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Vittorio Bersezio
Povera Giovanna

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  • V
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V.

 

Abbiamo lasciato la povera Giovanna col petto affannoso, appoggiata allo stipite della porta, cogli occhi pieni di lagrime e la faccia improntata di dolore e di rassegnazione.

Questa era la prima o la più spiccata delle virtù di quella infelice, che tutte pure aveva le virtù concesse all'umana natura. In quelle condizioni in cui si trovava la misera, con quel modo ond'ella era stata allevata e trattata e la si trattava tuttavia, non c'era strada di mezzo: o diventare una trista creatura, maligna e perniciosa, od innalzarsi alla sublimità d'un angelo di virtù. Iddio aveva concesso alla infelice Giovanna di essere quest'ultimo.

Sulle sue labbra mai un lamento; nella sua sommissione mai pure un cenno di rivolta; alla sua ubbidienza mai un momento solo d'oscitanza; la sua rassegnazione non si smentiva mai neppure con un'ombra di impazienza.

Il suo aspetto ordinario era privo d'espressione; nell'occhio grigio non correvano lampi che lo illuminassero; tutto era rimesso in quelle sembianze, sopra cui la bruttezza regnava sovrana senza eccezioni; ma pure talvolta, chi attentamente e senza ripugnanza esaminasse la malgraziata creatura, si sarebbe potuto scorgere una non so quale aura, non oserei dire di grazia di piacevolezza, ma di sentimento, che le aliava intorno al viso, che anzi pareva emanarne; e quell'occhio grigio cessava di parer di cristallo per diventare l'occhio espressivo di una creatura piena d'affetto.

Gli era come se entro un vaso non del tutto opaco si mettesse una lampada accesa, e che la luce di questa debolmente trasparisse traverso le pareti. Così del pari la bellezza dell'anima, condannata miseramente a star rinchiusa entro quell'infelice carcere di rozza materia, in tali occasioni riusciva a manifestarsi con un mite, appena visibile raggiare. E ciò allora accadeva quando quella buona creatura aveva avuto modo di recare alcun bene intorno a , di far perdonare la sua esistenza con qualche vantaggio procurato ad alcuna delle persone che la circondavano.

Mentre adunque i suoi genitori e sua sorella se ne muovevano in fronzoli all'incontro di quell'enimma d'uno zio che doveva arrivare, Giovanna, secondo il cenno paterno, recavasi in cucina a far da seconda alla cuoca, che si adoperava intorno ai fornelli, rossa in viso come un papavero de' campi.

- Posso aiutarvi in qualche cosa, Gertrude? Chiese Giovanna colla sua voce timida e lenta.

E la cuoca in tono brusco ed imperioso, imitando ancor essa i modi dei padroni riguardo a quella infelice:

- A che la sarà mai capace lei? A farmi impaccio  tra' piedi.

Giovanna si ritirava, zoppicando tutta mortificata; ma quand'era già presso la porta, Gertrude le diede una voce di richiamo.

- Aspetti, disse col medesimo accento alla poverina che s'era fermata di subito. Prenda il manticetto, e mi soffii costà sotto il calderotto, perchè il brodo tenga il bollore ed io possa gettar giù il riso, appena senta le voci di loro che tornino.

Giovanna, sollecita quanto più poteva, corse a pigliare il soffietto, e venuta ad accoccolarsi sullo scalino del focolare, ci diede dentro a soffiare con zelo.

Erano così, Giovanna soffiando, la fante rimestando in non so che cazzeruola, quando ecco alla porticina da via, che la zoppa aveva prudentemente chiuso rientrando, il picchio sonoro d'una mano forte e risoluta.

- Oh! chi ha da essere adesso questo noioso? Esclamò la Gertrude non cessando di rimestare nel suo intingolo. Giovanna smise un momento dal soffiare, e fissò il suo sguardo interrogativo sulla serva, come per attenderne il cenno, simile al cane che alla voce del padrone si volta, pronto ad obbedire.

Ma la cuoca pareva non avere ancora preso alcuna decisione in quel frangente, e si limitava a brontolare fra parole che Giovanna non capiva.

La persona che stava fuor dell'uscio non doveva esser dotata di molta pazienza, perchè, dopo appena un'attesa di pochi secondi, ritornava a picchiare, e con più forza della prima volta.

- E che prepotente! Esclamò la fante, levando in atto indignato il mestolino che aveva tra mano. Scommetto che gli è quello sciocco di Fusella, che ha da fare qualche commissione al sor Giacomo, e picchia col martello della nostra porta, come fa con quello delle campane quando suona a baldoria; che sì che glie ne dico quattro!...

Se la brava Gertrude aveva poca pazienza, quel di fuori mostrò di averne anche meno; ed eccolo, tratto solo un respiro, ripicchiare una terza volta con maggior vigore.

- Madonna santissima! Gli è uno sfacciato codestui: gridò la fiera cuoca incollerita, brandendo minacciosamente la sua mestola.

Poi si volse di scatto a Giovanna, che stava sempre in quella medesima positura d'aspettazione.

- E lei che cosa mi fa li incantata come un ceppo? Oh che vuole io pianti qui la crema perchè si aggrumi? La vada ad aprire in buon'ora di Dio, e se gli è qualche seccatore, lo mandi ai cento mila diavoli.

