Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Pontificio Consiglio per la Famiglia
Clonazione: scomparsa della genitorialità

IntraText CT - Lettura del testo

  • 4. Perché non è eticamente accettabile la clonazione umana, né riproduttiva, né terapeutica?
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

4. Perché non è eticamente accettabile la clonazione umana, né riproduttiva, né terapeutica?

La preoccupazione davanti alla possibilità della clonazione umana è ben giustificata e risponde a motivi molto seri. I diversi tentativi di raggiungere un divieto globale e simultaneo della clonazione in tutto il mondo rispondono a questa preoccupazione. Malgrado il grande interesse manifestato nella realizzazione di questi progetti e le aspettative suscitate in importanti collettività (scienziati, gruppi di malati in attesa di nuove risorse terapeutiche, associazioni professionali, ecc.) che, bisogna dirlo, hanno un maggiore o minore fondamento nella realtà, sarebbe irresponsabile non vagliare attentamente le obiezioni alla clonazione, che trovano sostegno in considerazioni d'ordine tecnico ed etico, così come in profonde ragioni antropologiche.

1. La clonazione riproduttiva

Per quanto riguarda i tentativi di clonazione umana a fine riproduttivo, gli ostacoli scientifici prevedibili sono molto seri, fino al punto che numerosi esperti hanno espresso forti dubbi sulla praticabilità attuale di un progetto veramente scientifico a questo proposito. Malgrado i recenti annunci clamorosi (più o meno sensazionali) dei mass media, non ci sono al presente prove di vero valore scientifico che mostrino, fuori di ogni dubbio, che questi tentativi siano riusciti. D'altronde, anche se si ammette la possibilità che questi tentativi in futuro riescano, bisogna considerare il gravissimo rischio di malattie, difetti genetici e mostruosità, di cui sarebbero responsabili coloro che li realizzassero.

Ad esempio, la tecnica del trasferimento di nucleo non ha consentito, finora, di ottenere altri risultati se non di una stragrande maggioranza di embrioni che non riescono a svilupparsi nel modo giusto 17. Nelle scarse occasioni in cui si ottiene la nascita, gli animali soffrono spesso di malattie e qualche volta di diverse mostruosità, in modo tale che muoiono molto spesso in modo prematuro 18. Questo sembra dovuto a difetti nel processo di "riprogrammazione" genetica del nucleo trasferito. È chiaro che in tali condizioni, una clonazione a scopo "riproduttivo" non dovrebbe essere applicata alla specie umana, per il grave rischio che rappresenterebbe e l'elevatissima mortalità inerente 19.

Se l'immoralità della clonazione riproduttiva è già determinata dalle circostanze tecniche attuali, gli ostacoli etici ad una clonazione umana riproduttiva si mostrano in se stessi insuperabili e manifestano un contrasto con il senso morale comune dell'umanità 20.

Il filosofo Hans Jonas (già negli anni 80) si è posto davanti le problematiche etiche che una eventuale clonazione della persona umana rappresenterebbe. La clonazione significherebbe la perdita di quello che Jonas chiama il "diritto all'ignoranza", cioè il diritto soggettivo a conoscere che uno non è una copia di un altro, e ad ignorare il proprio futuro sviluppo (come, ad esempio, le malattie che saranno sofferte, l'evoluzione della propria psicologia, il prevedibile momento della propria morte naturale, ecc.). Questa "ignoranza" è, come afferma Jonas, in certo senso una "condizione di possibilità" della libertà umana, e infrangerla costituirebbe un'enorme peso alla propria autonomia. Il clone umano sarebbe disumanamente condizionato nel conoscersi copia di un altro, perché l'incertezza è un fattore primordiale nello sforzo umano della libera scelta.

Senza la responsabilità dell'incertezza - secondo Jonas - il clone dovrebbe prevedere ogni sua mossa, prevedere obbligatoriamente le sue malattie, correggere i futuri atteggiamenti psicologici, in un lavoro costante controcorrente di distacco dal suo "originale". Quest'ultimo sarebbe sempre per lui l'ombra, il modello, la traccia onnipresente da seguire, da evitare. "Essere copia" diventerebbe parte della propria identità, del proprio essere e della propria coscienza. Sarebbe così inflitta una ferita al diritto dell'uomo a vivere la sua propria vita come una scoperta originale e irripetibile, una scoperta, nel fondo, di se stesso 21. Così il suo percorso vitale diventerebbe la pesante realizzazione di un "programma di controllo" disumano e alienante. Per Jonas la clonazione, dunque, è "nel metodo la forma più tirannica e simultaneamente schiavizzante di manipolazione genetica; il suo obiettivo non è una arbitraria modifica della sostanza ereditaria, ma, proprio, la sua arbitraria fissazione, in opposizione alla strategia dominante nella natura" 22.

