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UN
AMORE DIFFICILE
Cristoforo
ha arredato un alloggio nel palazzetto dei Vespignani, presso S. Eustachio, con grande gusto ed
eleganza. Profondamente innamorato della moglie, viene ricambiato da Elisabetta
con grande affetto e disponibilità. Una coppia felice.
Elisabetta
conosce bene i suoi doveri di moglie e di donna di casa e anche se il marito le
proibisce qualsiasi lavoro manuale e, quando rientra a casa arriva a
controllarle le mani per vedere se ha adoperato ago e filo, lei di nascosto
lavora, legge e occupa attivamente il suo tempo.
Cristoforo
è un marito squisito ma si rivela presto persona affettivamente immatura:
possessivo e geloso non consente alla moglie nessuna scelta autonoma e la
rimprovera quando scopre che non obbedisce ai suoi ordini. Sopporta persino a
fatica che i genitori di Elisabetta la vadano a trovare e si trattengano con
lei mentre è fuori casa. Elisabetta è a disagio e i suoi genitori capiscono:
per evitare ogni motivo di discussione diradano e poi interrompono le visite
alla figlia. Si accontentano di passare ogni giorno sotto la casa di lei, per
guardarla dalla strada e scambiare un saluto a distanza.
Giovane
brillante e ben introdotto negli ambienti aristocratici, Cristoforo ama il
teatro e i divertimenti, ama soprattutto esibirsi accanto alla moglie, il cui
fascino scatena la curiosità e l’interesse di molti ammiratori. Elisabetta,
ingenuamente, non si accorge degli sguardi e non registra i commenti.
Ma è
Cristoforo che si rende conto del “successo” crescente della moglie. La cosa lo
infastidisce, lo irrita. Diventa ombroso e sospettoso. Le scenate di gelosia
sono all’ordine del giorno.
Durante la
prima gravidanza, uno strano episodio viene a segnare la vita della giovane
coppia. Cristoforo aveva ricevuto in regalo una pistola e la stava mostrando,
una mattina, alla moglie nella camera da letto. Elisabetta, spaventata, lo
prega di scaricarla. Cristoforo l’accontenta ed, eseguita l’operazione, punta
per scherzo l’arma contro la moglie. Una strana voce grida di mirare altrove e,
mentre Cristoforo automaticamente cambia la mira, parte un colpo che raggiunge
il quadro di un crocifisso, a pochi centimetri dalla testa di Elisabetta,
mandandolo in frantumi. Paura, fumo, puzza. Un effetto strano che impressiona
Elisabetta. Nel suo diario annoterà questo “segno” particolare, scorgendovi una
misteriosa indicazione divina.
Nasce una
bella bambina che riporta l’armonia in casa. Per pochissimi giorni. La piccola
non riesce a deglutire e muore. È un dolore terribile per Elisabetta e per
tutti.
Anche una
seconda gravidanza si conclude drammaticamente. Ma ad aggravare il dolore di
Elisabetta è il comportamento sempre più strano del marito. Assente, chiuso in
se stesso, teso più del solito, Cristoforo rispetta le apparenze ma si vede che
non è più lo stesso. Elisabetta non vuole sospettare niente di particolare e si
accontenta delle spiegazioni che riceve, unicamente preoccupata di non fargli
mancare l’affetto e la tenerezza.
In realtà
Cristoforo aveva avviato una relazione con una donna di modeste condizioni, che
lo legherà a sé in una maniera fortissima, costringendolo non solo a tradire
sistematicamente la moglie ma a dilapidare il patrimonio, riducendo sul
lastrico la famiglia.
Quando
Elisabetta viene a conoscere la verità e tenta di discuterne con il marito,
viene aggredita da un Cristoforo infuriato che nega tutto, accusandola di
sfiducia nei suoi confronti.
La nascita
nel 1799 di Marianna non migliora le cose. Cristoforo è ormai in balia
dell’amante, per raggiungere la quale è capace di lasciare la moglie sola a
teatro o nel bel mezzo di un ricevimento con scuse penose.
In casa
Mora gli animi sono agitati. Il fatto diventa, come succede sempre in questi
casi, di dominio pubblico. Il prestigio della famiglia è, in qualche modo,
compromesso. Ma Cristoforo non recede e continua a chiedere soldi ai suoi
genitori, con i pretesti più strani. Si fa di tutto perché il vecchio dottor
Mora non venga a conoscere la vera natura di certi ammanchi di cassa.
Una
situazione insostenibile. Per allentare la tensione, come succede, qualcuno vuole
trovare un capro espiatorio, su cui scaricare la responsabilità della vicenda.
