Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Vittorio Bersezio
Povera Giovanna

IntraText CT - Lettura del testo

  • XXVII
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

XXVII.

 

Piero avea ricuperato del tutto la sua salute, ma una profonda preoccupazione lo possedeva, da scorgersi facilmente da chicchessia. Era l'amor suo per Enrichetta, ch'egli teneva nascosto ancora a tutti, e perfino a lei, alla quale anelava confessarlo, e non osava.

Due persone però se n'erano accorte; prima la fanciulla medesima che n'era l'oggetto; secondo lo speziale, che credeva suo grande interesse osservare tutto ciò che accadesse in quella famiglia, intorno a quella fortuna rappresentata da quella gobba ragazza, a cui egli aveva incominciato un regolare assedio; e tutti due si trovarono disposti a favorire siffatto amore.

Domenico Tartini aveva creduto conveniente di stringere più domestica relazione, e quasi direi amicizia con Piero. Non poteva persuadersi che in quel giovane ora spiantato ed avvezzo alla ricchezza, non ci fosse un potente competitore pel mezzo milione da lui agognato, e gli pareva una sua buona ventura che siffatto pericolo fosse cansato, rivolgendo altrove l'attenzione e i desiderii di quel possibile rivale.

Piero, giovane com'era, fiducioso ancora ed aperto dell'anima, accolse quale moneta di buon conio le dimostrazioni e le proteste d'amicizia del furbo speziale; e siccome fra gli abitanti di quel paese questi era pur anco quello che più gli s'affaccesse e per età e per coltura, non andò gran tempo che fra loro si avviò una certa intrinsechezza, per cui passavano insieme assai ore del giorno, e cominciavano così a scambiarsi quelle certe confidenze che sogliono gli amici.

Domenico fu il primo a dar l'esempio; disse qualche cosa di vero de' fatti suoi, inventò anche delle piccole confidenze, che lo mettevano in buona luce e figuravano far entrare il suo ascoltatore proprio nell'intimo della sua coscienza; seppe guadagnare di Piero tutta la stima e l'affetto. A capo di questi sentimenti v'ha l'assoluta fiducia. Il giovane non aveva ancora parlato dell'amor suo per Enrichetta, ma era alla vigilia di superare ogni riserbo, e tanto più che l'occasione gli si prestava poco a parlarne colla cugina medesima, sorvegliata com'essa era da' genitori avversi più che mai ad un tal maritaggio, e che anco quando per caso l'occasione gli si fosse presentata, egli non avrebbe forse saputo servirsene, per la nuova timidità che gli aveva messo addosso il suo amore.

Un bel giorno, lo speziale affrontò egli medesimo il delicato argomento. Narrò, con un'espressione di sincera bonarietà da illudere anche un più accorto che Piero non fosse come egli avesse provato per Enrichetta un cominciamento d'amore, a cui aveva voluto dare sviluppo legittimo con un buon matrimonio, ma che sul più bello la ragazza gli aveva tagliato addirittura le gambe, facendogli capire che il suo cuore non era per lui. Domenico affermava di aver sofferto, come si suol dire, morte e passione, ma di avere ubbidito al suo dovere di galantuomo, e rinunziato, come Piero sapeva per bene, al tesoro di quella mano. Il cugino d'Enrichetta trovò che questo dello speziale era un eroismo, appetto a cui tutti quelli che vantano le storie greche e romane sono prove da ragazzi, e se l'avesse osato, avrebbe gettato le braccia al collo a quella copia di Scipione, che rinunziavagenerosamente ad una donna che non sapeva che cosa fare di lui.

Ma lo speziale, crudelmente scherzoso, aggiunse ammiccando cogli occhi.

- E so ben io la causa della ripugnanza d'Enrichetta per me! Io non ci potevo entrar più in quel cuore, perchè un altro era venuto, che di botto l'aveva tutto occupato.

Piero provò un gran turbamento, e un po' di rossore gliene venne alle guancie. Domenico non gli lasciò pure il tempo di domandare una spiegazione alle sue parole, che gliela diede egli stesso senz'altro. Soggiunse che quest'altro non era da cercarsi altrove che nei panni del sor Piero medesimo.

- Che! Tu credi!... Esclamò il giovane, tutto palpitante ed acceso nel volto dall'afforzarsi in lui, per queste parole dell'amico, la speranza che gli si annidava nel cuore.

- Ne sono di di sicuro - rispose lo speziale; ed anche tu, briccone, se vuoi essere sincero, ne vai persuaso.

Come fare a non cadere di pieno nella fase delle confidenze? L'innamorato si sfogò - e ne aveva bisogno - disse anche i tormenti della sua incertezza e la timidità che l'occupava, lui avvezzo ad affrontar perigli, e le difficoltà che gli si attraversavano allo scoprir l'animo suo alla idolatrata fanciulla. - Diamine! Esclamò Domenico: e se non puoi servirti della lingua, e che non hai una mano ed una penna da scrivere?

