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Paolo Redi
Elisabetta Canori Mora

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  • Prefazione
    • Sulla stessa strada, verso la stessa mèta
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Sulla stessa strada, verso la stessa mèta

Il cammino di Cristoforo incomincia dopo la morte di Elisabetta. E come è avvenuto per Elisabetta, anche lui incomincia dal deserto di cose e di persone; ma ha il vantaggio di avere davanti a sé l’esempio della sua Elisabetta e dentro di sé la sua presenza invisibile. Non si era lasciato prendere da lei quando era viva. Ora invece Elisabetta può finalmente prenderlo per mano e guidarlo per quella strada che lei per prima ha percorso. Anche le figlie gli stanno vicino, quelle figlie che nel passato aveva trascurato e che la madre aveva continuato ad educare nel rispetto del padre. Una è sposa felice con un bimbo; l’altra è entrata nella vita religiosa. Ad una di esse che lo invitava a regolarizzare la sua situazione con la donna per la quale aveva tradito la mamma per tutta la vita, confida che anche lei è morta. Ora è solo. La decisione di cambiar vita è sincera, anche se è duro cambiare mentalità e abitudini. Si aggrappa col pensiero alla sua Elisabetta e da lei trae forza per restare fedele al proposito di conversione. Porta sempre con sé un suo ritratto e piange al pensiero delle sofferenze che ha fatto patire alla donna che lo ha atteso per tutta la sua vita.

 

Inizia una vita di preghiera e di penitenza. Accetta l’amarezza della solitudine, il vuoto di affetti, l’umiliazione della povertà, la durezza delle rinunce. Per unirsi ancor più alla sua Elisabetta chiederà di essere accolto nel terz’ordine dei Trinitari, per vivere la sua stessa spiritualità. Poco alla volta matura l’idea di farsi religioso. Entra tra i Minori Conventuali. Viene ordinato sacerdote. Vive nell’umiltà, nel nascondimento, nell’ubbidienza. Viene additato come esempio di religioso perfetto e gli vengono affidati i giovani frati per la loro educazione religiosa e teologica. Accetta tutto quello che gli chiedono di fare. Ormai la sua vita non è più sua, ma di Dio. È diventato come Elisabetta, e così diventa finalmente “uno” con lei. Per sempre.

Morirà a 72 anni in concetto di santità. Il suo cammino di conversione è durato quasi quanto il cammino di Elisabetta, vent’anni.

 




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