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| Antonio Rocco Esercitationi filosofiche IntraText CT - Lettura del testo |
Comparatione trà la Luna, e la Terra.
Questa controversia trattata diffusamente da voi, Signor Galileo, se bene non totalmente ripugna alla dottrina di Aristotile, pure, per seguir l'ordine e perche molte cose vi si contengono le quali non si confanno alla commune intelligenza de' Peripatetici, hò determinato, conforme alle precedenti, esaminarla.
Dite per tanto: E per cominciar dalle cose più generali, io credo che il globo lunare sia assai differente dal terrestre, ancorche in alcune cose si veggano delle conformità. Dirò le conformità, e poi le diversità.
1. Prima convengono nella figura sferica, già che il disco della Luna si vede perfettamente circolare, e circolarmente, ò per portioni arcuali riceve il lume dal Sole: che se fusse piana, lo riceverebbe tutto in un tratto, & in un tratto parimente ne resterebbe spogliata, almeno di una totale superficie; e pur vediamo l'opposito.
2. Seconda. Ella è, come la Terra, per se stessa oscura, & opaca, per la quale opacità è atta a ricevere, e ripercuotere il lume del Sole.
3. Terza, la sua materia è densissima, e solidissima, non meno della Terra; del che è argomento l'esser la sua superficie, la maggior parte ineguale per le molte eminenze, e cavità che vi si scorgono mercè del Telescopio; delle quali eminenze ve ne sono molte, in tutto e per tutto simili alle nostre più aspre, e più scoscese montagne, e ve se ne scorgono alcune tirate, e continuationi lunghe per centinaia di miglia; altre sono in groppi più raccolti, e sonvi ancora molti scogli staccati e solitarij, ripidi assai, e dirupati. E vi sono alcuni argini assai rilevati, che racchiudono, e circondano pianure di diverse grandezze, e formano varie figure, la maggior parte circolari; molte delle quali hanno in mezo un monte rilevato assai, & alcune poche sono ripiene di materia alquanto oscura, cioè simile à quella delle gran macchie che si veggono con occhio libero, e queste sono delle maggiori piazze. Il numero poi delle minori e minori è grandissimo, e pur quasi tutte circolari.
4. Quarta. Sì come la superficie del nostro globo è distinta in due massime parti, cioè nella terrestre e nell'acquatica, così nel disco lunare vediamo una distintion magna di alcuni gran campi più risplendenti e di altri meno; all'aspetto di quali credo che sarebbe quel della Terra assai simigliante, à chi dalla Luna, ò da altra simile lontananza la potesse vedere illustrata dal Sole, & apparirebbe la superficie del mare più oscura, e più chiara quella della Terra.
5. Quinta. Sì come noi dalla terra veggiamo la Luna or tutta luminosa, or più, or meno, tal'or falcata, e tal hora ci resta del tutto invisibile, cioè quando è sotto i raggi solari, sì che la parte, che risguarda la Terra resta tenebrosa; così appunto si vedrebbe dalla Luna, coll'istesso periodo à capello, e sotto le medesime mutationi di figure, l'illuminationi fatte dal Sole sopra la faccia della Terra.
6. Sesta. Sì come la Luna di notte illumina la Terra con i raggi che riflette del Sole, così la Terra gli rende i medesimi raggi quando ne è più bisognosa, con più gagliarda illuminatione, quanto la Terra è maggior della Luna.
7. La settima è il rispondersi reciprocamente non meno all'offese che ai favori; perche sì come la Luna è ecclissata dall'ombra della Terra, così la Terra resta oscura per la interposition della Luna frà la Terra & il Sole.
8. In oltre, con longo discorso intendete provare che la Luna sia scabra & ineguale, acciò possa à noi riflettere il lume del Sole; perciò che dall'esser tersa, e pulita non si può fare questa riflessione per ogni parte: anzi, che da un luogo solo si riflette l'imagine del corpo luminoso, e dall'aspro, & ineguale si riflette egualmente per tutto. L'essempio è del muro, e del specchio, quello rende i raggi, & i lumi solari per tutto, e questo da una sola parte mostra l'istesso Sole, nel resto si mostra oscuro. Onde, vedendo noi tutta la Luna illuminata, non deve stimarsi liscia e tersa come un specchio, ma scabra & aspra come un muro, ò come la Terra. Alche si aggiunge, che il riflesso del specchio è grande quanto il lume dell'istesso Sole, anzi come il Sole medesimo; e quel del muro è debile e tolerabile, come quel della Luna: è dunque ella inequale, & aspra, non tersa e pulita.
9. Soggiungete che nel corpo sferico terso si fa picciola, e quasi impercettibile reflessione, per esser una minimissima particella di tutta la superficie sferica quella, l'inclination della quale ripercuote il raggio al luogo particolare dell'occhio; onde minima convien che sia la parte della superficie sferica che all'occhio si mostra risplendente, rappresentandosi tutto il rimanente oscuro. Lo confermate con esperienza di un specchio parimente sferico, da cui, in comparation del piano, poco lume riflesso si scorge: & al proposito, la Luna tersa, per la sua rotondità, non egualmente per tutto ci renderebbe i raggi solari, ma più tosto restarebbe invisibile, ò da una particella solo visibile; talche reflettendocili da ogni banda, è necessariamente aspra.
10. La cagione perche nel scabro si vegga il lume per tutto, e nel terso no, è (dite voi) questa: perche l'esser aspra la superficie, è l'istesso che esser composta d'innumerabili superficie piccolissime, disposte secondo innumerabili diversità d'inclinationi; tra le quali diversità accade, che ne siano molte disposte à mandar i raggi riflessi da loro in un tal luogo, molt'altre in un altro; & in somma non è luogo alcuno al quale non arrivino moltissimi raggi riflessi da moltissime superficiette, sparse per tutta l'intiera superficie del corpo scabroso, sopra il quale cascano i raggi luminosi; dal che nasce che da ogni parte in cui si ricevono i raggi incidenti, vengono anco i riflessi. Ma la sferica e liscia li raccoglie quasi in un punto; e perciò ne i corpi bruniti si vede per tutto oscuro, eccetto che da una minima parte, non essendo ivi la diversità delle superficie, &c.
