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Paolo Redi
Elisabetta Canori Mora

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  • Prefazione
    • Una donna che viene da lontano
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Una donna che viene da lontano

È vissuta due secoli fa, e questo sembra rendere lontana e sbiadita la sua figura. Cosa può dire alle donne e alle spose di oggi, la storia di una donna e sposa vissuta in Roma tra la fine del ’700 e gli inizi dell’800? Forse nulla, o quasi. È troppo distante e lontana. È vissuta in un’epoca che aveva mentalità, cultura, abitudini troppo diverse dalle nostre. Per i giovani di oggi, le persone che hanno superato i 40 anni sono già dei “trapassati” o dei “dinosauri”. Da questo punto di vista Elisabetta è separata da noi da una distanza stellare!

 

Eppure Elisabetta parla con la sua vita, e la sua voce giunge a noi limpida e chiara. Cambiano gli abbigliamenti, le pettinature, le abitudini delle “ragazze di buona famiglia” e il bon ton. Ma i sentimenti non cambiano. L’amore è sempre uguale; e le storie d’amore si rassomigliano tutte. Sotto il peplo, i cenci della mendicante, gli abiti dimessi della donna del popolo, i vestiti sfarzosi della regina, gli abiti firmati o il prêt-à-porter della ragazza di oggi, il cuore batte sempre allo stesso modo, perché l’amore non ha data. E anche il tradimento si ripercuote nella vita delle persone sempre allo stesso modo: con le stesse amarezze e lo stesso senso di morte.

 

La storia di Elisabetta Canori è la storia di una donna tradita. Il suo uomo, Cristoforo Mora, l’aveva conosciuta quando Elisabetta aveva 20 anni e lui 22. Il giovane e promettente avvocato se ne innamora a prima vista. Lei è bella, elegante, fine, colta, di sentimenti profondi e di una religiosità sincera senza bigottismi. La chiede subito in sposa, e pochi mesi dopo, con il consenso delle due famiglie, sono marito e moglie. Un vero matrimonio d’amore, anche se venato, da parte di Cristoforo, da un senso di eccessiva possessività e di accentuata gelosia. Giunge a impedirle di vedere i genitori perché la vuole tutta per sé; le proibisce di lavorare d’ago perché non rovini le sue belle mani; e al ritorno dalle feste spesso la rimprovera perché troppa gente le ronzava attorno. Elisabetta deve essere tutta e solo sua. Dopo pochi mesi resta incinta, e Cristoforo segue la gravidanza con tenerezza e trepidazione. Nasce una bimba, ma nonostante le cure del suocero, noto e affermato medico, la piccola vive solo pochi giorni. È il primo grande lutto che si abbatte su quella coppia felice. Ma da quel momento la sofferenza entra come ospite sgradito e indesiderato nella loro casa e vi prenderà stabile dimora: non la abbandonerà più.

 

L’idillio dura appena due anni. Elisabetta si accorge del cambiamento di Cristoforo. Non è più quello di prima. Chiede spiegazioni; e lui la rassicura: sono preoccupazioni, nervosismi, assenze causate dalla professione. Ma il suo intuito di donna – confermato da voci di persone che dimostrano di essere bene informate su quello che sta avvenendo – le danno la certezza: Cristoforo ha un’altra donna. La conferma viene nel momento in cui è per la seconda volta incinta. Per lei è una mazzata. Non sa cosa fare. Tiene per sé il segreto, pensando che la cosa finisca. Cristoforo ha qualcosa di infantile. La sua possessività e la sua gelosia ne sono una conferma. Ed Elisabetta si illude che dopo questa sbandata le cose ritorneranno come prima. Ma Cristoforo sembra letteralmente stregato. Ha incontrato una donna del popolo che è riuscita a legarlo a sé, e che lo sta portando alla rovina.


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Iniziano così i primi sette anni di tormenti, di speranze deluse, di attese senza rientri. Continuano a vivere insieme; e avranno ancora tre figlie, di cui solo due sopravvivranno. Elisabetta non si arrende: ritorna sull’argomento, discute, rimprovera, supplica, richiama il marito al senso di responsabilità, moltiplica le sue attenzioni. Ma inutilmente. Solo una volta, dopo una lunga malattia in cui Elisabetta ha dimostrato tutta la sua dedizione e il suo amore, Cristoforo sembra deciso a ritornare alla sua famiglia. Ma è una promessa che non ha seguito. Appena guarito riprende la relazione con quella donna.

 




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