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| Paolo Redi Elisabetta Canori Mora IntraText CT - Lettura del testo |
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LA FAMIGLIA Elisabetta Canori Mora nasce a Roma il 21 novembre 1774. Tommaso Canori, il papà, è un importante proprietario terriero, uno di quei mercanti di campagna che, nell’agro romano, gestivano grandi tenute agricole con criteri gestionali e commerciali avanzati. Un gentiluomo di vecchio stampo che crede nell’onestà delle persone e nella giustizia dei rapporti, amministra senza avidità, disdegnando il sopruso e la sopraffazione. È persona di fede profonda e di limpida moralità, probabilmente poco in sintonia con le “novità” che in quegli anni si stavano diffondendo in Italia e in Europa e stavano modificando radicalmente i rapporti sociali ed economici. Si sposa, giovanissimo, con Teresa Primoli, nobile, imparentata con i Bonaparte. La nuova famiglia, con casa di proprietà in via Tor dei Conti presso Campo Carleo, è in evidenza nella Roma che conta. I coniugi Canori hanno dodici figli, sei dei quali muoiono nei primi anni di vita: l’elevata percentuale di mortalità infantile dell’epoca colpiva tutte le fasce sociali. Quando nasce, Elisabetta trova cinque fratelli maschi e una sorella, Maria. Due anni dopo di lei, nasce anche Benedetta, la sorella minore cui Elisabetta riserverà molte cure e molto affetto. Vita brillante, frequentazioni importanti, feste e balli appartenevano allo stile di vita della famiglia Canori, nella quale però era data grande importanza anche alla devozione, alla pratica religiosa, alla preghiera. Elisabetta, per la sua prima educazione viene affidata alle suore di S. Eufemia e si distingue per la vivacità della sua intelligenza ma anche per una certa sensibilità religiosa e per capacità di riflessione e maturità di giudizio. Apprende in fretta a leggere e a scrivere. Le sue qualità e il suo felice temperamento si impongono all’attenzione delle sue educatrici, che le riservano qualche trattamento particolare. La superiora M. Geltrude Riggoli vorrà farle da madrina di cresima (5 luglio 1782, in S. Pietro). La fortuna economica della famiglia Canori si basava su un difficile equilibrio tra agricoltura e commercio, che l’abilità e l’onestà di Tommaso non riuscirono a salvaguardare a lungo. Cattivi raccolti, moria del bestiame, insolvenza dei creditori, avevano già compromesso la sua solidità economica. I figli, cui affida le sue tenute, fanno il resto avventurandosi in una gestione inconsulta: puntano tutto sui successi immediati e non cercano di salvaguardare il valore reale della proprietà; badano ad assicurare alle loro rispettive famiglie redditi elevati ma dilapidano velocemente il patrimonio paterno. Tommaso Canori si trova, nel giro di pochi anni, in tali ristrettezze da non avere i mezzi per assicurare alle figlie un futuro adeguato. Deve ricorrere all’aiuto di un fratello, residente a Spoleto, il quale accetta di farsi carico delle due nipoti Elisabetta e Benedetta e decide di affidarle alle suore Agostiniane del monastero di S. Rita da Cascia. Per i coniugi Canori è una scelta dolorosa essere costretti a separarsi dalle figlie per mancanza di mezzi, ma fanno di necessità virtù e nel 1785 accompagnano le due ragazze a Cascia. Elisabetta e la sorella restano nel monastero due anni e otto mesi. Il modello educativo di quei tempi prevedeva per le ragazze soprattutto corsi di addestramento legati al loro futuro destino di spose e di madri. Al cucito, al ricamo e ai lavori femminili in definitiva veniva riservata maggior attenzione che allo studio. Anche in queste attività Elisabetta, che comunque nello studio riesce brillantemente, rivela una particolare facilità di apprendimento.
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