria identità, come Dio lo
vuole3.
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