Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Paolo Redi
Elisabetta Canori Mora

IntraText CT - Lettura del testo

  • IL SANTUARIO IN CASA
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

- 33 -


IL SANTUARIO IN CASA

Nell'alloggio di via Rasella la vita è sempre dura. Per non dipendere dalla famiglia del marito, Elisabetta deve lavorare notte e giorno, con risultati economici non sempre soddisfacenti. Pur senza nascondere la realtà, cerca di non far pesare sulle figlie la situazione. Preoccupata che non restino con le mani in mano, invita in casa una signora per insegnare loro a ricamare e a confezionare fiori finti. Per qualche ora di svago, non avendo tempo di seguirle, le affida a due gentili signore di sua fiducia.

Guarito dalla grave malattia che lo aveva colpito, dopo l’attentato, Cristoforo riprende la sua attività legale e sembra deciso a mantenere la promessa di cambiar vita.

Mentre in casa, moglie e figlie non sanno come sbarcare il lunario e sono alla miseria, tra l’aprile e il luglio del 1816 Cristoforo è a Napoli per ragioni di lavoro. I creditori, che gli stavano sempre alle calcagna, pensano ad una fuga e cercano di rifarsi su Elisabetta che non sa più che cosa vendere per ammansirli. In uno scambio di lettere con il marito, lo mette al corrente della situazione disperata. Arriva qualche piccola somma, ma è insufficiente a far fronte alle urgenze.

Finalmente il 7 luglio, l’avvocato rientra senza preavviso a Roma e si presenta a casa. Per la prima volta in vita sua porta in regalo alle figlie due tagli di abito e consegna alla moglie cento scudi. Una bella cifra, per quei tempi. Si fa festa.

La tranquillità però dura poco. Cristoforo è un debole e la sua amante riprende su di lui il sopravvento. Elisabetta si rende subito conto che l’apparente normalità dei comportamenti familiari del marito nasconde nuovamente il tradimento.

È in questi giorni che si presenta in casa Canori-Mora il sacerdote Andrea Felici di Imola che, rispondendo ad un misterioso imperativo, regala ad Elisabetta una miniatura raffigurante Gesù Nazareno. Il quadretto appartiene ad un gruppo di tre opere commissionate per obbedienza ad un giovane penitente, del tutto ignaro di pittura, dal sacerdote di Imola.

Il modo “eccezionale” con cui le viene fatto questo regalo, la finezza spirituale del sacerdote che glielo consegna e soprattutto il soggetto della miniatura – il “Gesù Nazareno” – che rappresenta felicemente uno degli elementi fondamentali della spiritualità e della devozione di Elisabetta caricano il dono di molti significati: la sacra immagine diventa immediatamente il nuovo protagonista della sua vita.

L’alloggio di via Rasella – due camere e uno stanzino al primo piano con cucina, due camere e cantina al pianterrenoera già sfruttato al meglio: Elisabetta aveva ricavato da una delle due stanze più grandi lo studio e la camera di Cristoforo, l’altra l’aveva adibita a camera da letto per le ragazze e aveva riservato a sé lo stanzino. Un vano troppo piccolo per una persona, ma sufficiente per Elisabetta e per il suo “Gesù Nazareno”: lei sa come far posto all’amore.

Modestamente incorniciata ed esposta in una specie di altarino, con qualche “lampadina” e dei candelieri, quella miniatura è una presenza che la rende felice. Il suo amato è venuto da lei. Non se ne staccherà mai più.

Pare che già il giorno successivo la sacra immagine abbia manifestato la sua potenza taumaturgica. Viene a trovare Elisabetta un’amica e le racconta di un poveruomo in fin di vita per una cancrena. Una famiglia sul lastrico. Elisabetta, con una sicurezza e una disinvoltura straordinarie, la invita a pregare davanti al quadretto, prende alcune ciambellette e le mette davanti a Gesù, pregandolo di benedirle. Le consegna poi all’amica con l’incarico di portarle all’ammalato e di fargliele mangiare. E così avviene. Quando i medici tornano per controllare il decorso dell’infezione, trovano il paziente guarito e persino in carne, dopo quaranta giorni di degenza. Si dichiarano disponibili ad attestare il miracolo.

Inizia così il nuovo rapporto tra Elisabetta e il “Gesù Nazareno”. È fatto di preghiera, di filiale confidenza, di una disinvolta fiducia: un vero e proprio rapporto d’amore, con un continuo scambio di sentimenti e di parole. Elisabetta ascolta, chiede consigli, affida al suo Amato Bene anime in pena, peccatori incalliti, persone ammalate, poveri e tutta quell’umanità che viene a contatto con lei, attirata dalle ricorrenti notizie di eventi miracolosi ma anche dalla sua straordinaria personalità.

La casa di Elisabetta si trasforma, in breve tempo, in una insolita meta di pellegrinaggio. È gente del popolo, ma sono anche alti prelati della Curia e noti esponenti della nobiltà romana. Persino Pio VII ritroverà la salute grazie all’acqua che Elisabetta gli farà recapitare, dopo averla messa a contatto con la sacra immagine. Anche Pio IX affermerà in seguito che, da giovane prete, era stato guarito, per le preghiere di Elisabetta, da una strana malattia che lo faceva cadere a terra “come un materasso”.


- 34 -


È però importante osservare come Elisabetta non dia peso più di tanto a quelli che tutti chiamanomiracoli”, travolta com’è dalla sua passione amorosa che le fa pensare come sia del tutto normale che il suo Gesù dispensi salvezza e redenzione. Lei stessa non è stata da lui salvata e redenta?

Intanto sul piano economico le cose migliorano, grazie all’intervento del gentiluomo Giovanni Sala, fratello di un cardinale, che si impegna a passare a Elisabetta e alle figlie un assegno mensile e si assume una specie di ruolo di padre putativo, di promotore della devozione a “Gesù Nazareno” e della santità di Elisabetta.

La miniatura del “Gesù Nazarenoseguirà Elisabetta nei suoi spostamenti a Marino e ad Albano e sarà ovunque oggetto di una straordinaria devozione popolare. E quando, nel 1822, la famiglia Canori Mora traslocherà in un altro alloggio in via Quattro Fontane, vicino alla chiesa di S. Carlo, la sacra immagine troverà in casa una sistemazione più preziosa in un vero e proprio oratorio, con altare per la celebrazione della Messa.

Nella piccola cappella domestica si succederanno sacerdoti e prelati, gente del popolo e funzionari pubblici fino alla morte di Elisabetta. Dopo di allora la potenza taumaturgica della sacra immagine cesserà.




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

IntraText® (V89) Copyright 1996-2007 EuloTech SRL