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Una donna che
viene da lontano
È
vissuta due secoli fa, e questo sembra rendere lontana e sbiadita la sua
figura. Cosa può dire alle donne e alle spose di oggi, la storia di una donna e
sposa vissuta in Roma tra la fine del ’700 e gli inizi dell’800? Forse nulla, o
quasi. È troppo distante e lontana. È vissuta in un’epoca che aveva mentalità,
cultura, abitudini troppo diverse dalle nostre. Per i giovani di oggi, le
persone che hanno superato i 40 anni sono già dei “trapassati” o dei
“dinosauri”. Da questo punto di vista Elisabetta è separata da noi da una
distanza stellare!
Eppure
Elisabetta parla con la sua vita, e la sua voce giunge a noi limpida e chiara.
Cambiano gli abbigliamenti, le pettinature, le abitudini delle “ragazze di
buona famiglia” e il bon ton. Ma i
sentimenti non cambiano. L’amore è sempre uguale; e le storie d’amore si
rassomigliano tutte. Sotto il peplo, i cenci della mendicante, gli abiti
dimessi della donna del popolo, i vestiti sfarzosi della regina, gli abiti
firmati o il prêt-à-porter della ragazza di
oggi, il cuore batte sempre allo stesso modo, perché l’amore non ha data. E
anche il tradimento si ripercuote nella vita delle persone sempre allo stesso
modo: con le stesse amarezze e lo stesso senso di morte.
La
storia di Elisabetta Canori è la storia di una donna tradita. Il suo uomo,
Cristoforo Mora, l’aveva conosciuta quando Elisabetta aveva 20 anni e lui 22. Il
giovane e promettente avvocato se ne innamora a prima vista. Lei è bella,
elegante, fine, colta, di sentimenti profondi e di una religiosità sincera
senza bigottismi. La chiede subito in sposa, e pochi mesi dopo, con il consenso
delle due famiglie, sono marito e moglie. Un vero matrimonio d’amore, anche se
venato, da parte di Cristoforo, da un senso di eccessiva possessività
e di accentuata gelosia. Giunge a impedirle di vedere i genitori perché la
vuole tutta per sé; le proibisce di lavorare d’ago perché non rovini le sue
belle mani; e al ritorno dalle feste spesso la rimprovera perché troppa gente
le ronzava attorno. Elisabetta deve essere tutta e solo sua. Dopo pochi mesi
resta incinta, e Cristoforo segue la gravidanza con tenerezza e trepidazione. Nasce
una bimba, ma nonostante le cure del suocero, noto e affermato medico, la
piccola vive solo pochi giorni. È il primo grande lutto che si abbatte su
quella coppia felice. Ma da quel momento la sofferenza entra come ospite
sgradito e indesiderato nella loro casa e vi prenderà stabile dimora: non la
abbandonerà più.
L’idillio
dura appena due anni. Elisabetta si accorge del cambiamento di Cristoforo. Non
è più quello di prima. Chiede spiegazioni; e lui la rassicura: sono
preoccupazioni, nervosismi, assenze causate dalla professione. Ma il suo
intuito di donna – confermato da voci di persone che dimostrano di essere bene
informate su quello che sta avvenendo – le danno la certezza: Cristoforo ha
un’altra donna. La conferma viene nel momento in cui è per la seconda volta
incinta. Per lei è una mazzata. Non sa cosa fare. Tiene per sé il segreto,
pensando che la cosa finisca. Cristoforo ha qualcosa di infantile. La sua possessività e la sua gelosia ne sono una conferma. Ed
Elisabetta si illude che dopo questa sbandata le cose ritorneranno come prima.
Ma Cristoforo sembra letteralmente stregato. Ha incontrato una donna del popolo
che è riuscita a legarlo a sé, e che lo sta portando alla rovina.
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Iniziano
così i primi sette anni di tormenti, di speranze deluse, di attese senza
rientri. Continuano a vivere insieme; e avranno ancora tre figlie, di cui solo
due sopravvivranno. Elisabetta non si arrende: ritorna sull’argomento, discute,
rimprovera, supplica, richiama il marito al senso di responsabilità, moltiplica
le sue attenzioni. Ma inutilmente. Solo una volta, dopo una lunga malattia in
cui Elisabetta ha dimostrato tutta la sua dedizione e il suo amore, Cristoforo
sembra deciso a ritornare alla sua famiglia. Ma è una promessa che non ha
seguito. Appena guarito riprende la relazione con quella donna.
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