11. Proponete inoltre due dubbi curiosi. L'uno è, perche la maggior inegualità di superficie habbia da far più potente riflessione di lume.
12. L'altro, perche i Peripatetici vogliano questa esatta figura circolare ne i corpi celesti, & al proposito, nella Luna. Al primo rispondete, che ciò avviene per cascar i raggi retti sopra di quelle parti, e nell'altre obliqui, con una vostra dimostratione.
13. E della Luna aggiungete, che se ella fusse tersa, nel plenilunio le parti verso il mezo ci si dovrebbono mostrar più illuminate che l'altre verso la circonferenza, essendo quelle per angoli retti, e queste per obliquissimi risguardate; il che non si vede; dunque le sue parti sono inequali; onde secondo diverse elevationi possono opporsi direttamente a i raggi del Sole, come varie montagne, e perciò apparir tutte ugualmente illuminate. Ne perciò si vedrebbono oscurità di valli, o vero ombre di montagne fraposte, perche ovunque direttamente rimira il Sole, ivi non può esser ombra di sorte alcuna: dunque la Luna, così rimirata, non mostrerebbe queste ombre.
14. All'altro dubio rispondete, in persona di Simplicio; che l'esser i corpi celesti ingenerabili, incorruttibili, inalterabili, impassibili, immortali &c., fa che siano assolutamente perfetti in ogni genere di perfettione; e percioche la figura sferica è anco ella perfetta, deve questa perfettione attribuirsi a i Cieli. La qual risposta è impugnata da voi, insinuando, prima, che perciò la figura sferica non si mostri come causa, ò requisito necessario di questa incorruttibilità; al che risponde Simplicio, accostandosi alla parte affirmativa: & voi argutamente soggiungete, che se ciò fusse vero, sarebbe in poter nostro il fare incorruttibili i legni, la cera, & ogn'altra materia ridotta in figura sferica; anzi, che in ogni figura ritrovandosi inclusa la sferica, già che per ogni parte può designarsi, potrebbe ogni cosa rendersi incorruttibile.
15. Indi tornando all'inegualità della Luna, che tale si mostra per le diverse mutabili ombre, che in lei (mercè del Telescopio) si veggono; rispondete à Simplicio (il quale ciò attribuisce à diversità di opaco ò di perspicuo, come si vede ne i cristalli triangolari o in altre materie diafane), che abbassarsi & alzarsi l'ombra, crescere ò minuirsi, svanire all'apparir del Sole, & nel suo dilongarsi apparire, non può avvenire da diversità di opaco, ò di perspicuo, ma da reali prominenze, & inequalità, come si vede fra noi.
16. In oltre intendete provar che la Luna non habbia più lume per se stessa che la terra, con un essempio e paralello fra essa Luna, & una nuvola; già che di giorno, vista la Luna fra le nuvole, ella apparisce una di esse, le quali ricevono lume dal Sole più che la Luna, e senza tal lume restano oscure, onde tal'ora le stimiamo montagne; dunque così parimente la Luna è per se stessa più oscura, che le nugole, e dal Sole solamente ha il lume, e senza di lui è men chiara, ò splendida, che la terra. Et in effetto, un muro illuminato dal Sole si mostra di giorno più risplendente che la Luna nel tempo di notte pienamente, e senza impedimento irradiata dall'istesso Sole; anzi da i riflessi del lume del muro si ha maggior splendore assai, sì che vi si legge, e fanno altre operationi dipendenti dal lume, le quali non si possono fare al lume della Luna.
17. Dunque da questo segue, che il lume della terra, il quale ella riceve dal Sole, e che è maggior assai di quello della Luna, possa illuminar essa Luna, come la Luna di notte illumina la Terra; e tanto maggiormente, quanto questo è maggior di quello della Luna, e quanto la Terra è maggior quaranta volte di essa Luna: e quanto meno la Luna è illuminata dal Sole, tanto più si vede il suo cerchio con qualche lume, che è quello, che gli riflette la terra, non impedito all'ora dal lume maggior del Sole, già che apparisce più il lume e più spicca, ove meno è impedito, & ove hà d'intorno più di oscuro, ò di opaco. È dunque della terra il lume che ivi in quel tempo si scorge: che se fusse proprio della Luna, si vedrebbe distinto nel tempo del suo eclisse, essendo in campo oscuro e non impedito da altro luminare; e pur all'ora poco, ò niente luminosa si mostra, anzi tal volta sì oscura, che si perde di vista; non ha ella dunque più lume della terra.
18. Apportate poi e riprendete l'opinion di un tale, che non nomate, cioè che il lume debole che si vede nelle parti della Luna non illuminata direttamente dal Sole, sia il penetrar che fa il Sole essa Luna, come farebbe di una nuvola; e concludete, ciò non esser vero, ma sì bene accader dalla riflessione del lume della terra, come è stato detto.
19. Ed aggiungete, per conseguente, che se è vero, che i pianeti operino sopra la terra col moto, e col lume; forse la Terra non meno sarà potente di operar reciprocamente in loro col medesimo lume, e per aventura col moto ancora; e quando anch'ella non si movesse, pur gli può restar la medesima operatione, cioè del lume del Sole reflesso, e 'l moto non fà altro che la variatione de gli aspetti, la quale segue nel modo medesimo facendo mover la terra e star fermo il Sole, che si faccia per l'opposito; & è ragione che se la Luna opera nella Terra col lume, coll'istesso operi ella nella Luna.
20. Aggiungete di più, coll'occasione del discorso, la Luna esser durissima dall'inegualità delle sue parti: che se fusse flussibile, sarebbono tutte eguali, come accade dell'acqua; ed all'opposito, sono ineguali i monti, & i colli per la durezza loro.
