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TESTO DEL DISCORSO
Venerati e amatissimi Fratelli,
Vi accogliamo ben volentieri nella
giornata conclusiva della riunione che avete tenuto a Roma, organizzata dalla
nostra diletta Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli; e vi diciamo il
nostro pieno compiacimento per quest’incontro. Più di un titolo vi raccomanda
alla nostra attenzione, alla nostra stima, alla nostra benevolenza, oltre
quello dell’Episcopato che ci fa partecipi della grazia e del dono di Cristo
Sommo Pastore e Maestro e Sacerdote: siete infatti, ciascuno, in qualità di
Presidenti delle Commissioni Episcopali per le Missioni presso le Conferenze Episcopali
di tutto il mondo, i primi responsabili, gli esperti qualificati dell’attività
missionaria nella Chiesa, coloro a cui spetta, al livello più alto, promuovere,
sensibilizzare, stimolare l’ansia apostolica nelle rispettive Nazioni, nella
novella primavera missionaria che spira dappertutto nel mondo, infondendo
energie e speranze nuove. Sappiamo quali pensieri vi occupino e quali ansie vi
preoccupino, in questo che è l’impegno per eccellenza della Chiesa per espresso
incarico di Cristo - « andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni
creatura » (1 Marc. 16, 15) - ma che, in pari tempo, è anche il segno
distintivo, il parametro, il banco di prova della vitalità spirituale e
apostolica di ogni singola diocesi.
Vorremmo aver maggior tempo a nostra
disposizione per soffermarci più a lungo con ognuno di voi, e sentire dalla
vostra voce gli esperimenti, le iniziative, le opere che vengono sostenute
nelle vostre rispettive Nazioni e Regioni sul piano dell’animazione
missionaria. Ma certo non mancherà di informarci compiutamente lo zelantissimo
Cardinale Agnelo Rossi, Prefetto di « Propaganda Fide ». A voi vorremmo
brevemente confidare le nostre consegne ed esprimere il nostro compiacimento
per la presenza a questo convegno, i cui temi, senza dubbio, saranno fecondi di
sviluppo ulteriore per l’azione che vi attende: un’azione da programmare con la
sapienza e la preveggenza che merita un compito assolutamente prioritario.
Ci fa piacere specialmente che abbiate studiato
a fondo, tra l’altro, il tema dell’evangelizzazione sotto l’aspetto teologico e
spirituale. Esso costituisce la spina dorsale dell’azione ecclesiale; e
soprattutto col recente Sinodo dei Vescovi, in cui è stato considerato nelle
sue varie implicazioni, esso ha ricevuto una nuova spinta nella considerazione
della Chiesa universale e delle Chiese locali, venendo riproposto in tutta la
sua urgenza questo che è il problema-base, la conditio sine qua non
dell’esistenza stessa della Chiesa, fondata da Cristo per la diffusione della
lieta novella della salvezza. « Fine proprio dell’attività missionaria -
infatti ha detto il Concilio Vaticano II - è l’evangelizzazione e l’impianto
della Chiesa in quei popoli e gruppi, in cui ancora non ha messo radici . . .
Il mezzo principale di questo impianto è la predicazione del Vangelo di Gesù
Cristo, per il cui annunzio il Signore inviò nel mondo intero i suoi discepoli,
affinché gli uomini, rinati mediante la Parola di Dio, siano col Battesimo
aggregati alla Chiesa, che, in quanto corpo del Verbo incarnato, riceve
nutrimento e vita dalla parola di Dio e dal pane eucaristico »
( Ad
Gentes, [link] 6). L’evangelizzazione è dunque il punto focale,
verso cui deve convergere continuamente l’opera dell’intera comunità
ecclesiale. Noi facciamo voti che la considerazione del problema sia feconda di
applicazioni per il compito primario e insostituibile dell’annuncio del Vangelo
nelle singole Nazioni, anche in quelle di antica cristianità, ove il problema
di attualizzare il Vangelo e di farlo giungere nelle forme consone alle varie
categorie di persone diventa sempre più grave: come è annunciato il Vangelo ai
poveri? Ai bambini? alla gioventù? ai lavoratori? ai professionisti, nella
vasta gamma delle loro esigenze spirituali? È necessario un ampio e severo
esame di coscienza. E là dove l’azione missionaria specifica è ben organizzata,
un riflusso benefico di indicazioni e di iniziative non può non riversarsi a
vantaggio della catechesi ai diversi livelli, per sostenere la fiamma che deve
bruciare nel cuore di ogni vero sacerdote.
Così ci fa piacere che abbiate
considerato il tema della cooperazione missionaria, che oggi ha bisogno e di
stimolo e di coordinamento, perché tante ricche energie e idee non vadano
disperse; né vogliamo lasciare senza una lode speciale l’attenzione che dedicate
alle Pontificie Opere Missionarie - e per le quali si sta studiando un nuovo
progetto di statuti - le quali sono come il polmone benefico che dà ossigeno a
tutto il vasto organismo delle opere missionarie, che vivono nel mondo, in
condizioni, spesso, di estremo bisogno.
Dio vi ricompensi, Fratelli carissimi,
per tutto quanto fate nel suo Nome: del resto, è Lui stesso che ha promesso,
per mezzo del Figlio suo, la mercede dell’apostolo a chi si prodiga per
sostenere l’apostolo e il profeta (Cfr. Matth. 10, 41-42; Marc. 9, 41).
Siate perciò fiamme che ardono, fiaccole che brillano affinché nelle vostre
nazioni sia sempre di più ascoltato e seguito l’impulso dello Spirito Santo,
che infonde « nel cuore dei fedeli quello spirito missionario, da cui era stato
spinto Gesù stesso » ( [link] Ad Gentes,
4), e così l’ideale missionario dia risultati sempre maggiori, in
vocazioni, in personale, in generosità per le iniziative di evangelizzazione e
per le opere sociali e di beneficenza. E specialmente la « scientia Crucis »,
negli scacchi apparenti, negli ostacoli, nelle difficoltà, come nella preziosa
collaborazione dei malati e dei sofferenti, opportunamente sensibilizzati, vi
sia sempre maestra di vita e speranza di Redenzione!
Sia pegno di questi voti la nostra
Benedizione Apostolica, che di gran cuore impartiamo a voi e a tutte le dilette
Nazioni che oggi rappresentate davanti ai nostri occhi, qui al centro della
Chiesa.
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