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Vittorio Bersezio
Povera Giovanna

IntraText CT - Lettura del testo

  • XXX
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XXX.

 

Il mese d'ottobre volgeva oramai al suo fine; l'autunno spandeva su tutta la campagna le sue malinconiche bellezze in quel raccoglimento della natura che precede il sonno dell'inverno. Il bosco de' castagni aveva dato agli abitanti del villaggio i frutti spinosi de' suoi alberi, e finiva di rendere alla terra «l'una appresso dell'altra» le sue foglie ingiallite. La fontana sussurrava mestamente in una solitudine non più turbata dalle ragazze, che la state venivano ad attingervi l'acqua fresca. Sul modesto tumulo che segnava la fossa ove dormiva il sonno eterno la salma dello zio Gerolamo nell'angusto cimitero, intorno alla croce di pietra fattavi metter su da Gaudenzio, era già cresciuta alta l'erba, che ora vi si assembrava. A quella croce più nessuno veniva da un mese a pregare, mentre prima, quasi tutti i giorni, si sarebbe potuto vedere una donna, trascinantesi a stento, recarsi colà, claudicando, inginocchiarvisi e starvi assorta lungo tempo in una preghiera che pareva una meditazione, interrotta frequentemente da una tosse penosa ad udirsi.

Era la povera Giovanna. Nella casa famigliare tutto era festa, tutto era gioia. Ma chi ricordava ancora il burbero zio che aveva attraversato come una meteora l'esistenza di quei felici, che pure a lui dovevano mediatamente la loro felicità? L'anima di Giovanna non era in accordo con quell'ambiente di contentezza: essa raccoglievasi nel silenzio, cercava - ed otteneva - d'essere obliata ancor essa, e , su quella tomba, poteva pensare e piangere a suo agio, senza far contrapposto alla gioia altrui, ombra allo splendore della felicità della sorella.

Ma da un mese la non ci veniva più.

Negli ultimi giorni d'ottobre, come dissi, io che scrivo dovetti per alcune faccende recarmi al villaggio dove successero gli avvenimenti che son venuto narrando fin qui, e giuntovi, siccome avevo da parlare al segretario comunale, lo cercai al suo ufficio, e non trovandovelo, m'avviai a casa sua. Giusto nel punto in cui stavo per entrarvi, ecco uscirne il signor Varada e sua moglie fra Enrichetta e Piero, e dietro loro il buon notaio Gaudenzio. Avevano tutti l'aria commossa, ed Enrichetta piangeva.

- Che cos'è? Domandai al signor Tartini, arrestandolo.

Il vecchio scosse la testa, e due lagrime che stavano negli occhi anco a lui caddero sul suo panciotto.

- Quella povera Giovanna! mi rispose, è morta, adess'adesso, e Piero ed Enrichetta condussero a casa loro il padre e la madre per tòrli a quello spettacolo.

Non so quale curiosità mi spinse a salire per vedere la salma di questa poveretta morta.

Il suo volto color della cera portava le traccie di tutti i patimenti che aveva sofferti, ma su quelle sventurate sembianze, però, stava ora una calma, un'espressione di pace, come forse non avevano avuto mai, lei viva. Le sue labbre scolorite erano atteggiate quasi a sorriso. Sul tavolino presso al letto s'era acceso un lume, e questo sbatteva su quei tratti macilenti certi riflessi dorati, che a volta a volta parevano dar loro ancora qualche sembianza di vita. Nelle mani intrecciate insieme, cosi magre che le avreste dette diafane, avevano messo un crocefisso. Poverina! Tutta la sua corta vita ella aveva portato la croce. A piè del letto stava in piedi il parroco, ed anco a lui tremolavano entro gli occhi le lagrime.

A me, che lo interrogai, don Pasquale rispose: - La sua fu un'agonia di mesi. Si estinse conscia di e del suo fato, benedicendo tutti e tutto, ella a cui ogni cosa ed ognuno si può dire che avesse costato un dolore. Essa, da cui tutti avrebbero dovuto supplicare perdono, morì chiedendo perdono a tutti per . In quelle disgraziate forme era un'anima d'angelo. Ora sarà restituita alla sua sede meritata, alla sua divina bellezza. Preghi essa per noi!

Tra poco ella sarà obbliata e traccia nessuna rimarrà di quella travagliata esistenza che la infelice condusse su questa terra. Non le manchi almeno il passeggiero compianto delle anime pietose, e voi, gentili, che avete letto questa dolorosa novella, possiate almanco prender commiato da essa esclamando:

Povera Giovanna!

 

FINE.

 




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