21. Confermate, il lume debile nella parte non illuminata dal Sole provenir dalla Terra, con una osservatione: cioè, che avanti la congiuntione due, ò tre giorni ella si vede, prima dell'alba, in oriente più chiara che la sera in occidente; il che avviene che l'emisferio terrestre s'oppone alla Luna orientale, che ha poco mare, & assaissima terra, havendo tutta l'Asia; & in occidente risguarda grandissimi mari, cioè tutto l'Oceano Atlantico sino all'Americhe. Argomento assai probabile del mostrarsi meno splendida la superficie dell'acqua che quella della terra. Da queste ò altre diverse, ò pur simili, conditioni può la Luna apparir in alcune parti più chiara, in altre meno. Già l'acqua ò l'humido si mostra più oscuro, che il secco over arido, eccetto in una parte sola, da cui riflette a pieno il lume infusogli. Il piano anco si mostra più oscuro che l'erto, onde le macchie della Luna sono pianure, l'illuminate; erti montuosi, merlati, anfrattuosi, ineguali. Non sapete però se questa pura inegualità sia per se sola bastante à far questa oscurità, credete più tosto di nò.
22. Stimate la Luna differentissima dalla Terra, perche se bene v'imaginate, che quei paesi non siano otiosi, ò morti, non affirmate però, che vi siano movimenti, e vita, e molto meno, che vi si generino piante, animali, ò altre cose simili alle nostre; ma se pur vi fussero, sariano diversissime e remote da ogni nostra imaginatione; perche credete che il globo lunare non sia di terra, e di acqua, e questo solo basti à tor via le generationi, e corruttioni simili alle nostre.
23. E posto che vi fusse acqua, e terra, ad ogni modo non vi nascerebbono animali simili alli nostri, ne piante, od altro, per due ragioni principali. La prima, che alle nostre generationi sono necessarij gli aspetti variabili del Sole, e questi sono diversi nella Terra e nella Luna, per la diversità di moti e per la inegualità della distanza del Sole: giache dalla massima alla minima altezza del Sole alla Terra vi corre circa quaranta sette gradi di differenza, cioè quanta è la distanza dall'uno all'altro Tropico; e nella Luna non importa altro che gradi diece, ò poco più, che tanto importano le massime latitudini del Dragone di quà e di là dall'eclittica; onde nella zona torrida, quando durasse quindeci giorni il Sole à ferir la Luna con i suoi raggi, considerisi, per la vicinità, quali attioni vi si farebbono.
24. Secondariamente, che nella Luna non sono pioggie, perche le nugole ci asconderebbono alcune parti della Luna, che si vedono col Telescopio; e pur appaiono sempre in un modo, & in un eterno sereno purissimo. Ne è ragionevole che vi suppliscano le rugiade, ò le inondationi, come del Nilo in Egitto, non essendo nella Luna accidente alcuno che concordi con i nostri, di molti, che si ricercherebbono, per produr effetti simili. E sempre direi che colà non si produchino cose simili, ma differentissime, & inimaginabili dalle nostre; che così mi pare, che ricerchi la ricchezza della Natura e l'onnipotenza del Creatore, e Governatore. Queste cose principali ho brevemente raccolte da i vostri discorsi diffusi à questo proposito. È tempo ormai di esaminarle ordinatamente, cominciando dalla prima.
1. Che dunque la Luna sia sferica, è concesso e dimostrato indifferentemente da filosofi e da Cosmografi ancora; e le ragioni che voi adducete per provar questo, sono universali, e di Aristotile e di altri molti, che di tal materia hanno scritto. Mi resta solo un dubbio contra di voi, che chiamate il disco della Luna perfettamente circolare, havendo pur detto, che contiene vastissime inegualità, erti, scoscesi, valli, anfratti merlati, &c., quasi che tali situationi non ripugnino punto alla rotondità perfetta: e già si dice con verità solo perfetto quello, à cui, nel suo genere niuna cosa manca; overo che in ciò non può ricevere additione; onde non si direbbe perfettamente piano, quel che havesse dell'elevato, ò del declive. Anzi per questa istessa cagione, da coloro che sanamente intendono e regolatamente parlano, la Terra non vien detta perfettamente sferica, ma che fra lei e l'acqua integrino una cotal figura, lasciando però alla Terra mille inequalità, e diversità di siti, alla rotondità perfetta direttamente opposti. Ma lasciamo da parte queste minuzie, che son sicuro, non mancare da diverse bande risposte; pur voi così rigoroso censore di ogni punto appunto delle assertioni Aristoteliche, essendo così diffuso, e prolisso nell'esaminar con mille digressioni le sue positioni, doveate in questo passo di controversia fermar meglio il piede, esser più puntuale, e non dar campo di esser tassato.
2. Che per l'opacità sia la Luna atta a ricevere e ripercuotere il lume del Sole, io per ora non dirò altro; ma di sotto, per corrispondenza alle vostre prove, dirò quel che mi parrà più probabile, & in qual maniera.
