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| Paolo VI Incontro 10 febbraio 1975 IntraText CT - Lettura del testo |
QUALI BISOGNI CI SONO?
Quali altri bisogni ci sono? Quante parrocchie dovremmo ricostruire e costruire? « Dilatentur spatia caritatis ». Abbiamo bisogno di preti, e sono quelli più necessari, abbiamo bisogno di case di preghiera: le chiese, le parrocchie nuove. E poi abbiamo bisogno di scuole, abbiamo bisogno di reinserirci nella rete organizzativa della popolazione. Come si fa, come si fa? La prima cosa è proprio questa: cerchiamo di volerci molto bene, cerchiamo di amare questa Chiesa, nella quale il Signore ci ha messo, e amare vuol dire non soltanto essere fieri, o essere entusiasti perché certe cose vanno bene e sono messe sul candelabro dell’opinione pubblica, se vuoi anche internazionale e mondiale. No, dobbiamo amarla perché, come dice Sant’Ignazio nella sua famosa lettera ai romani, è la presidente dell’amore, della carità. Qui si dovrebbe davvero respirare fra di noi una grande amicizia, una grande simpatia, una grande cordialità, una grande solidarietà, un conoscersi, un invitarsi, un dare un aiuto spontaneo, e l’essere anche capaci di queste correzioni fraterne, che alcune volte sono più salutari che non tutte le sanzioni canoniche: la buona parola del fratello, quanto bene può fare! Amarci. E allora dobbiamo guardare di dare alla comunione (il nome ritorna) il suo senso vero e pieno, dobbiamo imparare a vivere insieme, dobbiamo esercitarci nella collaborazione, nella comprensione, nell’integrarci a vicenda, nel darci ai bisogni della diocesi. Bravi quelli che, non obbligati, lo fanno; e bravi quelli che lo fanno, obbligati: questi poveri parroci, che portano davvero il « pondus diei » e persistono e perseverano, e so di alcuni che dànno veramente la loro esistenza, la loro vita. Dio vi benedica, o fratelli. Troverete la vostra ricompensa. Non sarò io che vi darò dei premi, ma sarà il Signore, sarà Gesù Cristo che vi verrà incontro, sarà la Madonna, che vi darà la mano, fra i due santi romani, Pietro e Paolo, e tutti gli altri, che vi incoraggiano in questo sforzo che ha veramente dell’esemplare, che ha dell’eroico.
Quando c’è un programma, e il Cardinale Vicario vi invita, non rispondiamo: questo non mi riguarda, io ho già fatto e farò. No, cerchiamo tutti di suonare la medesima musica e di avere l’umiltà di compaginarci insieme con gli altri e di moltiplicare l’effetto del nostro sforzo pastorale ed apostolico, proprio per la somma, per la coincidenza, per la corrispondenza che ha l’uno con l’altro. Guardiamo di integrarci insieme a vivere la vita ecclesiastica, proprio con questo aiuto fraterno e leale e disinteressato. Questa è la comunione.