Questo fu un lampo di luce pel giovane. Afferrò il consiglio, e lo pose in atto senza ritardo. Scrisse una lettera modesta e dignitosa com'era il suo carattere, calda insieme ed onesta come il suo amore; la ripiegò tremando un pochino, la recò seco andando tosto in casa i cugini, determinato di farla, ad ogni modo, arrivare nelle mani di colei a cui era destinata.

Egli trovò nella camera da lavoro Enrichetta..., ma a suo fianco la madre inesorabile, con un'aria da dragone che custodisce gli orti esperidi. Come fare? I due giovani si scambiarono di sottecchi uno sguardo che diceva di molte belle cose; ed Enrichetta chinò il capo più giù sopra il cuscino da cucire, tirando ancora più in fretta il suo ago, ma si punse due o tre volte, e i punti tirati non avevano quella regolarità che si sarebbe voluta.

Piero sedette senza esservi invitato, parlò di questo e di quello senza venire incoraggiato menomamente dalla sora Genoveffa, che rispondeva poco ed asciutto, da Enrichetta, che non apriva il labbro; e dopo dieci minuti, la moglie del sor Giacomo s'alzò con mossa solenne, e disse alla figliuola di lasciar quel lavoro e d'andarne con essa per altre bisogne. Enrichetta obbedì senza ritardo e senza neppure alzar gli occhi; ripigliò i panni che cuciva, e li ripose nella cesta apposita, mise il cuscinetto sopra un tavolino, e seguì la madre, consolando Piero della sua sì ratta partenza impostale, con una guardatina tut'altro che indifferente. Il giovane, rimasto solo, credette di avere l'inspirazione di una felicissima idea: d'un balzo fu presso al cuscinetto di lavoro, e vi insinuò dentro la sua letterina, poi udendo rumore di qualcuno che sopraggiugeva, s'affrettò a scappare, senza vedere chi entrasse e senza esserne visto.

Chi entrava era Giovanna, la quale veniva a prendere il suo cuscino da lavoro, da lei lasciato colà e che Enrichetta, venendole comodo, aveva adoperato per non andar a cercare il suo. La povera sciancata si rassettò al suo posto solito, e fece a riprendere, secondo l'usato, il suo lavoro: ma quando mise la mano nel cuscino, ecco venirle fra le dita una carta che sapeva di non avervi lasciata. Era ripiegata a lettera, e non recava soprascritta. Messa nel suo cuscino, poteva ella essere per altri che per lei? Giovanna la spiegò tutta stupita, e lesse.

La letterina era concepita nei seguenti termini:

«Ammalato di corpo, sei tu che colle tue cure incessanti mi hai restituito alla vita, tu cui vedevo anche nel mio delirio curva sul mio letto; ora attendo da te anche la vita dell'anima. Ho riconosciuto in te quella donna che sola può farmi felice l'esistenza, e t'amo d'amore. Vuoi tu dividere il mio destino? Rispondimi un motto solo, e quando io sia così felice che esso sia affermativo, oh tutto saprò affrontare, tutto tentare, affine di ottenerti. - Piero

Giovanna dapprima non comprese nulla di questo biglietto, lo rilesse, guardò se quel cuscino era bene il suo. Sì era proprio quello a cui tante volte Piero l'aveva vista a lavorare. Senti un tumulto tale in tutto l'esser suo, che credette il cuore le scoppiasse. Era Piero che le scriveva - che le scriveva di queste parole - Piero che essa immensamente amava.

Prese quel benedetto cuscino, entro al quale aveva riposto la lettera di lui, se lo strinse al seno quasi direi con avida passione, e corse nella sua stanza ove si rinchiuse. Come il cuore le palpitava! Come le battevano i polsi! Sola, chiusa nel suo stanzino, tornò a spiegare quel foglio di carta, e volle rileggerlo. Quei motti le saltavano agli occhi come sprazzi luminosi. Il sangue dal cuore le si affollava al cervello. Si pose quella lettera sul petto e premendovela stette un istante come priva di sensi. Ma le sublime visioni d'un bel sogno d'amore le sfilavano dinanzi, facendogliene assaporare tutte le dolcezze. Era fuoco nella faccia, la povera Giovanna, e le mani le tremavano come a persona assalita dalla febbre. La spina del dubbio venne a pungerla in cuore. Quella lettera era essa proprio per lei? Ma sì, perchè mille fiate, Piero infermo e convalescente l'aveva vista a lavorar a quel cuscino, facendogli compagnia.