Il rischio di una utilizzazione eugenistica della clonazione (sia riproduttiva, sia terapeutica) con il fine di "miglioramento" della razza, oppure allo scopo di selezionare caratteristiche personali ritenute "superiori" ad altre, non è (malgrado le affermazioni dei suoi sostenitori), una possibilità troppo lontana.

Nella Risoluzione del 12/3/1997 sulla clonazione, il Parlamento Europeo si dichiarava "Saldamente convinto che nessuna società può giustificaretollerare, in nessuna circostanza, la clonazione di esseri umani:  né con fini sperimentali, né nell'insieme della terapia dell'infertilità, né della diagnosi precedente all'impianto o trapianto di tessuti, né a nessun altro fine, perché costituisce una grave violazione dei diritti umani fondamentali, si oppone al principio d'uguaglianza degli esseri umani nel permettere una selezione eugenesica e razzista della specie umana, offende la dignità della persona, e richiede la sperimentazione con esseri humani (B). In una seconda Risoluzione sulla clonazione, del 15/1/1998, il Parlamento europeo, nel richiedere la proibizione della clonazione di esseri umani, in via sperimentale, per diagnosi "o per qualsiasi altro scopo", qualifica, addirittura la clonazione come "antietica" e "moralmente ripugnante" (B).

2. La clonazione terapeutica

La clonazione umana terapeutica è mostrata spesso dai suoi sostenitori come un progresso che permetterebbe di ottenere i benefici di una terapia genetica, come rimedio a malattie che oggi non sono accessibili alla medicina. Però queste eventuali (e discutibili) conseguenze positive non cambiano, nel fondo, la natura morale della clonazione in se stessa. C'è una stretta continuità oggettiva tra clonazione riproduttiva e terapeutica. In ambedue si "produce" un embrione umano, però in quella terapeutica, si prevede l'ulteriore distruzione, nell'estrarre cellule staminali embrionarie o materiali biologici allo scopo di utilizzarli con fini terapeutici.

Negli aspetti tecnici della clonazione terapeutica persistono abbondanti incertezze. Da una parte si afferma che la clonazione sarebbe una risorsa di cellule staminali embrionarie (che, essendo non differenziate, risulterebbero interessanti dal punto di vista biologico, a motivo della loro maggiore "plasticità"). Però non sempre si tiene nel dovuto conto la condizione precaria dell'embrione clonato e l'elevata probabilità di generare differenti neoplasie (cancri e tumori) nell'eventuale paziente in cui le cellule verrebbero introdotte. Per questa ragione, molti ricercatori indicano la ricerca sulle cellule staminali adulte come quella da cui  occorre  aspettarsi maggiori successi, senza i limiti etici che la utilizzazione di cellule staminali embrionarie comporta 23.

D'altra parte, occorre considerare anche le notevoli difficoltà pratiche che il rifiuto immunitario di queste cellule staminali embrionarie rappresenterebbe. Queste difficoltà rendono ancora più debole l'argomentazione di coloro che pretendono di giustificare eticamente la clonazione umana per utilizzarla in queste ricerche. Aggirare il rifiuto immunitario delle cellule staminali embrionarie mediante la clonazione di un embrione suppone tutta una strumentalizzazione dell'embrione umano.

Come sottolinea Elisabeth Monfort, "necessariamente l'utilizzazione di cellule staminali embrionarie coinvolge la tecnica della clonazione terapeutica per evitare il rifiuto del tessuto. Respingere la clonazione e accettare l'utilizzo di cellule staminali embrionarie... è un atteggiamento irresponsabile e anche ipocrita, senza dubbio per tranquillizzare quelli che ancora dubitano" 24.

