| Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText |
| Vittorio Bersezio Povera Giovanna IntraText CT - Lettura del testo |
|
|
|
X.
Pochi giorni dopo il suo arrivo, lo zio Gerolamo si credette in obbligo di recarsi a visitare il marchese di Roccavecchia. La nobile famiglia aveva delle obbligazioni a quella plebea dei Porretta; ma anche quest'ultima doveva alla prima una certa dose di riconoscenza per benefizii ricevutine. Gerolamo adunque si vestì de' suoi abiti di rispetto, ed appoggiato a quel suo bastone, onde non si scompagnava mai, s'avviò lentamente su per la salita che conduceva al castello, il quale dominava da un'eminenza il villaggio schierato ai suoi piedi. Il marchese accolse il figliuolo d'un antico agente della sua casa, il nipote di quello che durante la rivoluzione aveva salvati non i possessi, ma persino i redditi dei Roccavecchia in esilio, lo accolse con quella affabilità di protezione che ha un superiore verso un servo favorito. Nella gentilezza con cui il marchese fece avanzare nel suo salotto il reduce Gerolamo, con cui rispose per un chinar della testa al saluto di esso, con cui gli sorrise additandogli una seggiola innanzi a sè ove sedere, stava tutta la superiorità d'un semidio da sangue azzurro nelle vene verso un uomo di sangue comune, tutta la degnazione di chi da una sfera più alta consente generosamente ad abbassarsi al livello inferiore di colui che gli viene innanzi. Il marchese adoperava così senza precisa determinazione, senza nè anco accorgersene, per forza d'abitudine istillatagli dagli esempi paterni fin dall'infanzia, accettata da tutti coloro che lo attorniavano, tanto invecchiata ch'era proprio diventata natura. Era una tinta leggiera, di cui coloro che gli eran presso abitualmente non se ne accorgevano neppure, o pareva loro la cosa la più naturale del mondo; una certa maniera di sogguardare chi gli stava dinanzi, di rivolgergli la parola, di sorridere, di dar la mano, di ascoltare i discorsi, la quale il marchese non aveva più quando si trovasse insieme con persone a lui uguali in nobiltà, e la quale non impediva che in tutto quel circondario il vecchio aristocratico avesse la faccia della persona più a garbo e più gentile che si potesse vedere. Prima di partire per le straniere contrade, avvezzo nella propria famiglia a vedere riconosciuta la prosapia de' Roccavecchia come qualche cosa di superiore, Gerolamo, quella certa tinta di protezione, non l'avrebbe nemmeno avvertita nelle maniere del marchese, od, avvertitala, non se ne sarebbe sentito menomamente offeso; ma ora, invece, dopo aver visto tanto di paesi e conosciuto nel mondo alle prove il vero valor della gente, e preso di sè stesso nella lotta cogli avvenimenti un maggiore concetto, non solo egli sentì nelle graziosità del marchese la boria aristocratica, ma n'ebbe ferita la fierezza del suo carattere e l'irritabilità del suo umore. - Oh che si crede questo vecchio buon da nulla che io sono ancora a' suoi servizi ed a vivere de' suoi stipendi? Pensò fra sè corrucciato Gerolamo. Sono un uomo come lui, e meglio forse di lui, perchè ho lavorato di più ed ho imparato eziandio di più. Le sue risposte al marchese, per quanto egli si frenasse, furono quindi improntate d'un'asciuttezza e d'una sciolta franchezza che il marchese, stupito e poco lusingato, trovò accostarsi molto all'impertinenza. Da ciò ne nacque che il vecchio nobile lasciasse un poco della sua squisita forbitezza di forme, e codesto rendesse da parte del plebeo più vibrato e meno riguardoso ancora il discorso. Sapete come avviene quando fra due uomini casca e germoglia e si sviluppa rapidamente un seme di contrasto. Non era un quarto d'ora che quei due vecchi si parlavano, che già consideravansi come due avversarii. Una barriera erasi innalzata fra di loro e dall'una e dall'altra parte di essa, si aveva una matta voglia di pungere e di umiliare il contradittore a vicenda. Il marchese non aveva potuto a meno che cadere nel suo discorso favorito, che era la satira politica delle cose del giorno, e poichè sentì, anzi vide che al suo interlocutore rincrescevano, fece più malignamente acuti gli epigrammi all'Italia novella. Gerolamo dal suo soggiorno all'estero aveva attinto opinioni più liberali di quelle che avesse prima di abbandonare il paese: oltre ciò, l'irritazione che gli era nata contro l'orgoglioso aristrocatico lo spingeva a contrastargli più vivamente ed anco in quelle cose in coi forse non aveva torto, e Gerolamo eziandio avrebbe potuto consentire. Ne nacque una discussione, che fu impedita di diventare un alterco soltanto dalla squisitissima educazione del marchese e da un piccol resto che era stato nel figliuolo del fattore di casa Roccavecchia di quell'ossequenza che i suoi maggiori avevano sempre avuto pei nobili padroni. Quando si separarono, il marchese e lo zio dei Varada erano due avversarii irriconciliabili. Si salutarono freddamente con tutte le forme della civiltà; ma il nobile castellano disse fra sè: - Che tu non possa mai più mettere i piedi in casa mia, vecchio matto d'un liberale! E Gerolamo a sua volta pensava: - Prima che io venga di nuovo nelle tue sale, vecchio babbuino d'un aristocratico, ce ne ha da passare di acqua sotto il ponte! La sera stessa, giuocando a tarocchi in casa il parroco, lo zio dei Varada contò il suo abboccamento col marchese, e sentenziò quest'esso un superbione insopportabile, un retrivo di tre cotte, che si credeva d'esser chi sa chi, e che avrebbe voluto far tornare indietro il mondo, per rivivere in quell'epoca sciagurata, quando loro nobili avevano tutti i privilegi. A questa uscita, lo speziale tacque diplomaticamente, e parve tutto assorto nella contemplazione delle sue carte; il parroco si mostrò molto impacciato, e il notaio colla sua usata tolleranza, disse: - Bisogna lasciare a ciascuno le sue opinioni, e rispettarle quando non fanno del male. Il marchese, checchè si pensi e si voglia, è un galantuomo.... Allora il parroco ebbe il coraggio di soggiungere: - Sì certo, fa molta carità, e per tante povere famiglie del paese è una vera provvidenza. Gerolamo non disse più nulla, ma borbottò non so che fra i denti, giuocò di traverso tutta la sera, e fu d'un umore più bizzarro del solito. Da canto suo il marchese appena rivide i Varada, dopo il colloquio col loro zio, disse loro con amara ironia: - Ho visto vostro zio. Cospetto! Gli è un liberalone di primo stampo. I Varada se ne scusarono umilmente come di una sciagura che può capitare a qualunque senza sua colpa. Ma questa non fu ragione perchè i loro rapporti collo zio Gerolamo diventassero più frequenti o più affettuosi. Avrebbero anzi proibito affatto Enrichetta di mettere i piedi in casa dello zio, se la ragazza non si fosse ribellata a quest'ordine, e come quella, che in fin dei conti otteneva di fare tutto ciò che voleva, non avesse persuasi padre e madre a lasciarla visitare il vecchio Gerolamo, quando le talentava.
|
Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText |
Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License |