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Paolo VI
Incontro 10 febbraio 1975

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COSA DEVE FARE QUESTA CHIESA DI ROMA?

E poi, e poi, oh! il parlare a chi è maestro in queste cose!: « conosco oves meas », conoscete i vostri fedeli. Come, si domandava un parroco, posso conoscere trentamila fedeli? Niente da dire; ma cerchi almeno di conoscere quelli che bussano alla sua porta, quelli da cui può andare quando sono malati. Il contatto personale: è un’altra logorante, estenuante fatica della vita pastorale, ma è quella che produce. Se noi riuscissimo ad avere delle parrocchie di minori proporzioni, dove il parroco è veramente il padre e il consigliere!

Ho detto consigliere, proprio così. Io credo che una delle grandi opere di carità che il parroco e il sacerdote devono e possono fare è quella di essere l’amico, il consigliere dei fedeli; e se oggi abbiamo dei fenomeni negativi, ahimé, nella Chiesa (questa contestazione, questo malumore, questo spirito di contraddizione, questo pessimismo, questo disfattismo), cerca cerca, il germe è un cattivo consiglio dato da un prete; battiamoci il petto se è così, e guardiamo alla nostra responsabilità. La parola che si dà agli altri sia creativa di verità, di carità, di buona volontà; sia consolante. Perché mancano le vocazioni? mancano forse perché manca la « conversatio », la confidenza, la presenza nei momenti decisivi di una vita, nei quali un amico prete può essere maestro e dire: pensaci! Non forziamo nessuno per carità! ma dobbiamo essere presenti con il consiglio . . . Dopo la mamma, il prete. Sono essi le sorgenti. E se le vocazioni mancano, è perché manca chi abbia assistito nell’età che si orienta verso la vita, nel momento in cui si sarebbe potuto intraprendere il cammino del dono di sé al servizio di Cristo.

È tutto. Avrei ancora tante altre cose da dire ma voi le sapete. Guardate però che siete seguiti, sappiate che siete assistiti davvero da una grande stima dell’umile Papa che vi parla, da una grande affezione, da un desiderio di aiutarvi, di comprendervi, di servirvi, di animarvi, di sostenervi. Col Cardinale Vicario, col Vice Gerente e con i vescovi ausiliari cercheremo di fare quanto è possibile; voi cercherete di fare da voi, anche nell’area che vi è destinata, tutto il bene che vi è dato di compiere. Facciamo per questo Anno Santo un atto generoso, insieme, di buona volontà, e certamente non mancherà sulla nostra buona volontà la benedizione di Dio.




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