La clonazione terapeutica per l'ottenimento di cellule staminali implica non solo la produzione di un embrione, ma anche la sua manipolazione e l'ulteriore distruzione. Non è accettabile ritenere un essere umano, in qualsiasi tappa del suo sviluppo, come un "materiale" di magazzino, o fonte di tessuti e organi, di "pezzi di ricambio". La complessità morale della clonazione si può capire meglio se si tiene conto che ciò che andrebbe prodotto, manipolato e distrutto non sono cose, ma essere umani come noi. Un modo di porci davanti a questa questione sarebbe di metterci nei panni, non degli scienziati che clonano, ma nei panni dell'embrione (come anche noi siamo stati). Sicuramente non sarebbe piacevole venire al mondo in un laboratorio, invece di essere il frutto dell'unione dei nostri genitori. Nemmeno lo sarebbe essere il sopravvissuto tra decine o centinaia di nostri fratelli gemelli eliminati come "difettosi". Meno ancora lo sarebbe essere poi manipolato per produrre "pezzi" di cui qualcun altro ha bisogno (i reni, ad esempio); né di morire dopo questa breve e sofferta vita "prodotta" proprio a questo scopo.

Certamente, l'utilizzazione di cellule staminali in terapia cellulare può aprire tutta una linea di benefiche ricerche che mostrano oggi interessantissime prospettive; però, per questo scopo, l'utilizzo di cellule staminali embrionarie (e, conseguentemente, della clonazione terapeutica per ottenerle) si è dimostrato una via scientificamente poco accertata e difficile, ed eticamente inaccettabile. La ricerca, invece, sulle cellule staminali adulte, soddisfacente sia nei suoi aspetti etici che in quelli tecnici, realizzata in modo degno e responsabile e sottomessa ai criteri etici, rappresenta una strada di speranza e di futuro, che non solleva obiezioni etiche speciali 25.

3. Obiezioni tecniche, etiche ed antropologiche alla clonazione umana

Certi argomenti, che permettono di approfondire i motivi razionali della immoralità della clonazione, mostrano la continuità etica tra la clonazione riproduttiva e quella terapeutica. Sono argomenti collegati da una profonda complementarietà, perché sviluppano diversi aspetti etici razionali derivanti della dignità ontologica dell'embrione umano, e sono tra di loro in intimo rapporto con lo statuto antropologico ed etico dell'embrione, che deve essere il punto di partenza iniziale in tutta questa problematica 26.

a. Incancellabile probabilità del carattere umano degli embrioni ottenuti

L'ottenimento di embrioni umani per clonazione, sia a fine di riproduzione che di terapia e ricerca implicherebbe la distruzione di una buona parte di essi. Ad esempio, per la pecora "Dolly", si sono dovuti "sprecare" centinaia di embrioni. E non solo; l'elevato rischio di trasmissione di malattie o di malformazioni che questa tecnica coinvolgerebbe aggiunge nuove ragioni per il divieto etico. Questo è specialmente valido per quanto riguarda la clonazione "terapeutica". Risulta in tal modo ovvio che l'ottenimento di cellule staminali embrionarie passa attraverso la produzione (e successiva distruzione) di un embrione, che molti degli stessi ricercatori non insistono più nel definire come "cumulo di cellule", concetto elaborato per eludere la questione antropologica e, di conseguenza, etica dell'embrione. Riconoscono, infatti, che queste tecniche passano per la produzione di quello che essi denominano, "early embryo", cioè, embrione allo stato iniziale. Ma, allora, si pone una domanda:  che cosa sarebbe, questo embrione? Quale sarebbe il suo statuto etico e giuridico? Una questione che rimanda ad un'altra sottostante: quale è lo statuto di ogni embrione umano?

L'affermazione che l'essere umano deve essere rispettato e trattato come persona dal momento stesso del concepimento, è centrale per una giusta impostazione del problema dell'identità e dello statuto dell'embrione umano. "La formulazione in questi termini del dovere etico fondamentale nei riguardi del nascituro è diventata oltremodo necessaria in vista dei problemi sollevati dallo sviluppo biotecnologico" 27.