3. Che la materia della Luna sia densissima e solidissima, è dottrina delle scole Peripatetiche, con distintione di più, e di meno in diverse parti di essa, e specialmente in quanto concernono la densità, perche non vogliono che sia uniformemente densa per tutto, per diverse cagioni, che essi apportano, come ancor io hò detto nel secondo del Cielo. Ma se bene questa è verità ricevuta e da gli Aristotelici e da voi parimente; cioè, che sia densissima, e solidissima (non toccando queste sottigliezze del più, e del meno), tuttavia la positione e l'assenso vostro non corrisponde all'ordine dell'altre vostre positioni, ma più tosto gli ripugna. Dite, che i cieli sono più rari, più cedenti e più flussibili che la nostra aria, e le stelle, e la Luna sono cose celesti; perciò (aggiungo io) havranno l'istesse conditioni, e qualità, con poca, differenza, che i medesimi cieli: e se quelli sono rarissimi, cedenti e flussibili; come la Luna sarà densissima, e solidissima? Chi ha visto mai addensarsi talmente l'aria, che diventi, à guisa di inpenetrabile diamante, densissima? non contraviene ciò forse alla sua essenza, alla sua naturalezza? È ben vero che alcuni corpi congelati, di liquidi diventano duri e solidi, come si vede dell'acqua; ma questo occorre per esser ella, ò simili, di parti assai solide e dense. Ma i corpi più rari e più dissipabili, non sono atti à ricevere così fisse impressioni, come è manifesto dell'aria, e del fuoco; dunque molto meno il Cielo, essendo secondo voi, più raro e più cedente dell'aria; e per consequente, se la Luna è cosa celeste, non havrà ella quella tal densità e solidità che voi pur le attribuite. Già, conforme alla buona Filosofia, le parti hanno conformità, ò proportione col tutto, massime ne i corpi principali dell'Universo, ove non ricercandosi diversità d'organi, e di figure, come accade nei viventi inferiori, non gli sarà ne meno bisogno di estremità così fatte, dico di eccessivo raro e di supremo denso, quantunque negli animali si vegga qualche diversità tale di parti, per varij officij, e per il sostegno, quale è della carne, e dell'ossa; ma, ne con questo eccesso; ne da essi, è giusta la similitudine per applicarsi al cielo, essendo di altra struttura & alieno da queste necessità, e dissimiglianze. Et anco quando non fusse la Luna parte del Cielo, ne men cosa celeste, ma per se stessa corpo diverso, e disparato, per la contiguità, che ha con i cieli, non è ragionevole che in queste qualità sia ella da loro, così estremamente diversa. Già si vede che la provida Natura hà servato un ordine e quasi una giustizia commutativa fra vicini corpi totali generabili, e corruttibili, onde possano scambievolmente aiutarsi, e ripararsi nelle discordie dall'offese. Caldo, leve, raro, agile, lucido, il fuoco e di simili accidenti è dotata l'aria sua propinqua. Che se fussero di tali estreme differenze, sarebbe troppo inegual la pugna: si estinguerebbe l'uno, e restarebbe l'altro solo signore; onde essendo (per voi) i Cieli corruttibili, & insieme con essi la Luna, non possono esser tanto eccessivamente diversi, quanto più che alle predette conditioni seguono accidenti & effetti ripugnantissimi. Ma gli Peripatetici, con ragionevole avedimento, se ben pongono solidissimo, e densissimo il Cielo, e, vicino à lui, raro e dissipabile il fuoco, gli fanno essenti di contrarietà, e di pugna, ponendo quello incorruttibile, amico, e conservator di questo, e questo dependente e beneficiato da quello, onde alle lor positioni non seguono contradittioni, ò ripugnanze, come alle vostre. Questo è il modo infallibile di filosofar senza errore, dalle cose inferiori alle supreme, col passaggio del mezo, dall'elementari alle celesti: dalle più note all'incognite: non per salto, & a capriccio. Voi ponete i Cieli corruttibili più de gli elementi, e dall'altro canto le conditioni di scambievole corruttibilità gli levate.
4. Che nella Luna siano apparenti distintioni di parti à guisa della nostra terra e dell'acqua, non ha dubbio alcuno, stando massime nella pura similitudine, cioè, che alcune parti appariscano più oscure, altre più chiare; come più oscura si mostra l'acqua, per il suo profondo diafano, di quel che faccia la terra, per la sua superficie solida, mentre siano illuminate ugualmente: non però che le parti della Luna habbino convenienza totale con quelle della terra e dell'acqua, sì che non deve ponersi così densissima la Luna senza distintione come voi fate; conciosiache l'esser penetrato più o meno un corpo da i raggi luminosi, diviene dall'esser più raro, ò denso, come è noto à ciascuno, e singolarmente ove è qualche conditione di opaco, come si vede nelle nubi, & altrove,
5. La quinta convenienza è da concedervisi totalmente, già che non porta seco difficoltà, come ne anco dottrina nova.
6. La sesta, se bene non ripugna alle positioni Peripatetiche, pure circa quella parte, che la Terra rifletta i raggi del Sole nella Luna con più gagliarda illuminatione, che non fa la Luna nella terra, ricerca qualche esame; e lo farò nel progresso, per quanto mi parerà possibile, e ragionevole.
7. La settima non è di controversia imaginabile.
8. Nell'ottava si contiene qualche punto di differenza, per star voi sul severo, non usando distintione ove dovrebbe usarsi, come vedrete. Che dunque la Luna sia scabra, & ineguale, acciò possa a noi riflettere i raggi del Sole, non già tersa e pulita come un specchio, in cui da una sola parte si fa il riflesso totale, restando l'altre sue parti oscure; Io vi rispondo, che ne scabra, ne ineguale, ne perciò tersa, e pulita, dovrà esser per questo effetto; ma basterà, e sarà forse anco necessario, che essendo liscia ugualmente, non però diafana, produca l'effetto di questa riflessione di lume. L'esser totalmente tersa, e pulita, come un specchio, impedisce indubitatamente la riflessione totale, il che è notissimo senza che voi con tante fatiche cerchiate di farlo manifesto. L'esser del tutto scabra, & inequale toglie l'uniformità del riflesso, quale è quello che viene à noi dalla Luna. Voi dunque dite, che non è liscia, pulita e diafana come un specchio; sono con voi: dite che sia aspra, come un muro, overo come la terra, acciò rifletta il lume del Sole, & intorno à questa asprezza dissento da voi, e pongo una lisciezza meza frà quella dello specchio e l'asprezza del muro, ò della terra, quale sarebbe, per essempio, quella di un liscio alabastro, di una perla, ò simile. Mi dichiaro. Si riflette il lume da i corpi, ò dalle lor superficie aspre, & opache, & è grande il riflesso da ogni parte, come si vede; ma però questo lume, riflesso alquanto da lontano, languisce, e degenera dalla vivezza del primo lume originario, non rende distinte e spiccate l'ombre, ma confuse, e quasi invisibili. Ma se questo riflesso si faccia da un corpo liscio sì, ma non già trasparente, come sarebbe pur l'alabastro, ò altra materia solida; havremo il riflesso sufficiente, e la distinta apparenza dell'ombre, come appunto accade del lume della Luna. E così la via di mezo in questa determinatione era bene di eleggere, e non venir a due estremi di puro aspro e di puro diafano. E dunque (conchiudo) la Luna, per il determinato riflesso del lume solare, ne diafana ne meno aspra, et ineguale, ma egualmente liscia senza real trasparenza.
