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I
CREDITORI
L’inizio
dell’esperienza mistica coincide con una fase drammaticamente travagliata della
esistenza di Elisabetta.
Suo marito
fallisce e i creditori si avventano sulle restanti risorse di casa Mora per
rifarsi. Elisabetta vende tutto quello che ha per far fronte alle richieste,
camera matrimoniale compresa. Non basta.
Per
evitare a Cristoforo la galera, decide di affrontare i creditori, mettendo da
parte il suo orgoglio di nobildonna. Passa dall’uno all’altro, spiega la sua
situazione, li convince che non possono ottenere più di quello che hanno
ricavato e di risparmiare il carcere al marito.
Tutti
cedono alla sincerità dolorosa e al fascino della sua straordinaria dignità.
Solo uno squallido personaggio tenta di approfittare della situazione
proponendo a Elisabetta un ignobile baratto: il condono dei debiti contro la
sua dignità di donna e la sua fedeltà di sposa. La reazione ferma di Elisabetta
lo disarma. Firma anche lui la quietanza a saldo delle sue spettanze.
Cristoforo
registra questa generosa azione della moglie, ma, stimolato – pare –
dall’amante, continua a impegnarsi in avventate imprese economiche oltre che a
darsi alla bella vita. Sua madre lo copre ostinatamente e giunge ad ingannare
il marito per assecondare il figlio, nella vana speranza di ripianarne le
finanze. Il povero dottor Mora, ormai avanti negli anni, continua la sua
professione fornendo involontariamente i mezzi perché si continui a ingannarlo.
Si limita soltanto a interdire alla moglie la gestione economica della casa,
che viene assunta dalla figlia Maria.
Maria è
una donna dura e prepotente, per niente disposta ad accollarsi il carico
economico della cognata e delle nipoti. Non perde occasione per far loro notare
che sono un peso tal quale e che devono trovarsi qualche altra sistemazione.
Elisabetta
cerca in qualche modo di compensare l’aggravio economico della famiglia e si
accolla tutti i lavori più pesanti. Ormai è ridotta a fare da “cantiniera” e da
“gallinara”, meno considerata dei servi.
Le
bambine, adorate dal nonno, sono sistematicamente maltratte
dalle zie, persino picchiate. Quando il nonno regala loro qualche moneta d’oro,
le zie sono capaci di farsela consegnare, come vile risarcimento delle spese
che sostengono per esse. Elisabetta trova tutto ciò insopportabile, ma non può
far altro che aiutarle a reggere la difficile situazione. Se esse minacciano di
andare a riferire tutto al nonno, le convince a non farlo.
Cristoforo
è del tutto assente, unicamente preoccupato di salvaguardare il rapporto con
genitori e sorelle per estorcere continuamente denaro. Il che non gli impedisce
di esigere dalla moglie abiti in ordine e servizio accurato. Con le figlie
tenta qualche improbabile gesto paterno, ma ormai le ragazze hanno capito che
su di lui non possono contare.
Chiedono
spiegazioni alla mamma, ed Elisabetta ha il suo bel da fare per non
squalificare ai loro occhi l’immagine del padre. Le sue spiegazioni allentano
per un momento la tensione, ma i fatti parlano troppo chiaro perché le sue
figlie si lascino convincere.
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Un giorno,
Maria entra nella stanza della bambine e getta sul letto un paio di scarpette
appena rattoppate, dicendo loro che si tratta degli ultimi soldi che è disposta
a spendere. Umiliate, le ragazze vogliono ribellarsi. Elisabetta deve ricorrere
a tutte le sue risorse dialettiche e al suo grande affetto per assicurarle che
le cose cambieranno e per convincerle ad avere ancora un po’ di pazienza. Il
che comincia a sollevare nelle ragazze qualche dubbio nei suoi confronti. Che
cosa pretende da esse? Perché subire tanti soprusi e ingiustizie quando si
potrebbe vivere bene? Perché la zia Maria si è comprata un abito bellissimo –
pagato una cifra da capogiro – e se ne va in giro a farsi ammirare quando loro
non hanno un vestito decente da indossare?
È dura
convincere delle ragazzine che non è poi così importante vestirsi bene e avere
tanti soldi da spendere, soprattutto quando attorno a loro parenti e conoscenti
non fanno e non pensano ad altro. Elisabetta accetta la sfida, anche sul piano
educativo e oppone la sua visione del mondo, i suoi valori, mettendo in gioco
con coraggio la sua stessa credibilità di madre.
Questo
comportamento può risultare inspiegabile. In realtà Elisabetta si trova in una
condizione che non le offre alternative. La dura legge della realtà si impone a
lei e alle figlie. Ritiene corretto non nasconderla ai loro occhi, tenta solo
di ristrutturarla in positivo, di evitare che distrugga il rapporto tra le
persone. Il che non significa che l’accetti passivamente: pratica e concreta
come sempre, cercherà e troverà una soluzione nel giro di qualche mese.
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