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| Paolo VI Incontro 10 febbraio 1975 IntraText CT - Lettura del testo |
COLLABORATORI DEL PAPA
Io mi ricordo che la prima volta che venni a Roma (avevo 8 anni e mezzo) si fece con la mia famiglia una escursione fino a San Giovanni in Laterano; ricordo ancora benissimo il senso di desolazione che mi sorprese in quella grande casa, tetra, chiusa, abbandonata d’intorno, senza nessuna circolazione perché non c’erano i tram, né altro in quel momento; e mi dissero: questa è la « mater et caput » . . . Ricordo poi tutte le volte che, venuto a Roma giovane studente, appena detta la S. Messa, avevo occasione di passare davanti a quell’edificio, bello ma cadente: lo si vedeva dalle finestre e dalle porte chiuse, dall’impossibilità di entrare. Ricordo anche il senso di disagio che mi metteva la stessa basilica di S. Giovanni: la sera era come penetrare in una caverna, senza luce; cinque navate buie e paurose a chi osava inoltrarsi. E sempre, fino da allora, i ragazzi e i giovani sognano: da qui bisogna ridare la vita alla Chiesa romana . . . E mi piace cogliere l’occasione di questo ricordo per presentare al Cardinale Vicario la professione della mia affezione, della mia riconoscenza, della mia solidarietà.
E sono tanto lieto di vederlo così vivace e così teso nel suo lavoro, sempre pieno di nuove e buone idee e con la parola così felice e così aderente alle necessità a cui si rivolge. Salutiamo . . . , ma prima di salutare dobbiamo ricordare il buon Monsignor Rovigatti che ci è scomparso. Diamo a lui la preghiera del nostro suffragio con il ringraziamento per l’opera che ha tentato di fare e per quella di buon esempio e di buona parola che svolse prima come parroco. Pace in Paradiso all’anima sua. E salutiamo dunque il ritorno di un nuovo reduce, di Monsignor Canestri. Avremmo anche delle confidenze da farvi sul perché abbiamo scelto lui: abbiamo cercato di leggere nei vostri cuori: chi gradirebbe il clero romano di avere a questo posto, senza niente misconoscere i meriti di tutti gli altri? In fondo c’era una simpatia che era rimasta superstite e quasi pronta a rinascere. E perché non viene Monsignor Canestri ad aiutare il Cardinale Vicario? Domandiamo a lui? Contentissimo! pronto!
Ecco la genesi di questo episodio che non è secondario, che è di grande importanza; e l’occasione mi è propizia per dire davanti a voi, la mia riconoscenza, la mia stima, la mia devozione, la mia comunione con gli altri Vescovi che esercitano il ministero nella Chiesa romana. Sappiate che tutti mi siete cordialmente, spiritualmente presenti; immagino quale è la vostra fatica, e quindi, se non altro la condivido col pensarla, col pregare perché sia meritoria ed efficace. E poi bisogna che io vi dica la gioia di vedere quel bel palazzo che adesso è San Giovanni in Laterano, trasformato in un alveare. Un alveare dove circola la vita, con corridoi pieni di uffici, di consigli presbiterali e pastorali e di tutti gli altri settori elencati nel vostro bellissimo annuario diocesano fino a confondere la mente del lettore che non abbia pratica di tutta questa nomenclatura, di questa geografia burocratica. Mando perciò a tutto il Vicariato, in questo momento, un grande saluto, un grande incoraggiamento, un grande ringraziamento. È un momento di comunione, questo, e voglio davvero che sia manifestato da parte mia, proprio per il dovere d’ufficio, che mi viene dall’incarico che mi è dato; ma mi viene anche dal cuore, con la consapevolezza di dover molto, molto bene, a questo gruppo, a questa rocca, a questo castello di operosità, così, tendenzialmente almeno, bene ordinato. Lo sarà anche meglio, fra poco, se avremo una nuova disposizione delle norme del Vicariato.
Abbiamo letto quelle di Pio X, prima di toccare le cose presenti per rimodernarle secondo i nuovi bisogni, con l’animo molto riverente, quasi scrupoloso, di non portare niente di artificioso, ma soltanto di utile e di moderno. E poi ringrazio tutta la grande compagine di quelli che intorno al Vicariato vivono, tutte le ramificazioni che si protendono in tutta la diocesi, le prefetture, e i parroci. E quanti sono i parroci di Roma? 254, o son cresciuti? Ne sono già nati una quarantina, da quando io sono vostro Vescovo, e quindi sento questa levitazione, questo aumento, sì con la grande gioia di vedere crescere la Chiesa di Dio, ma anche, potete credere, con senso di trepidazione per i tanti problemi, che accompagnano questa necessaria espansione della Chiesa di Roma. Alcune parrocchie le abbiamo visitate, ne vorremmo visitare di più, ma diventa così difficile la circolazione personale per noi, non è vero? E non siamo così pronti e così facili a venirvi a trovare quanto vorrebbe il nostro desiderio. Però manterremo, se Dio ci aiuta, se ci dà la possibilità, le due visite annuali alle parrocchie, una per il « Corpus Domini », e l’altra per la quaresima, secondo le indicazioni che voi stessi, attraverso il Cardinale Vicario, vorrete darci. La preferenza? Dove è più grande il bisogno, dove maggiore è il merito della fatica pastorale esercitata, dove è più facile, anche in pratica, poter accedere a queste vostre diverse parrocchie.