9. Da questa decisione l'altre vostre ragioni restano probabilmente solute. E volentieri vi si concede, dal corpo sferico farsi picciolissima riflessione; e voi combattete gratis contra chi non vi è contrario; vibrate la spada al vento, fingete chimere e mostri a vostra voglia; e da voi stesso, come veramente finti, gli dissolvete in fumo; ma ve ne gloriate, come aveste superati i veri & insuperabili.
10. Che la cagione per cui nel corpo scabro si vegga il lume per tutto, sia l'esser la sua superficie composta d'innumerabili superficiette piccolissime, disposte secondo innumerabili diversità d'inclinationi &c. Io non sò come possiate ciò con ragione imaginarvi. Ditemi per cortesia. Queste piccolissime superficiette sono fra loro continuate, ò no? se sono continuate, saranno una sola, onde è mero placito chiamarle molte e diverse. Se non sono continuate, la totale non sarebbe una superficie, ma una aggregatione di molte diverse e discrete, à guisa di una quantità di scagliette insieme unite. Mi direte, esser continuate certo, ma però di sito, e di rilievo ineguale, secondo la qual situatione diversa possono chiamarsi superficiette diverse; come accaderebbe in un muro riccio, in una carta rustica, &c. Siavi pur concesso questo, & à vostro beneplacito in tali corpi si facciano queste reflessioni per le vostre molte superficiette, dalla diformità delle quali nasca la uniformità del riflesso, e sia la cagione deterior dell'effetto; ad ogni modo voi non discorrete dottrinalmente; poi che dovendo parlar in universale, vi ristringete ad alcuni particolari: à guisa di chi volesse provar, tutti gli huomini di una Città esser ciechi, perche ve ne habbia visti tali al numero di otto, ò diece. Nelle superficie, dunque liscie e non trasparenti, delle quali se ne trovano innumerabili, non potrete assignare queste diverse superficiette ne per discontinuatione, ne per inegualità, e pur in esse si fa per ogni parte pienamente il riflesso, dunque non fu la causa adeguata questa numerosità di finte superficiette, e per conseguente i vostri discorsi non sono scientiali5. Et io direi (rimettendomi sempre à chi sà dire, & intender meglio), che il non riflettersi il lume, eccetto che da una parte, ne i corpi tersi, e trasparenti, non divenga in conto alcuno dalla unità della superficie totale, perche ciò accaderebbe à molti altri corpi, che non accade, come hò detto. Ma di ciò sia la cagione l'esser di sua natura permeabili dal lume, talche passando esso lume non si vegga fuor che in quella parte, nella quale direttamente il corpo luminoso, ò colorato si rappresenta, quasi che per la sua presenza diretta più vigoroso, e senza languidezza insieme penetri, e non sia superato dal tenebroso del corpo diafano, ma pienamente lo avanzi, specialmente se sia il corpo representante terminato da opaco, altrimenti no. E questa virtù non si conceda à lume più debole, ò rappresentato lateralmente; e per ciò nel specchio rimirato per coltello non si dà il riflesso, ò malamente; e voi sapete benissimo che i prospettivi vogliono che l'oggetto visibile si rappresenti, ò in tutto, ò in miglior modo per linea retta; onde per loro più chiara intelligenza descrivono quella lor piramide trilineale, attribuendo alla linea di mezo il punto dell'effetto principale della virtù visiva, & insieme dell'oggetto visibile. Talche nel corpo diafano i lumi ò colori più deboli, concorrendo debilmente, & insieme con i più potenti e lateralmente appresentati e per la diafaneità, e per l'obliquità, ò non si riflettono, ò pur non facilmente, se bene nella superficie non diafana havrebbono la sua visibilità, e reflessione, ancorche non così diretta, come hò detto, perche non hanno la penetratione, da cui restino (per un certo modo d'intendere) quasi occultati. Ma forse mi dirà alcuno, quali trasparenze si generino, & in qual maniera, in un argento, in uno acciaio, o altrove, dall'esser bruniti? Dico che da quella confricatione si fa una dispositione più atta alla penetratione del lume, e questo basta; essendo esso lume un accidente meraviglioso, di attività indicibile; onde, con modo difficilissimo da intendersi, penetra i corpi lucidi, ancorche durissimi, e da loro si riflette, purche s'incontri in opaco terminante.
11. De i due dubbi proposti, il primo non porta controversia, anzi conferma la mia positione dell'apparir per raggi retti il corpo luminoso, &c.
12. Già che per questa causa volete che apparisca maggior lume; onde (aggiungo) non per le molte superficiette, & eccovi un altro punto di incostanza ne i vostri detti.
