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Una fedeltà nuova per un rapporto nuovo
Dopo
sette anni di tradimento e di inutile attesa, avviene qualcosa che cambia
profondamente la vita di Elisabetta. Giunge al termine della sua ultima
gravidanza. È la quarta in otto anni di matrimonio. Forse lo stress fisico, ma
ancor più la sofferenza morale la fanno cadere in una malattia che la costringe
a letto per nove mesi. I medici non sanno come curarla. All’improvviso sembra
riprendersi e invece ricade in una prostrazione fisica che la porta alle soglie
della morte. Le portano l’estrema unzione e il viatico, perché tutti sono ormai
convinti che non ci sia più nulla da fare se non prepararla al passo estremo. E
invece questa è l’ora dell’appuntamento con Dio.
Dio
aspetta il momento in cui tutto sembra perduto per ricominciare tutto da capo.
Il punto di partenza è sempre il deserto. Anche per Elisabetta. Non ha più
nulla. Il marito la tradisce; due figlie sono morte, e non è in grado di
accudire alle altre due; in casa non conta nulla, anzi le rimproverano di
essere la causa della vita dissoluta del marito; la stessa servitù la deride.
Sembra una donna ormai finita: svuotata e senza futuro, ridotta ad una larva
umana. E invece è il deserto in cui incontra Dio. (La stessa cosa avverrà vent’anni dopo a Cristoforo). La malattia che l’ha afflitta
è misteriosa, come misteriosa è la guarigione. Dio sta iniziando in lei la sua
opera. Elisabetta ha una visione. E in questa visione un dardo infuocato la
colpisce al cuore. Si sente pervasa dalla presenza misteriosa del Dio amante
che riempie totalmente la sua vita. È una gioia che non ha mai provato: un
riflesso della beatitudine stessa di Dio nel suo piccolo cuore di donna. Sente
che Dio la chiama ad una missione particolare e che le è vicino per aiutarla a
portarla a termine. Si abbandona totalmente a Lui, e con Lui inizia il cammino.
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