L'espressione "pre-embrione" è stata utilizzata per evitare, proprio, la domanda antropologica ed etica fondamentale sullo statuto dell'embrione 28. "Il problema è, si dice, che l'embrione nella sua fase iniziale non gode di individualità e identità giacché, essendo formato da cellule totipotenti, in lui non sono ancora identificabili uno o più individui umani. Ma ragioniamo. L'embrione (ci riferiamo al cosiddetto "pre-embrione") è un essere. Con questa espressione - essere - intendiamo una realtà esistente e viva che è suscettibile di uno sviluppo biologico proprio, differenziato e autonomo (ha in se stesso la forza evolutiva) relativamente al mezzo adeguato e necessario per la sua sussistenza e per "alimentare" tale sviluppo proprio e autonomo. Inoltre, e soprattutto, si sviluppa per se stesso, senza svolgere nessun "ruolo" esterno al proprio essere. Una cellula non è un essere individuo perché "funge" da parte di un insieme, il suo sviluppo fa parte dello sviluppo dell'insieme in cui è inserita. L'embrione invece non fa parte di nessun insieme, non è fondamentale per la vita (biologica) della madre; se "produciamo" embrioni in laboratorio, essi, come tali, sono privi di "utilità" - a meno che non li si impianti in un utero femminile per proseguire il ciclo biologico che porta alla nascita, o che, con lo stesso scopo, non si svolga tutta la fase gestatoria in laboratorio - tant'è  vero  che con il tempo, non essendo impiantati, li si "scarta", "distrugge", o semplicemente li si "uccide", termini che, in questo caso, sono sinonimi". 29

Se la domanda sull'embrione è, infatti, antropologicamente ed eticamente esatta, bisogna dire, anche, che dal punto di vista etico c'è una questione previa, molto rilevante per l'eticache cosa non è? In altre parole:  possiamo essere sicuri che l'embrione così generato non sia umano? Dal punto di vista morale, la sola ammissione della probabilità (non cancellabile, in nessun modo, da parte degli attuali studi) di essere di fronte ad un essere umano, come prodotto delle tecniche di clonazione, ha un peso decisivo. Chi è di fronte ad un'ombra, e dubita se sia un animale o un uomo, è evidente che se spara un colpo, si rende colpevole di omicidio. Prima di sparare, c'è lo stretto dovere morale di accertarsi che non sia un uomo. Questo principio etico appare trasgredito in queste pratiche in cui l'ottenimento di cellule staminali embrionarie umane passerebbe attraverso la creazione e distruzione di un embrione nelle prime fasi di vita.

b. La dignità dell'embrione umano

Il risultato di una fecondazione è un nuovo individuo biologico unicellulare totipotente che è denominato zigote. Bisogna riconoscere che il risultato della clonazione effettuata è in tutto analogo a quello risultante della fecondazione. Non c'è nessun fondamento per affermare che, malgrado le anomalie genetiche, la clonazione non produca uno zigote. Quindi occorre stabilire una stretta analogia tra fecondazione e clonazione. Bisogna dire poi che non c'è alcun motivo razionale per negare agli embrioni ottenuti per clonazione gli stessi diritti di quelli ottenuti per fecondazione artificiale e quindi, a fortiori, di tutti gli altri embrioni generati nel naturale processo di fecondazione umana. Quale sarebbe, ad esempio, la differenza essenziale tra gli uni e gli altri, tenendo conto della totipotenzialità delle cellule che li compongono, non messa in discussione da nessuno?

Lo sviluppo dell'embrione è lo stadio iniziale dello individuo umano. Il p. Angelo Serra prende in considerazione le tre principali proprietà che caratterizzano il processo epigenetico umano, il quale, secondo C.H. Waddington, può essere definito come "la continua emergenza di una forma di stadi precedenti", cioè:  1) la coordinazione. "Lo sviluppo embrionale, dalla fusione dei gameti o "singamia", sino alla comparsa del disco embrionale, a 14 giorni e oltre, è un processo che manifesta una coordinata sequenza e l'interazione di una attività molecolare e cellulare, sotto il controllo del nuovo genoma". Questa proprietà richiede una rigorosa unità del soggetto che sta sviluppandosi.

Non è un grappolo di cellule, ma un reale individuo. 2) La continuità. La singamia 30 inizia un nuovo ciclo di vita. "Tutto indica che c'è un'ininterrotta e progressiva differenziazione di un ben determinato individuo umano, secondo un piano unico e rigorosamente definito che inizia dallo stadio di zigote". Questa proprietà della continuità implica e stabilisce la unicità o singolarità del nuovo soggetto umano. 3) La gradualità. La forma finale deve essere raggiunta gradualmente. È uno sviluppo permanentemente orientato dallo stadio di zigote fino alla forma finale, a causa di una intrinseca legge epigenetica. Ogni embrione umano mantiene la propria identità, individualità, unità.