13. All'aggiunta dico, che in un corpo piccolo dominato, ò risguardato totalmente da un luminoso grandissimo, non possono cadere coteste differenze, ò non possono esser sensibili; conciosia che la nostra vista in fondamento materiale organico ricerca l'oggetto con proportione di quantità conforme. Che poi non si vedessero oscurità di valli, over ombre di montagne fraposte, perche direttamente sono rimirate dal Sole, & ovunque esso così rimira, è illuminato, & non vi può esser ombra di sorte alcuna. Vi rispondo, che ne men questa è positione evidente, conciosia che, quantunque il Sole risguardi direttamente tutto il disco della Luna; l'inegualità nondimeno delle sue parti (come asserite voi) e la loro obliquità si oppone a i diretti raggi del Sole, e fa ombra all'altre parti, e questa potrebbe vedersi. Come il Sole, all'ora che più direttamente risguarda in qualche monte ineguale e ripieno di valli, e di boschi, produce ombre diverse fra i colli, fra gli alberi, fra i rami, fra gli edificij, se però tutte le loro parti non fussero a linea direttissima rivolte verso la faccia del Sole, che è cosa ridicola da pensare. E se pur à qualche ora, ciò potesse accadere, indi à poco, con la declination del Sole, si vedrebbono pur l'ombre, & in questa maniera accaderebbe nel disco lunare, & in varie parti di essa; e così non doveate assolutamente affirmare, nel pienilunio non apparir quest'ombre; oltre che, havendole voi vedute col vostro Telescopio, vi si vedono certo; se non diceste averle viste all'oscuro, ò in una parte solo di essa: Anzi che non stimo maggior ragione, veder in parte, ò in tutto illuminata la Luna, correndo per ogni parte di essa illuminata la medesima causa, di esser (dico) vista dal Sole, & ove egli rimira non si trova ombra, à talche torno ad inferire, ò che voi mai havete visto ombra alcuna nella Luna; ò la vedeste nelle sue parti non illuminate, ove è impossibile di vedersi, eccetto che la confusa indistinta di se medesima per mancamento dell'aspetto del Sole. O finalmente, che ella non habbia parti ineguali, anfrattuose, merlate &c.
14. Al secondo dubbio, lascierei volentieri rispondere à ciascuno, che sia versato nelle Scole Peripatetiche, nondimeno, havendo io per le cagioni sudette preso questo assunto, dico, che grandemente mi meraviglio di voi; che con imposture, over intelligenze malamente stirate, vogliate dire, che la figura sferica, secondo la dottrina di Aristotile, sia cagione dell'incorruttibilità de corpi celesti. Dove, di gratia; dove giamai ha egli ciò detto? apportate pur chiaramente i suoi testi, le sue parole, ne vogliate esser trascurato in materia di così fatta controversia. Lo improveraresti per certo bene, tirando in consequenza che ogni cosa corporea potrebbe rendersi incorruttibile, se questa incorruttibilità dalla rotondità dipendesse. Ma non tirate a sì fatto inconveniente Aristotile, anzi pur solo voi medesimo, che ciò affirmate. Vi fingete imagini di cartone sotto il sembiante d'Aristotile, quinci è che con tanta facilità l'impugnate e l'espugnate ancora. Dice ben egli che la figura sferica convenga a i corpi celesti; non già che gli faccia incorruttibili. La loro incorruttibilità altronde hà origine, come egli & i suoi seguaci espongono, & io parimente al suo luogo.
15. Circa l'ombre che per virtù del vostro Telescopio si veggono (come dite) nella Luna, io non vorrei affirmare alcuna cosa temerariamente. Altro non bramo che di conoscere il vero, a cui pospongo ogni altro fine, ogn'altro interesse. Vi dico per tanto, che se cotali ombre siano vere, e che il vostro Telescopio non sia soggetto all'inganno, e che si habbia da creder al vostro detto; esser mestieri concedervi in conseguentia che le parti della Luna siano ineguali, con erti, scoscesi &c: come quelle della Terra, ò in modo tale. Perciò non vi arrogate di dir gran cosa contra Aristotile. Egli non parla mai di tal inegualità della Luna; ma per l'illuminationi arcuali, che ella riceve dal Sole, conchiude che sia sferica, il che fate ancor voi; onde queste inequalità tanto per esso quanto per voi non si oppongono alla sua rotondità, come ne quelle de' monti, e delle valli a quella della terra, essendo forse poco sensibili in comparatione della vastità di questi due corpi totali; si opporrebbono però alla semplice perfetta rotondità, e nella Luna e nella Terra, come vi ho toccato di sopra. Or in questa maniera, accettata anco da' Peripatetici (per hipotesi) questa inegualità, niuno inconveniente seguirebbe, nulla si pronuncierebbe contra Aristotile, à niuno havreste espressamente contradetto; quantunque questa nova osservatione vi recherebbe lode, & io volentieri ve la darei. Dico di più, che essendo il pianeta della Luna stimato infimo fra tutti i corpi celesti, onde contiguo à gli elementi, non sarebbe lontano dal verisimile che anco della perfettione di tal figura fusse in qualche maniera manchevole. Ne perciò seguirebbe veruno assurdo, cioè, che nel girarsi lasciasse spatij or pieni or voti, come discorre Aristotile del primo mobile; ne meno che facesse rotture dell'altre parti celesti, ò elementari à lei congiunte: perche, essendo fissa nel proprio orbe, da cui vien portata, ne havendo moto suo proprio, se ben per caso fusse, non che rotonda malamente, ma anco quadrata, ò triangolare, non apporterebbe disconcio, e sarebbe come una figura designata e distinta di qual si voglia forma, non già però svelta o separata da un legno, o da altra materia, tale, che niente lascierebbe di voto o d'ineguale. Salverebbe anco l'ombre supposte, essendo ella opaca, & il suo orbe diafano, che nessun impedimento à queste distintioni recherebbe. Questa tal inequalità non però farebbe che ella fusse aspra, ò scabra, che ben può darsi l'un senza l'altro; come se i monti & i colli della terra fussero tutti lisci, non sarebbe ella scabra, ma sì bene ineguale, onde non sarà necessaria, ò consequente la positione delle superficiette piccolissime ineguali, per questa supposita concessione.
