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Paolo VI
Incontro 10 febbraio 1975

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«Gratia vobis et pax in Deo Patre nostro et in Domino Iesu Christo ».

Che la grazia del Signore, sì, e la pace sua sia nei vostri cuori, nelle vostre anime quale augurio e quale voto spontaneo e pieno, che viene dal nostro cuore in questo momento. Le parole così dense e così vere, che adesso abbiamo ascoltato, pronunciate dal nostro Cardinale Vicario, basterebbero per sé a colmare i desideri e le aspirazioni delle nostre anime, per questa conversazione spirituale che vuole preludere, come sempre, al prossimo tempo quaresimale, periodo che prima era il grande periodo della predicazione, e resta e rimane il grande periodo della penitenza, della revisione, dei nuovi propositi, dell’intensità di vita religiosa e di correttezza di vita morale, per essere degni, o meno indegni, di bene celebrare la festa pasquale. Questo momento era e potrebbe ancora essere una lezione di vita pastorale e di dottrina riguardante la vita ecclesiastica, la sua vocazione, il suo essere, la sua funzione. Ricordiamo ancora, e convenerazione, le parole del nostro venerato predecessore, Pio XII, che a questo momento attribuiva tanta importanza. Anche noi, anche noi gliela vorremmo attribuire, pur nella distanza che da lui ci separa. Ma siamo, direi, sopraffatti da un altro ordine di pensieri, da un altro modo di pensare. Il momento presente ci riporta, con una quasi ineluttabile spinta critica, a guardare l’essenza delle nostre cose. Poste le premesse da cui debbono partire, i problemi che vengono dopo si sciolgono, o trovano facilmente le loro conclusioni, e ciascuno può trarle da sé.




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