L'embrione vivente, a iniziare dalla fusione dei gameti, non è un mero accumulo di cellule disponibili, ma un reale individuo umano in sviluppo. Sì, è figlio da quel momento! L'embrione è un individuo umano. L'introduzione abusiva del termine pre-embrione è stata una strategia per tranquillizzare la coscienza e permettere la sperimentazione fino al termine dello stadio di impiantazione, cioè circa 14 giorni dopo la fecondazione nella specie umana. Si conclude così comodamente che l'embrione non esisterebbe durante le prime due settimane seguenti alla fertilizzazione 31

c. L'embrione, anche nello stadio unicellulare, ha dignità umana

Il rifiuto di riconoscere condizione umana all'embrione ottenuto mediante clonazione (sia a scopo riproduttivo, sia per ottenere da esso cellule staminali embrionarie) nei primi giorni del suo sviluppo si situa, quindi, nella discussione sullo statuto antropologico ed etico dell'embrione umano. Si rifiuta a questi embrioni il carattere di individuo e si dice che essi non hanno "vita umana". È una contraddizione. Se si tratta di embrioni, e non soltanto di "oociti che si sono divisi" (e in via di estinzione), si tratta di individui umani, dotati di vita umana e non di "gruppi" di cellule. Il ricercatore I. Wilmut (famoso per l'ottenimento della prima pecora clonata, "Dolly", oggi deciso oppositore della clonazione umana riproduttiva, ma chiaramente favorevole a quella terapeutica) riconosce che "quando un embrione è creato, si mette in auto-pilot nel suo sviluppo iniziale". Se l'embrione fosse quel "cumulo di cellule" che dicono, non sarebbe "pilota di se stesso", non avrebbe autonomia, né teleologia propria e unitaria, come invece mostra di avere.

L'embrione, dal momento del concepimento, nella fecondazione, si presenta come una entità dotata di autonomia, che procede immediatamente nel suo proprio sviluppo in una maniera graduale, continua, armonica, e in esso c'è l'integrazione e la cooperazione costante teleologica di tutte le sue cellule. Si tratta di un organismo che procede senza interruzione secondo il programma tracciato nel suo genoma. Così diviene, senza intervento direttivo dall'esterno, successivamente zigote, morula, blastociste, embrione impiantato, feto, bambino, adolescente, adulto 32. Se questo accade nella fecondazione naturale, perché non sarebbe così nella clonazione?

Troviamo in questo punto una contraddizione nel negare al risultato di una eventuale clonazione quello che si riconosce nel risultato della fecondazione. Distinzione questa (embrione-clonato; embrione-fecondato) che rimanda alla falsa distinzione tra il cosiddetto "pre-embrione" e l'embrione, distinzione erronea, come segnalato prima, che è diventata, in pratica, il più grande ostacolo al riconoscimento di uno statuto dell'embrione umano. 33. Se l'embrione umano clonato non fosse umano, allora che "cosa" sarebbe? A quale specie animale apparterrebbe? Avrebbe un genoma umano, ma non sarebbe umano? Non è necessario insistere qui sulle contraddizioni implicate in tali negazioni. Un embrione umano, così riconosciuto dalla ragione come individuo umano, dotato di un proprio organismo, ha una propria dignità e richiede perciò rispetto. Non una "dignità" dovuta a qualche aggiunta esterna, ma fondata nel suo essere, in sé e per se stesso.

Se si rifiuta la dignità umana all'embrione, con il pretesto che l'embrione non ha coscienza attuale, si dovrebbe anche negare la dignità alla persona che dorme o che sta in un stadio di coma. Se uno rifiuta la dignità all'embrione, allora si dovrebbe anche negare la sua dignità al bambino 34.

