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La donna fedele
nel tradimento
Nonostante
questa nuova delusione Elisabetta continua ad essergli fedele e ad amarlo. Ha
capito fino in fondo che cosa significa “sposarsi nel Signore”: sa che Dio le
ha affidato Cristoforo e che lei ha la responsabilità di portarlo a salvezza.
Resiste anche al consiglio del confessore che le suggerisce di separarsi. Non
può abbandonarlo, perché Dio glielo ha affidato. Quando ha promesso di amarlo
per tutta la vita, ha preso sul serio queste parole. E quando le hanno detto
che avrebbe dovuto amare Cristoforo “come Cristo ama la Chiesa”, ha capito che
l’amore va oltre il gusto di stare insieme. È un impegno che non finisce mai:
neppure quando l’altro rifiuta di lasciarsi amare, neppure quando abbandona la
casa e si allontana alla ricerca di nuove avventure, e ama altre donne. Il
modello è quello del Padre celeste, che ama anche quando il figlio decide di
andarsene dalla casa paterna e sperpera tutto il suo patrimonio. È quello che
Cristoforo sta facendo. Elisabetta sa che deve continuare a volergli bene e che
deve lavorare per riportarlo alla sua famiglia e a Dio. Non sa ancora come. Ma
è certa che questa è la missione che Dio le ha affidato. E questa convinzione
la accompagnerà per tutta la vita.
Ma come
può salvare la persona che ogni giorno si allontana sempre di più e che
respinge ogni sua offerta e ogni suo intervento? Oggi sembrerebbe normale
rivolgersi ad un consultorio, o a persone specializzate per chiedere consiglio
o per iniziare con esse una analisi o una terapia d’appoggio, per essere
aiutati a ricostruire un equilibrio interiore e una propria identità nella
situazione del tradimento.
Elisabetta
seguirà un’altra via. O meglio. Sarà Dio stesso a prenderla per mano e a
condurla per una via assolutamente nuova, che la porterà a ricostruire il
rapporto d’amore con il suo Cristoforo.
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