Ed era a lei, Giovanna, che egli scriveva siffatta parole! Impossibile! Impossibile! Eppure.... Volle resistere al superbo e seducente pensiero. Non potè. Le apparenze tutte congiuravano a volerla delusa. Non era essa che l'aveva salvo dalla morte colle sue cure? Non era la figura di lei, che egli nel delirio aveva dovuto intravedere curva pietosamente su di ? Un mese prima, ella forse non avrebbe potuto credere a niun modo a cotanta ventura; ma allora le mostre di considerazione della gente erano pure riuscite a scemare alquanto quel profondo disprezzo ch'ella stessa nutriva di , e i complimenti e gli sguardi e il contegno dello speziale, per quanto modesta ella fosse, le avevano pur tuttavia mostrato essere fra le cose possibili che un uomo badasse a lei. Del vero motivo, che spingeva il tristo sor Domenico a codesto, ella era troppo innocente per averne pure un sospetto.

Credette adunque: si abbandonò, infelice, all'immenso gaudio del credere. Fu in lei allora uno scoppio di gioia, quale mai non provò per amore donna al mondo. Obliò tutte le tristissime giornate del suo passato, e si vide schiuso dinanzi il paradiso. Ringraziò Dio, benedisse la sorte e la sua vita. Sentiva in tanti tesori di bontà e di affetto, che le parve potere, come anelava in quel punto, tergere tutte le lagrime che si spargono sulla terra. Oh come le parve ad un colpo raddoppiato quell'amore che aveva posto in Piero nel suo segreto e che già pensava giunto all'estrema sua possa! Ella lo amerà tanto, da farlo ad ogni modo felice. Gli è lui che le domandava la vita dell'anima! O Dio! Ma per lei e vita, e cielo, e tutto, gli è il solo Piero. Sapersi amata da lui, esser sua, non fosse che pochi giorni, che pochi istanti; ma la è tal ventura per essa, che ella ripagherebbe non che colla morte, ma coi peggiori tormenti.

Ma Piero aveva domandato una risposta. Perchè tardare a fargliela? Fu d'un balzo al suo piccolo tavolino con un foglio di carta davanti e la penna in mano.

Dapprima tracciò parole esitando: la piena stessa dell'affetto e dell'emozione non le lasciava trovare giuste espressioni: poscia il discorso s'avviò, i motti s'affollarono sotto la penna, ed ella effuse in essi tutto l'animo suo.

Cominciava per dire di non poter credere a tanta ventura; amarlo essa più che tutto al mondo, averlo amato dal primo istante in cui l'aveva visto al suo ritorno: meglio, amarlo fors'anco fin dalla sua infanzia, quand'egli l'aveva difesa dallo scherno altrui: il cuore di Piero aver ella sentito parlare al suo cuore; essere indegnissima d'un tanto bene, oh saperlo pur troppo, ma essere disposta ad ogni sacrifizio per farsene meno immeritevole; l'amor suo, ella non avrebbe ardito palesar mai, sarebbe morta col suo segreto; ma certo gli era la Provvidenza che s'era mossa a pietà di lei mandandoleavventurata vicenda. Poi soggiungeva, facendo forza a' suoi desiderii, egli ci pensasse per bene prima di pigliare irrevocabil partito, ella non volere la offertale felicità a prezzo d'un solo di lui rincrescimento dappoi.

C'era in essa un tumulto del sangue che non le lasciava luogo più a fredda riflessione. Se si fosse decisa a non rispondere almanco sino a sera, avrebbe parlato diverso e forse avuto sospetto dell'errore. Ma la mano della fatalità la spingeva. Uscì di casa e corse in quella vicina, abitata dalla vedova e dal figliuolo di Antonio Maria. Piero non era ancora rientrato. Giovanna non cercò neppure di vedere la madre di lui; salì in fretta, che pareva aver l'ali, al piano superiore, ed entrò nel quartieretto che sapeva abitato dal giovine. Si fermò sulla soglia, sentendosi mancare ad un tratto tutta la fiducia e tutto il coraggio. Fu per ripartirsene senz'altro; la sua le parve una temerità senza pari. Miglior partito, pensò, sarebbe stato l'attendere ancora da Piero nuova prova della verità del fatto. Ma qual prova migliore di questa lettera ch'ella sentiva sul suo cuore? Si fece animo, entrò, e di corsa, per non vacillare di nuovo nella presa risoluzione, andò a posare il suo biglietto sul tavolino di Piero. L'emozione quasi le toglieva il respiro. Si appoggiò a quel tavolino con una mano, e gettò attorno uno sguardo pieno di amore come ad abbracciare e carezzare con esso tutti quegli oggetti cui soleva vedere, toccare, adoperare il suo Piero.

 

 

 




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License