L'essere umano, qualsiasi sia la sua condizione economica, fisica, intellettuale, non può essere usato come un mezzo, un oggetto. La malizia dell'offesa a questo principio fondamentale è aggravata quando questo essere umano non ha mezzi per difendersi contro l'ingiusto aggressore. Se uno accetta di trattare un essere umano come mezzo e non come fine, allora deve accettare, egli stesso, di poter essere trattato, un giorno, alla stessa maniera. Ed egli non dovrà protestare. Anche se l'applicazione terapeutica delle cellule staminali ottenute tramite creazione-distruzione di embrioni umani fosse stata chiaramente dimostrata (cosa che non si è verificata), la morale, la sensatezza e il buon giudizio si opporrebbero:  non si può fare il male per una buona causa. Il fine non giustifica i mezzi. La storia dell'umanità è ricca di insegnamenti a questo riguardo. Come diceva il filosofo J. Santayana, "Chi non conosce la storia è condannato a ripeterla".

d. Personalità dell'embrione

La valutazione morale della clonazione umana dipende, quindi, essenzialmente dal suo oggetto, dal suo scopo oggettivo, e non deriva, primariamente, dall'intenzione soggettiva per cui tali tecniche sono impiegate. La sola incertezza sulla natura umana del prodotto dell'applicazione di queste tecniche all'uomo impone il dovere di non realizzarla. Ma, al di di questo stretto dovere morale di non crearli, ci sono molti e gravi motivi per ritenere non solo che gli embrioni così generati avrebbero dovuto essere rispettati in accordo con la dignità umana, ma anche che sono persone umane prima manipolate, e poi distrutte.

e. Disumanità della produzione e conseguente distruzione dell'embrione nella clonazione "terapeutica"

I sostenitori della cosiddetta "clonazione terapeutica" insistono sempre sul fatto che la loro intenzione non è di procedere verso una clonazione riproduttiva, ma di distruggere l'embrione umano così creato nei primi giorni dello sviluppo. Secondo i loro ragionamenti (largamente ripresi dalla stampa, i mass media, e i discorsi politici), questo modo di agire sarebbe "etico", mentre la clonazione riproduttiva non lo sarebbe.

La clonazione umana che potrebbe portare alla nascita di un essere umano è da giudicare come un metodo immorale di procreazione artificiale 35. Nella "clonazione terapeutica", tale processo è intenzionalmente interrotto:  si crea, volontariamente, un embrione umano per distruggerlo dopo, con il fine di estrarre cellule staminali embrionarie. Eticamente questo procedimento è ancora peggiore. Accettarlo, sarebbe come accettare una radicale uguaglianza tra la specie umana e le altre (p. Singer). Respingere la possibilità di uccidere una vita umana per guarire altre vite umane, non procede da una posizione specificamente religiosa, ma dalla forza di argomenti e di ragioni di buon senso e dalla forza di una antropologia coerente e di una bioetica personalista.

f. La clonazione umana si oppone alla dignità della vita e della procreazione

L'applicazione delle tecniche di clonazione all'uomo, con l'intenzione di creare embrioni, sia per impiantarli poi in utero (riproduttiva), sia per estrarre cellule staminali e poi distruggerli (terapeutica e di ricerca), coinvolge non solo la dignità della vita umana e i suoi diritti incancellabili, ma si oppone anche al valore morale dell'intrinseca unione tra vita, sessualità e procreazione. L'orientamento della sessualità umana verso la procreazione non è una aggiunta "biologica", ma corrisponde alla natura umana e si manifesta nell'inclinazione naturale dell'uomo alla procreazione. Queste tecniche, invece, separano gli aspetti procreativi da quelli unitivi, propri della sessualità umana, e si oppongono alla dignità della sessualità e della procreazione.

Le tecniche di clonazione sono, in se stesse e sempre, "riproduttive". In quanto la riproduzione, partendo da cellule adulte e differenziate, riguarda cellule più o meno determinate e differenziate di pecora, non siamo ancora davanti a tecniche di clonazione ovina, in senso stretto, ma solo di clonazione di tessuti ovini. L'esperienza ci mostra, però, che la clonazione ovina (il cui prodotto non è solo un insieme di tessuti ovini, ma, semplicemente, una pecora) è difficile, ma possibile e reale. Le esperienze recenti mostrano anche come la clonazione umana, malgrado difficoltà enormi, non sia, in principio, impossibile. L'interrogativo etico riguarda, quindi, non solo la dignità della vita umana e la strumentalizzazione ed eventuale distruzione dell'embrione, ma anche quella del modo specifico di procreazione umana che è, appunto sessuale, e che ha un suo valore morale, non rispettato da queste tecniche.

g. La clonazione di embrioni umani si oppone alla dignità della famiglia

C'è anche un importante fattore etico da considerare, spesso trascurato. L'essere umano è un essere sociale. La dinamica sessuale e procreativa nell'uomo si svolge naturalmente in un contesto in cui sessualità e procreazione si inseriscono armonicamente nella realtà dell'amore coniugale che rende piena di senso la sessualità umana aperta alla vita. Amore e responsabilità si incontrano nel matrimonio nell'apertura alla vita e continuano nel compito educativo, mediante il quale i genitori esercitano in modo integrale la cura per i loro figli.