E così si comincia ad accusare Elisabetta di poca - 15 -
attenzione
per il marito, di poca capacità di tenerlo legato alla famiglia, di
incompetenza nell’amministrazione della casa.
Elisabetta
è frastornata e umiliata. Non si rassegna al fallimento del suo matrimonio, fa
di tutto per tenere unita la famiglia e, senza contestare direttamente le
accuse che le vengono rivolte, dimostra il massimo di disponibilità verso suoceri
e cognati.
In
occasione di una grave malattia, che tiene Cristoforo a letto per alcuni mesi,
Elisabetta passa giorno e notte accanto al marito dandogli una straordinaria
prova di amore e di dedizione. I parenti si riavvicinano e l’aiutano, aveva
infatti da badare anche alla figlia. Per un momento spera che quella malattia
possa essere una buona soluzione e che Cristoforo rinsavisca.
Il marito
infatti non può non registrare l’eccezionale risposta di Elisabetta al suo
tradimento. Si commuove, ringrazia. Sembra voler recuperare il suo ruolo e la
sua dignità.
I signori
Mora decidono di mettersi in casa figlio, nuora e nipote, un po’ per ridurre le
spese, un po’ per meglio seguire la convalescenza di Cristoforo o forse per
controllarlo meglio. Elisabetta accetta, anche se è a disagio per non poter
disporre di una casa propria.
Pur
essendo trattata dai suoceri alla pari delle altre figlie, in casa Mora non fa
certo la parte dell’ospite: è attivissima, si accolla i lavori domestici, si rende
disponibile a suoceri e cognate, è affabile con la servitù, partecipa con
disinvoltura a feste e ricevimenti. Non può evidentemente sottrarsi alla
curiosità, spesso cattiva, di parenti e conoscenti che vogliono sapere del suo
matrimonio e dei rapporti con il marito. Soffre e nasconde il suo stato d’animo
con grande dignità.
Il 5
luglio 1801 dà alla luce Maria Lucina ed è una gioia per tutti. Un’altra
occasione per sperare in un ravvedimento, perché Cristoforo sembra felice di
essere nuovamente padre. In realtà è solo più cauto e più bravo nel nascondere
la sua seconda vita: è sempre meno presente in casa, con la scusa degli impegni
di lavoro, e comincia a passare più di qualche notte fuori.
La quarta
gravidanza e il disagio psicologico di un rapporto matrimoniale insostenibile
piegano la resistenza di Elisabetta che si ammala. È giocoforza affidare ad
altri la neonata e, per evitare conflitti tra i parenti, si decide per una
balia di Trastevere. Elisabetta, non appena le forze
glielo consentono, va a trovare la bambina e la trova in condizioni pietose,
sporca, dimagrita e “piena di sfogo”. Si cambia immediatamente balia, ma
Elisabetta ricade ammalata e, questa volta, si teme addirittura per la sua
vita. Le viene impartita l’Estrema Unzione.
Nel diario
essa parla di “febbre putrida maligna”, riferendosi probabilmente ad una grave
malattia infettiva. “Diciannove giorni stetti priva di ogni umano pensiero, ma
il pensiero dell’eternità in cui sicuramente credevo di dover passare, teneva
tutte impiegate le potenze della povera anima mia. Non cercavo rimedio al mio
male, né di sostentare le mie deboli forze, ma solo rivolto il mio cuore al
Signore, Gli domandavo misericordia e perdono; prevenuta dalla grazia,
eccessivo era il dolore dei miei peccati”.
Il verdetto
dei medici non consente illusioni: Elisabetta è condannata. E invece guarisce,
al di là di ogni ragionevole spiegazione medica. Cinque mesi di convalescenza
convincono Elisabetta che “la vita miracolosa che il Signore mi aveva
restituita non doveva essere più mia”. È la scelta radicale: “mi offrii tutta
al mio Signore”. A caratterizzare questa scelta è subito una vita sacramentale
molto intensa: confessione e comunione settimanali e poi, per una felice
intuizione del suo confessore, la comunione tre volte alla settimana. “Di
questa grazia ringraziai affettuosamente Gesù e
Maria: qual profitto mi portò la frequenza della Ss.ma
comunione non posso esprimere”.
Non appena
le forze glielo consentono, Elisabetta si fa riportare la figlia e la trova
pelle e ossa, incapace persino di lamentarsi. La balia si giustifica dicendo
che la bambina rifiutava il suo latte, ma Elisabetta capisce come sono andate
le cose. “Si reca la bimba in seno, chiede un uovo fresco, lo dà a bere alla
figlia che lo sorbisce, e si calma dal suo malinconico lagno”. Determinazione
materna e saggezza pediatrica del tempo.
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