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| Paolo Redi Elisabetta Canori Mora IntraText CT - Lettura del testo |
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La logica degli uomini e la logica di Dio I cristiani continuano a parlare di fedeltà; ma quando si racconta loro il modo in cui Elisabetta ha vissuto la fedeltà, molti di essi scuotono il capo. Perché anche tra di loro continua a resistere la mentalità del mondo che presenta l’uomo infedele in modo simpatico o almeno tende a scusarlo. Si dice che è un uomo che non si chiude nel ristretto mondo del matrimonio, che sa conservare il gusto della conquista, che conserva la freschezza e lo slancio di chi non si lascia dominare dalla noia e dalla routine quotidiana, che ha forza e fantasia e si butta con entusiasmo in nuove relazioni affettive. È l’uomo della novità, che sa rilanciare la sua vita quando si accorge che si sta spegnendo, o che non si accontenta di quello che ha, e va come un esploratore alla ricerca di prede e di terreni umani nuovi. E accanto a questa figura maschile aitante e intraprendente, continua a resistere lo stereotipo della donna tradita che piange, si dispera, si consuma nell’attesa: la donna che è simile all’edera che vive finché si appoggia alla vita solida dell’uomo; ma che si affloscia, si ripiega su di sé e muore appena da lui si distacca. Elisabetta cancella e supera questi schemi. Il marito si innamora di un’altra, e la tradisce per tutta la vita. Dopo il primo inevitabile smarrimento non si ripiega su se stessa, e non si abbandona al canto triste della “malmaritata”; ma si rimbocca le maniche e costruisce una vita nuova per sé, per le figlie e per lo stesso marito. Non si compiange, non elemosina compassione, non lotta contro chi le ha rubato il marito, perché sa che a quel livello è ormai perdente. Mette in atto una strategia nuova che è Dio stesso a suggerirle, e col Suo aiuto apre una strada che la ricongiungerà al suo Cristoforo. Si ritroveranno uniti in questo cammino anche se a livelli di vita più alti e in tempi diversi. È un cammino nuovo, difficile, faticoso, pieno di rinunce e di sofferenza; ma sereno, come è sereno un mattino di primavera, quando il sole dà vita e calore e il cielo è terso e rende bella e luminosa la vita, anche se è tutta in salita. Elisabetta esce dagli scenari costruiti dall’uomo e accetta di entrare in un orizzonte nuovo, con paesaggi costruiti secondo la logica di Dio. Non le è stato facile, come non è stato facile ad Abramo lasciare tutte le sue sicurezze e iniziare un cammino verso terre sconosciute. Ma come Abramo, anche Elisabetta è certa di giungere alla terra promessa e di ritrovarsi col suo Cristoforo, perché in questo cammino ha Dio stesso come guida. Si affida a Lui e si lascia condurre per strade spesso incomprensibili. Sa che le vie e i pensieri di Dio distano da quelli degli uomini quanto i cieli distano dalla terra. Ha accettato di fare il salto di qualità che la fa entrare nella “pazzia di Dio”. Ma sa che accettando la proposta di Dio costruirà una donna “nuova” e riconquisterà l’uomo che la tradisce. Potrà così ritessere con lui un rapporto nuovo, più profondo, definitivo.
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