La clonazione umana spezza tutta questa dinamica. Nella clonazione, la vita appare come un elemento completamente esterno alla famiglia. L'embrione "appare", per così dire, al margine non solo della sessualità, ma anche di una genealogia. Ogni essere umano ha il diritto di nascere dall'amore integrale - fisico e spirituale - di un padre e di una madre, di ricevere le loro cure, di essere accolto come un dono dai genitori, di essere educato. Quando appare all'orizzonte l'inquietante possibilità di far sì che la vita dell'essere umano concepito possa essere manipolata, sottomessa ad esperimenti, per poi essere distrutta, una volta ottenute dall'embrione le cellule oppure le conoscenze biologiche ricercate, allora è lo stesso concetto di figliolanza e di paternità-maternità che viene messo in crisi, ed è la stessa idea di famiglia che viene frantumata.

 




17 Ian Wilmut, "padre" della pecora Dolly, e Rudolf Jaenisch hanno reso testimonianza, in questo senso, presso il Senato dei Stati Uniti.



18 La bibliografia scientifica è, su questo punto, molto abbondante. In via di esempio si vedano i lavori di D. Humpherys, K. Eggan, H. Akutsu, K. Ochedlinger, W.M. Rideout, D. Biniszkiewicz, R., Yanagimachi, R. Jaenisch, Epigenic Instability in ES Cells and Cloned Mice, in Science, 6/7/2000, 293 (5527), pp. 95-97; D. Bourchis, D. Le Bourhis, D. Patin, A. Niveleau, p. Comizzoli, J.-P. Renard, E. Viegas-Péquignot, Delayed and incomplete reprogramming of chromosome methylation patterns in bovine cloned embryos, in Current Biology, 2/10/2001, vol.11, n°19; Y-K. Kang, D-B. Koo, J-S. Park, Y-H. Choi, A-S. Chung, K-K. Lewe, Y-M. Han, Aberrant methylation of donor genome in cloned bovine embryos, in Nature Genetics, June 2001, vol.28, n°2, pp. 173-177.



19 Questa osservazione sulla clonazione riproduttiva è valida anche come obiezione alla clonazione terapeutica. L'applicazione nel campo clinico di cellule staminali ottenute da embrioni clonati sarebbe, a dire il poco, molto incerta in queste circostanze. Le cellule di questi embrioni presentano gravi diffetti genetici e, quindi, la proposta di trasferire cellule staminali embrionarie anomale in una persona umana non si mostra razionale



20 Il libro di Alvin Toeffler's, Future Schock (1970) disegna una fantastica visione futuristica dell'uomo che fa copie di se stesso ("man will be able to make biological carbon copies of himself"), e riflette letterariamente sulle prospettive generate da queste tecniche, così come la preoccupazione per le loro conseguenze. Cfr Lee M. Silver, What are clones? They're not what you think they are, Nature, 5 July 2001, vol. 412, 6842, p. 21.



21 Hans Jonas, Das Prinzip Verantwortung (Il principio responsabilità), Edit. Suhrkamp, Frankfurt am Main, 1984.



22 Cfr Hans Jonas Cloniamo un uomo:  dall'eugenetica all'ingegneria genetica, in Tecnica, medicina ed etica, Edit. Einaudi, Torino 1997, pp. 136.



23 Natalía López Moratalla, Las células adultas llevan clara ventaja a las embrionarias, en Palabra 12/2002.



24 Elisabeth Montfort, La bioéthique, entre confusion et responsabilitè, en AAVV (sous la direction d'Élisabeth Montfort, Bioéthique. Entre confusion et responsabilitè. Actes du Colloque de Paris. Assemblée nationale, 1 octobre 2001. Revue trimestrielle Liberté politique, Ed. François-Xavier de Guibert, Paris 2003, pp. 27-28.



25 Pontificia Accademia per la Vita, Dichiarazione sulla produzione e sull'uso scientifico e terapeutico delle cellule staminali, 25/8/2000.