Giovanna si scosse come se tocca dalla corrente d'una pila galvanica, sorse come spinta da una molla, e senza darsi neppure il tempo di posare il manticetto, con questo in mano corse zoppicando ad aprire.

La si trovò in faccia un uomo di circa sessanta anni, ma di complessione robusta, vestito modestamente, con un grosso nodoso bastone in mano, e con un'espressione burbera sulla faccia tutta piena di rughe, che ben s'accordava colla nodosità della mazza su cui s'appoggiava.

Al vedere comparire in mezzo ai battenti della porta la figura butterata e deforme della povera zoppa, quest'uomo die' addietro un passo, manifestando uno stupore di poco aggradevole natura.

Giovanna ebbe ad accorgersi che l'effetto prodotto dalle sue sembianze era, su quello sconosciuto, identico all'effetto che ognuno soleva provare al vederla: una sensazione di ripugnanza e disgusto; ma la misera da tanto tempo era avvezza a codesto! Erano diciotto anni che il suo aspetto non otteneva altro miglior risultamento; già tante e tante volte aveva essa letto negli sguardi della gente l'esclamazione che ciascuno mandava fra al vederla: - Dio! com'è brutta! - Spesso dalle labbra di qualche grossolano aveva ella udito pronunziare quelle scortesi parole, mentre passava trascinando faticosamente la sua gamba sciancata; onde non mostrò altrimenti il suo turbamento a quell'atto di ripulsione dello sconosciuto, se non arrossando lievemente le sue guance infossate sotto gli sporgenti zigomi, e chinando timidamente a terra gli occhi.

- Chi cerca ella? Domandò Giovanna colla sua voce debole ed esitante, di cui non v'era forse la meno sonora.

Lo sconosciuto guardò bene la casa innanzi a cui si trovava, volse gli occhi tutt'intorno ad osservare la strada, e poi con accento burbero e sgarbato, com'era appunto la sua fisionomia, disse:

- O ch'io ho le traveggole, o che il paese si è arrovesciato come un guanto, o che questa è la casa di Giacomo Varada.

- Signor sì, la è dessa precisamente.

- Benissimo! E voi, quella giovane?

- Io: disse più timidamente ancora e più sommessa del solito Giovanna; io sono figliuola del sor Giacomo.

- Ah! esclamò lo straniero con un'espressione che significava abbastanza chiaro: «non glie ne faccio complimento

- Bene, soggiunse poi quell'uomo, vuoi dire che sono giunto proprio a posto. Fatemi grazia, signorina, di levarvi di mezzo all'uscio, perchè io possa entrare.

La fanciulla esitò.

- Scusi, ma siccome mio padre non c'è...

- Non c'è? Oh questa è bella!... Ci sarà bene sua moglie?

- Neppure. Sono io sola della famiglia.

- E va bene! E va benissimo! Ma questa non o una ragione per tenermi qui fuor dell'uscio, che diavolo! Ho l'appetito che mi travaglia lo stomaco vuoto da diciotto ore. Spero bene che la dispensa non sarà vuota di commestibili, come la casa di padroni. Quando meno, avrete bene da darmi una scodella di brodo ed una bottiglia di vino?

- Ma.... non so.... non posso: balbettò la povera sciancata con una gran confusione, ma senza levarsi di posto.

Lo conosciuto guardò bene in faccia la giovane conturbata, e lasciò scappare una grossa bestemmia.

- Mi prendete forse per un mariuolo? Ho io la faccia d'uno di quella razza di briganti che si è diffusa così bene per tutta Italia, da quanto mi veniva fatto di vedere ne'giornali? Tu es une pécore, se non sai leggere sulla mia fronte che sono un uomo onesto.

Giovanna si atterrì forte allo scoppio di quella voce, cui lo sdegno faceva sonora come un tam-tam.

- Scusi!... Non credo già.... Se sapessi con chi ho l'onore....

- Non deve arrivare nessuno da voi oggi?

- Signor sì.... Lo zio Gerolamo.

- Ebbene, scioccherella, lo zio Gerolamo sono io.

La fanciulla allargò la bocca, sovraccolta dal maggiore stupore del mondo, e lasciò cascare il manticetto che teneva ancora tra mano.

Gerolamo non istette a dare nessun'altra spiegazione; con un braccio tirò da parte la nipote, cui l'attonitaggine non aveva ancora lasciato muover di ; con un piede diede un calcio al soffietto che gli impediva il passo, e con andatura franca, come uomo che entra in casa sua, s'avviò difilato in cucina.

La cuoca strabiliò a veder entrare con tanta padronanza uno sconosciuto.

- Meno male! Esclamò questi, vedendo la vivacità del fuoco nel camino, e la mezza dozzina di cazzeruole che schieravano i loro manichi in bell'ordine sul fornello. Ecco una veduta che può riconfortare un affamato. Ehi, buona donna, fatemi intanto il servizio di darmi una scodella di brodo.

Gertrude si rivolse tutto scandolezzata ai detti di quest'intruso, che osava comandare in quel modo; e chi sa quale vibrata risposta gli avrebbe regalata, se la povera Giovanna non fosse comparsa in quella alle spalle dello zio, col suo soffietto in mano, che aveva raccattato di terra, dicendo tutto affannata:

- Gli è lo zio Gerolamo!

 

 

 




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