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  • ATTO SECONDO
    • Scena quinta. Baldassarre, Alfonso, Leonora, Gasparo, coro
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Scena quinta. Baldassarre, Alfonso, Leonora, Gasparo, coro

 

Baldassarre
Io son quello, io son che vengo
le tue colpe a impedir.

Alfonso
Veglio! che parli!

Baldassarre
Re di Castiglia, Alfonso, io qui reclamo
in faccia al ciel giustizia.
Ove al dover t'opponi, in questa terra
rivi di sangue scorreran fra poco.

Alfonso
Rispetto io deggio
della mia sposa al genitor, ma oblio
te mai non prenda che il tuo re son'io.

Baldassarre
Tu per la scaltra ed abietta
che del tuo amor s'ammanta, a vil ripudio
dannar vuoi la mia prole?

Alfonso
Io sì, lo voglio.

Tutti
Oh cielo!

Alfonso
È sacro il mio voler; la fronte
ornar della corona
d'altra donna mi piace, e sia qualunque
questa regal mia cura,
giudice all'opre, il re son'io.

Baldassarre
Sventura!

Paventa del furor
d'un Dio vendicator.
Su' rei terribil scende
e scudo egli è al tapin:
tu le procelle orrende
affronti, sconsigliato;
ma già l'estremo fato
minaccia il tuo destin.

Leonora
Io fremo dal terror,
e sovra il mesto cor
l'ira terribil scende
del crudo mio destin.
Tra le procelle orrende
agghiaccia il cor turbato,
e vedo estremo fato
sorger d'appresso alfin.

Alfonso
Agli atti ed al furor,
che gli arde in mezzo al cor,
fiero il rimorso scende
entro il mio petto alfin:
ma le procelle orrende
non mi vedran cangiato.
Tu trema, sconsigliato,
sul nero tuo destin.

Gasparo e Coro
Io fremo dal terror,
e sovra il mesto cor,
l'ira terribil scende
del barbaro destin.
Tra le procelle orrende
agghiaccia il cor turbato,
e vede estremo fato
sorger d'appresso alfin.

Baldassarre
Voi tutti che mi udite,
la coppia rea fuggite,
questa perversa femmina
ha maledetto il ciel.

Leonora
Oh Dio!

Alfonso
Leonora! ahi, misera!

Leonora
M'inghiotta omai l'avel.

Coro
Che mai parlò del ciel!

Alfonso
E con quai dritti!...

Baldassarre
In nome
del pastor sommo, maledetti entrambi,
se doman gl'iniqui e stolti
non sian per sempre separati e sciolti.

Alfonso
(Ah! che diss'egli? Quel labbro insensato
di rovesciare il mio trono ha tentato;
il petto m'arde tremendo di sdegno;
pur la vendetta non scende del re!
Ah! pria ch'io ceda, perisca il mio regno,
lo scettro, il brando, s'infranga con me.)

Leonora
(Ah! che diss'egli? Quel petto infiammato
me dalla terra, dal cielo ha scacciato;
muta quest'alma non nutre un disegno,
né la vendetta reclama del re:
amor, vergogna m'invade e disdegno,
morte, deh, scendi propizia su me.)

Baldassarre
(togliendo una pergamena dalle mani dello scudiero)
Lo stemma è questo
del sommo pastor.

Sì, che d'un nume terribile, irato,
difende il braccio d'inerme oltraggiato;
Alfonso, trema, vedrassi nel regno
arder di guerra la face per te;
sacro all'infamia, de' popoli a sdegno,
ricada il sangue, sull'empia, sul re.

Gasparo e Coro
(Ah! che diss'egli? Quel labbro infiammato
face di guerra qui in mezzo ha gittato:
il petto gli arde tremendo di sdegno,
pur la vendetta non scende del re;
sia quest'infame bandita dal regno;
sia maledetto chi asilo le diè!)

Ines e Coro di Donne
(Ah! che diss'egli? Quel labbro infiammato
face di guerra qui in mezzo ha gittato:
il petto gli arde tremendo di sdegno,
pur la vendetta non scende del re;
d'amor le gioie, la speme d'un regno,
donna infelice, già tutto perdé.)

 

Leonora fugge smarrita celandosi il volto tra le mani.




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