16. Che poi la Luna per se stessa non habbia più lume che la terra, ancorche poco alla contraversia tra' Peripatetici importerebbe, sostenendo eglino che lo riceva dal Sole: tuttavia nella sua totale eclisse mostrando qualche poco di lume, or debile, or fosco (il che credo io avvenga per la interpositione di vapori, come per la medesima cagione apparisca in diversi tempi diversamente colorata), io giudicherei, che non fusse totalmente oscura come la Terra; e la comparatione, che voi fate fra essa Luna e le nubbi, conchiude direttamente (secondo il mio parere) l'opposito di quel che voi intendete conchiudere, conciosia che le nuvole non hanno in se stesse alcun colore vero, e reale, ma si mostrano più chiare e più oscure, secondo che sono più dense, ò meno; talche se la Luna apparisce di giorno quasi una nuvola, non segue, che ella sia più oscura che la terra, ma senza colore come le nubbi, e tanto più lucida, quanto che in effetto non appare nuvola oscura, ma chiara, e biancheggiante, e pur le nuvole, quando sono dense, dimostrano opacità, & oscurità, non ostante che siano illuminate. Anzi il lume, che illuminando non produce realmente i colori, ma solo fa che siano attualmente visibili, non potrebbe trar un colore all'apparenza dell'altro direttamente e del tutto opposto, e specialmente al più perfetto, al positivo, dal privativo, come un drappo negro, ancorche illuminato dal Sole, ò da altro luminare, non apparirà mai bianco: & i boschi negregianti per la folta quantità de gli alberi fronzuti, irradiati, non si veggono di altro colore, & in questo modo la Luna risguardata dal Sole non comparirebbe mai bianca, se fusse negra; se pur non volessivo dire; che l'istessa cagione naturale, invariata & unica, produca di sua natura effetti contrarij; & all'ora vi sarebbe lecito affirmare, che il calore sia effettivo anco del freddo, la febre della sanità, e della morte la vita. E se diceste; questa varietà di colori, che nella Luna si scorgono, divenire dalla distanza, che è fra essa e noi che la rimiriamo. Io vi dico che la distanza può ben mostrar denegrati gli altri colori; ma mostrar bianchi i negri, non è possibile. L'acque limpidissime, per la lor profondità (in cui s'inchiude spatio, e distanza) si mostrano in maniera cerulee, che par quasi negreggino; il verde, il flavo, il purpureo, in lontananza, appaiono quasi del tutto negri. E la cagione universale è, che la lontananza apporta perdita, e privation nella conoscenza dell'oggetto visibile, tanto per parte delle sue specie, che languiscono, quanto per la potenza visiva, che è terminata di virtù, e defettiva; & essendo il color negro quasi una privatione de gli altri colori, come le tenebre della luce, quelli rimirati da lontano, necessariamente nel negro degenerano; ma che esso apparisca bianco, sarebbe un acquistar vigore nel mancamento; di modo che se la Luna in Cielo sarà negra, per niuna cagione vedrassi bianca; e se voi bianca la vedete fra le nuvole, errate dicendo esser negra: e tanto più è inescusabile il vostro errore, quanto che ogni sforzo delle vostre nove dottrine è fondato nella certezza della potenza visiva; si che se vi farete convenevole dir negro à quel che vedete bianco, noi altri, con più ragione, diremo esser larve, & imaginationi fantastiche quelle, che vi si mostrano dal vostro Telescopio. Già è cosa indubitata che il senso meno s'inganna circa l'oggetto proprio, che circa il commune; conosce meglio l'occhio il colore, che la quantità, ò il numero. E pur in grande approssimatione nel colore secondo voi s'inganna (o pur non conformate l'intelletto col senso nella cognition sensitiva, che è peggio) e nel veder inegualità, e scoscesi che sormontano ò almeno non così appartengono al suo potere, havrà operationi infallibili, e senza errore? Che sia la Luna men lucida, che la terra (essendo ambe due risguardate dal Sole), perche il suo lume riflesso è più debile di quello che sia riflesso dalla terra, ò dal muro; è argomento che pecca in proportione, perciò che voi ponete il lume riflesso dal muro vicinissimo, e lontanissimo quel della Luna; e sarebbe il simile che diceste; una stella ci si mostra men lucida e men grande di una facella; dunque è di lei men grande e men lucida. E ditemi, per vostra fè, se vi allontanarete anco per mediocre distanza dal lume riflesso del muro, non diviene egli debolissimo, e quasi insensibile? se in una gran sala, ove non entri egli eccetto che per un ampia fenestra, reflessogli da vicino parete lustro, e sopramodo illuminato dal Sole, vi ritrarete nell'estremo: nella maggior lontananza (dico) della fenestra, havrete qui lume intenso, o più tosto un barlume e forse anco tenebre pure? e nella somma distanza, dalla Luna alla terra, voreste che si servasse quasi senza diminutione il lume solare, con proportione così sproportionata dal sommo propinquo al sommo distante? e vi paiono questi argomenti da fondar nove dottrine?
17. La conseguenza che inducete, parto naturale delle sue premesse, è non meno difettosa di loro. Io per tanto direi, che, sì come la Terra è più oscura della Luna, così il lume, che ad essa riflette sia più debile, e men distinto, e per ciò non produca ombre formate, come quel della Luna produce in terra. E già nella riflession più vicina si conosce; poiche qual chiaro riflesso, quali ombre determinate si veggono, ove non giungono i raggi del Sole? Or che sarebbe in egual distanza con la Luna? Pur non ardirei negare ogni riflesso, e quel poco che nella Luna nova sottilmente falcata si vede, convengo insieme con voi esser probabilmente dalla terra.
18. L'opinione da voi ripresa è da me parimente stimata poco vera.
19. Che la terra operi nella Luna col lume, e con il moto, come la Luna nella terra, à me non pare ne vero ne verisimile: non già perche non creda, che il lume non sia di sua natura operativo, ondunque altrove si rifletta, riserbando egli (almeno in parte) la virtù originaria del suo fonte inesausto, ma per esser la Luna (come gli altri corpi celesti) di passioni corruttive impassibile, con la diversità e diminutione di questo riflesso, che assolutamente scemerebbe non poco di attività che a tali effetti si converrebbe.