26 D. Tettamanzi Nuova bioetica cristiana, Piemme, Casale Monferrato 2000, pp. 235-268, L. Ciccone, Bioetica. Storia principi, questioni, Ares, Milano 2003, pp. 61-80; R. C. Barra, Status giuridico dell'embrione umano, in Lexicon. Famiglia, vita e questioni etiche, EDB, Bologna 2003; E. Sgreccia, Manuale di Bioetica (vol. 1), Vita e pensiero, Milano 1998, pp. 361-422; C. Caffarra, Il problema morale dell'aborto, in AAVV (a cura di A. Fiori-E. Sgreccia) L'aborto, Vita e pensiero, Milano 1975, pp. 313-320.



27 I. Carrasco de Paula, Il rispetto dovuto all'embrione umanoprospettiva storico-dottrinale, in Pontificia Accademia per la Vita, Identità e statuto dell'embrione umano, Libr. Ed. Vaticana, Vaticano 1988, p. 31.



28 L'espressione "pre-embrione" è ingannevole ed è stata manipolata in favore dell'aborto. Cfr A. Serra, Lo stato biologico dell'embrione umano. Quando comincia l''essere umano'?, in Pontificia Accademia per la Vita, Commento interdisciplinare all''Evangelium Vitae', Libr. Ed. Vaticana, Vaticano 1997.



29 R. C. Barra, Status giuridico dell'embrione umano, in Lexicon. Famiglia, vita e questioni etiche, EDB, Bologna 2003.



30 S'intende per singamia quella parte della fecondazione che consiste nel processo iniziato dalla penetrazione dello spermatozoo nell'oocita, orientata verso la riunione del contenuto cromosomico di ambedue i pronuclei formati (amfimixis).



31 Cfr Angelo Serra, L'uomo-embrione. Il grande misconosciuto, Ed. Cantagalli, Siena 2003, pp. 41-52. Cfr anche le voci "Dignità dell'embrione umano" e "Selezione e riduzione embrionale", in Pontificio Consiglio per la Famiglia (a cura di) Lexicon. Termini ambigui e discussi su famiglia, vita e questioni etiche, EDB, Bologna 2003



32 Le espressioni tecniche di zigote, morula e blastociste corrispondono a qualifiche dell'embrione in base al momento del suo sviluppo, secondo criteri istologici e fisiologici.



33 L'ingannevole idea di "pre-embrione" è venuta fuori, come è ben noto, in seno al Comitato Warnock, ed è diventata oggi generalmente accettata ed è profondamente radicata in molti ambienti A. Serra, Pari dignità all'embrione umano in Pontificio Consiglio per la Familglia, I figli: famiglia e società nel nuovo Millennio. Atti del Congresso Internazionale Teologico-Pastorale. Città del Vaticano, 11-13 ottobre 2000, Libr. Ed. Vaticana, Vaticano 2001, pp. 313-320; R. Colombo, La famiglia e gli studi sul genoma umano; op. cit., pp. 321-325. A. Serra, R. Colombo, Identità e statuto dell'embrione umano: il contributo della biologia, in Pontificia Accademia per la Vita, Identità e statuto dell'embrione umano, Libr. Ed. Vaticana, Vaticano 1988, p. 157. D. Tettamanzi Nuova bioetica cristiana, Piemme, Casale Monferrato 2000, pp. 235-268, L. Ciccone, Bioetica. Storia principi, questioni, Ares, Milano 2003, pp. 61-80; R. C. Barra, Status giuridico dell'embrione umano, in Lexicon. Famiglia, vita e questioni etiche, EDB, Bologna 2003; Ph. Caspar, La problematique de l'animation de l'embryon. Survoi historique et enjeux dogmatiques, in Nouvelle Revue Théologique n. 123/1991.



34 Razionalità, coscienza e autonomia costituirebbero, secondo autori come H. T. Engelhardt o P. Singer, la persona. H. T. Engelhardt, The foundations of bioethics, New York, Oxford University Press, 1986; Manuale di bioetica, Mondadori, Milano 1991; Practical Ethics, Cambridge University Press, Cambridge, 1993; Cfr L. Palazzani, Il concetto di persona tra bioetica e diritto, Torino, Giappichelli, 1996.



35 CDF, Instr. Donum vitae, I.6






Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License