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Oliviero
Ardon le tede, e fumano
i sacri incensi all'ara.
Noi solo i grandi attendono,
chiaman noi soli a gara
ma... tu mi guardi appena!...
Piangesti! Adelia!...
Adelia
(Oh pena!)
Oliviero
Cure aver puoi celate
pel tenero mio cor?
Adelia è sul momento di prorompere. Arnoldo s'intromette.
Arnoldo
(ad Oliviero)
Presso all'altar, turbate
son le fanciulle ognor.
(ad Adelia)
Vieni una volta...
Adelia
(Ahi, misera!)
Oliviero
E a pianger segui.
Arnoldo
(fremente ad Adelia)
Or cessa.
Adelia
Non piango io... no! ma debole,
bensì, mi sento... e oppressa...
All'ara in tal momento
mal vi saprei seguir...
Oliviero
Che ascolto... e il mio contento
vorresti differir?
(odesi dal tempio musica religiosa)
Coro
(interno)
Ciel, che dei cor sei l'arbitro
rendi due cor felici.
Oliviero e Arnoldo
Odi d'imene i cantici...
Adelia
Deh!... un altro dì
Oliviero e Arnoldo
Che dici?
Arnoldo
Pretesto è il suo. Le giova
(dissimulando)
dell'amor tuo far prova.
Insisti, e vinci, o giovane,
lo strano tuo desir.
Oliviero
Vieni: a miei voti arrenditi,
se tu non vuoi ch'io mora;
sospeso il cor non palpita,
manca se indugi ancora:
a me ti unisci, e vita...
Vita felice avrò.
Arnoldo
Pensa, che puoi far sorgere
giusti in suo cor sospetti...
Pensa, che qui si librano
tutti i tuoi sguardi, i detti...
Che il padre alfin s'irrita
e che stancar si può.
Adelia
Ah! questo è troppo chiedere,
troppo volere è questo...
Egra son io... credetemi...
Vano non è pretesto...
La mia virtù smarrita
rendetemi, e verrò.
Coro
(interno)
Tu, che de' cor sei l'arbitro
rendi due cor felici.
I nodi lor purifica,
gli affetti benedici.
Piovi su lor lo spirito
che il mondo inter creò.
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