20. Che la Luna sia durissima, è da i Peripatetici tenuto per certo, & è motivo più suo che vostro.
21. La confirmatione, con i segni addotti, della illuminatione della Luna nelle parti ove non è rimirata dal Sole, sia dal reflesso della terra, vi si è concesso. Parimente, che i corpi humidi si mostrino più oscuri che i secchi, gli erti che i piani, senza che tanto vi affatichiate in darno, non vi si nega.
22. Che nella Luna non si trovino ne animali, ne piante, noi, che da lei rimovemo ogni generatione e corruttione, più probabilmente di voi lo possiamo affirmare; ma voi, che la statuite generabile, e corruttibile come la Terra, non sò in qual modo la possiate in bona consequenza, privare di questi effetti propri e naturalissimi di queste prime passioni. E se bene fussero di altre specie (come anco nella Terra in diverse parti diverse specie si producono), non per questo potreste levargli via del tutto; anzi nelle parti principali converrebbono con i nostri, cioè nell'avere anima e corpo, onde sarebbono pur animali, e piante.
23. Che non fussero simili à i nostri, posto che vi fusse acqua e terra, per i varij aspetti del Sole &c., dico che tal variatione apporterebbe sì bene diversità di cose generabili, ma, essendo la cagione principale la medesima, cioè il Sole agente e la Luna passiva, atta alle generationi e corruttioni (come voi dite), i viventi non sarebbono di genere eccessivamente diversi da i nostri, ma havrebbono communi almeno le parti essentiali sudette. Ne la semplice vicinità del Sole farebbe incendij, ò sterilità in quei luoghi, a simiglianza de' paesi situati sotto i Tropici. Perche voi sapete benissimo (se pur anco in questo non sete discordante da ogn'uno), che non la pura vicinanza, ma l'aspetto per linea retta è quello che causa ardori & incendij. Onde dicono gli intendenti, che se bene l'inverno si trovi il Sole più vicino à noi che l'estate, nondimeno, perche ne risguarda per linea obliqua, poco calore produce; e tali obliquità, con le diversità di siti e di Climi, stimo rispondano così a capello nella Luna come fra noi; ed il Sole, per la sua immensa mole, non credo attenui la sua virtù col giunger dal Cielo in terra, più che coll'arrivar solo alla Luna; anzi, essendo cagione universale delle cose caduche, è ragionevole che dal supremo motore habbia facultà sufficientissima di operar proportionatamente per tutto, e forse tanto meglio nella Luna (se, parlando con voi, la ponessimo corruttibile), quanto gli è più vicina, non essendo ragionevole che il primo, nobilissimo, di tutti i corpi mondiali, che conforme alla natura ha sempre per scopo l'ottimo, con la sua propinquità, apporti più tosto danno che utile, & anzi incenerisca che avvivi. Oltre che il lume, forse per se stesso non è attualmente caldo, ma solo producitor di caldo per i raggi retti, ò riflessi; onde, torno à dire, quella vicinità più tosto gioverebbe che non pregiudicarebbe alle generationi. Questo dico per mio discorso e secondo le ragionevoli positioni Filosofiche; ma discorrendo contra di voi, con i vostri medesimi principij, vi dico, non esser vero (anzi lo dite voi) che la Luna sia più vicina al Sole che la terra per sempre, conciosiache, raggirata nel proprio orbe circa la terra, per la metà del suo corso è lontana da esso più che la terra quanto è il semidiametro della terra, dell'acqua, dell'aria e del fuoco, overo di tutto quel spatio che si chiude fra la sfera terrestre, e l'orbe lunare: il che intendete di mostrar con la vostra figura nel terzo vostro Dialogo à carte 320. onde per questa causa in essa Luna meglio che nella terra, almeno in qualche tempo, si farebbono generationi. Non voglio improperarvi il contradirvi.
24. Che finalmente (per vostra seconda ragione) nella Luna non si facciano nubbi, perche si vedrebbono, ò asconderebbono alcune parti di essa &c. È verissimo (rispondo) che ivi non si producono nubbi; ma che si potessero da noi conoscere, o che fussero d'impedimento per veder le parti di questo pianeta, quanto a lor stesse solamente, non lo tengo per certo, perche se le nuvole saranno attratte dal Sole dalla parte di sopra, cioè verso il Sole medesimo, al nostro Zenit supremo, oltre la Luna, dalla Luna medesima, posta fra noi, e quelle nubi, si occultarebbono; se lateralmente, non ci impedirebbono la vista; se direttamente verso noi, si accosterebbono verso le nostre, ed in questo modo non lo distingueressimo, ancorche fussero più alte o più lontane da noi che le nostre ordinarie, già che rimirate per linea retta con le nostre, non potrebbono lasciar conoscere la distanza, onde le stimaressimo nuvole attratte dalla terra; & (in una parola) non sapressimo distinguerle, e perciò o che non vedressimo la Luna, o quando la vedessimo sarebbe necessariamente sereno e delle nostre nuvole e delle sue; & ecco il vostro eterno sereno, della Luna, che non è mai tale se anco non è sereno à noi. Conseguente a ciò, vi risponderei delle rugiade e de' fiumi. Delle differenze de gli animali hò detto quanto à questo proposito mi è parso à bastanza. Che nella Luna non sia accidente alcuno, che si confaccia con i nostri, che si ricercherebbono per produr effetti simili, secondo le vostre precedenti asserzioni sarebbe falsissimo, essendo ivi (pur secondo voi) l'attutidine alle generationi, e corruttioni, che sono capo, e radice legitima de gli altri effetti conseguenti, come hò mostrato di sopra; quantunque alla vostra intelligenza forse non parrà inconveniente, ne ripugnante dar cagioni otiose, inutili e totalmente da niente nell'ordine divino dell'Universo.