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Pontificio Consiglio per la Famiglia
Clonazione: scomparsa della genitorialità

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  • 1. Clonazione, possibilità della biologia moderna
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1. Clonazione, possibilità della biologia moderna

Col termine clonazione ci si riferisce alla tecnica frequentemente utilizzata in biologia per riprodurre cellule e microrganismi, sia vegetali che animali, e più recentemente per riprodurre sequenze d'informazione genetica contenuta nei materiali biologici, come frammenti di DNA (acido desossiribonucleico), nel quale si trova codificata l'informazione genetica nucleare di molte specie. Occorre completare questa descrizione con una definizione più esatta della tecnica di clonazione, in modo che diventi possibile conoscere in maniera più adeguata la natura della stessa.

Tenendo conto della finalità, la clonazione è una procedura tecnica di riproduzione mediante la quale è manipolato il materiale genetico di una cellula o di un organismo (vegetale o animale) allo scopo di ottenere un individuo o un insieme di individui geneticamente identici al primo. Ciò che distingue la clonazione da altre tecniche somiglianti è il fatto che nella clonazione la riproduzione avviene senza unione sessuale (asessuale) e senza fecondazione o unione dei gameti (agamica), essendo la risultante un insieme di individui biologicamente identici all'individuo primo, che ha fornito il corredo genetico nucleare.

L'insieme di individui ottenuti per clonazione si denomina clone, espressione questa mediante la quale si indica che tutti e ognuno di questi individui hanno la stessa informazione genetica; non sono, quindi, solamente discendenti dal progenitore (non c'è stata, cioè, la combinazione genetica sessuale dei progenitori) 3. Si tratta, quindi, di un tipo di riproduzione che può sostituire artificialmente, nelle specie animali (di riproduzione sessuale), la fecondazione naturale o l'unione di gameti (le cellule mediante le quali si riproducono per natura), con i conseguenti vantaggi, difetti e pericoli.

Tenendo conto della realizzazione tecnica, per clonazione, si intende, in senso più stretto, in base alla prospettiva della procedura usata, la riproduzione ottenuta mediante il cosiddetto "trasferimento nucleare" 4. Quando gli scienziati alludono alla clonazione in senso stretto, sono soliti identificarla senz'altro con il trasferimento nucleare: "La fecondazione propriamente detta è sostituita dalla "fusione" di un nucleo prelevato da una cellula somatica dell'individuo che si vuole clonare, o della cellula somatica stessa, con un oocita denucleato, privato cioè del genoma di origine materna.

Poiché il nucleo della cellula somatica porta tutto il patrimonio genetico, l'individuo ottenuto possiede - salvo alterazioni possibili - l'identità genetica del donatore del nucleo. È questa essenziale corrispondenza genetica con il donatore che induce nel nuovo individuo la replica somatica o copia del donatore stesso" 5.

Sono anche chiamate "clonazione" (o "semi-clonazione" o altri termini somiglianti), benché in senso lato e meno adeguato, altre tecniche di riproduzione asessuale e agamica che assomigliano, per certi versanti, al trasferimento nucleare, soprattutto per i risultati ottenuti, cioè una discendenza geneticamente identica. Si tratta di tecniche come la partenogenesi artificiale 6 o la fissione embrionaria 7, tra le altre.

Non ci sono speciali obiezioni etiche alla clonazione di individui (per ottenere discendenza di essi) e materiali biologici non umani (per impiegarli in diversi usi), quando ciò è realizzato responsabilmente, così come non ci sono obiezioni etiche al tradizionale e talvolta antichissimo impiego di tecniche di questo genere nell'ambito vegetale, che ha dei vantaggi considerevoli. È indubbio che l'utilizzazione della clonazione in zoologia può portare grandi benefici. I miglioramenti nella riproduzione di animali di allevamento, la riduzione dei costi di produzione di certe carni, l'eventuale applicazione della clonazione per salvare specie in via di estinzione, i progressi nelle condizioni di sperimentazione e ricerca in farmacologia, per esempio, fanno sì che risulti consigliabile proseguire nella ricerca di applicazioni delle tecniche di clonazione in specie animali.

Ciononostante, occorre segnalare che l'utilizzazione di queste tecniche mostra ancora delle incertezze che devono essere attentamente vagliate. Possono avere conseguenze non previste nel futuro? Possono, ad esempio, produrre delle malformazioni genetiche pericolose, oggi ancora sconosciute, o non sufficientemente note? In quale misura ciò può coinvolgere alterazioni, a medio e lungo termine, nell'ambiente, nell'ecologia? Una pratica incontrollata della clonazione potrebbe finire per scatenare nuove malattie e malformazioni?

 




3 Il termine "clone", usato dal genetista e fisiologo britannico J. B. S. Haldane (Biological Possibilities for the Human Species of the Next Ten-Thousand Years, 1963), procedeva originariamente della botanica:  "una colonia di organismi che in modo asessuato - cioè senza intervento del sesso -, procede da un solo progenitore" (Herbert John Webber, 1903). Ha la sua radice sia dal latino "colonia, coloniae" (e dal verbo "colo, is, colui, cultum") che dal greco Klwn KlwnV ("klon, klonós", che significa "germoglio da piantare"), e allude alla riproduzione asessuale naturale di certi vegetali, come il roseto, che possono riprodursi per piantagione di un germoglio. Cfr H. J. Webber, New horticultural and agricultural terms, Science 28 (1903), pp. 501-503; A. A. Diamandopoulos, P. C. Goudas, Cloning's not a new ideathe Greeks has a word for it centuries ago, Nature 6815/408, 21-28/12/2000, p. 905.



4 J. Loeb, nel 1894, aveva stimolato artificialmente la partenogensi di ricci di mare, ma è stato il Premio Nobel tedesco H. Spemann colui che, nel 1914, è riuscito a trasferire nuclei in cellule di salamandra. Quest'ultimo è stato il primo, nel 1938, a proporre il trasferimento di nuclei in cellule di mammifero. Nel 1981, questa tecnica, considerevolmente perfezionata, è stata applicata con successo al topo, e nel 1986, alle pecore e alle mucche. I. Wilmut, dal Roslin Institute (Regno Unito), è riuscito ad ottenere, nel 1997, la nascita della prima pecora clonata del mondo, la famosa "Dolly".



5 Pontificia Accademia per la Vita, Riflessioni sulla clonazione, 11/7/1997. Cfr D. Tettamanzi (a cura di M. Doldi), voce "Clonazione", Dizionario di bioetica, Piemme, Casale Monferrato 2002; L. Ciccone, Bioetica. Storia, principi, questioni, Ares, Milano 2003, pp. 143-176; I. Wilmut et col., Viable offspring derived from fetal and adult mammalian cells, in Nature n. 385/1997, pp. 810-813;



6 La partenogenesi naturale consiste nella formazione di un nuovo individuo a partire da un gamete femminile (oocita) senza partecipazione di un gamete maschile (spermatozoo). Questo fenomeno naturale accade in femmine che producono spontaneamente embrioni senza previa fecondazione (in certe specie di invertebrati, non in mammiferi) oppure in individui biologici originati dall'incrocio tra differenti specie (ibridazione). Siccome non c'è ricombinazione, la progenie è allora geneticamente omogenea:  sono repliche identiche del progenitore unico, cioè cloni naturali.



7 La fissione embrionale consiste nella divisione dell'embrione di poche cellule, in modo tale che di ognuna delle cellule separate risultanti si sviluppa un essere adulto completo con lo stesso corredo genetico.






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