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La conferma dei più recenti scrittori sacri
In tempi più recenti i pareri surriferiti dei santi Padri e dei Dottori
furono di uso comune. Aderendo al consenso dei cristiani, trasmesso dai secoli
passati, s. Roberto Bellarmino esclama: «E chi, prego, potrebbe credere che
l'arca della santità, il domicilio del Verbo il tempio dello Spirito Santo sia
caduto? Aborrisce il mio animo dal solo pensare che quella carne verginale che
generò Dio, lo partorì, l'alimentò, lo portò, o sia stata ridotta in cenere o
sia stata data in pasto ai vermi».26
Parimenti s. Francesco di Sales, dopo avere asserito che non é lecito
dubitare che Gesù Cristo abbia seguito nel modo più perfetto il divino mandato,
col quale ai figli s'impone di onorare i propri genitori, si pone questa
domanda: «Chi è quel figlio che, se potesse, non richiamerebbe alla vita la
propria madre e non la porterebbe dopo morte con sé in paradiso ?».27
E s. Alfonso scrive: «Gesù preservò il corpo di Maria dalla corruzione,
perché ridondava in suo disonore che fosse guasta dalla putredine quella carne
verginale, di cui egli si era già vestito».28
Chiarito però ormai il mistero che è oggetto di questa festa, non mancarono
dottori i quali piuttosto che occuparsi delle ragioni teologiche, dalle quali
si dimostra la somma convenienza dell'assunzione corporea della beata Vergine
Maria in cielo, rivolsero la loro attenzione alla fede della chiesa, mistica
Sposa di Cristo, non avente né macchia, né grinza (cf. Ef 5,27), la quale è
detta dall'apostolo «colonna e fondamento della verità» (1Tm 3,15) e appoggiati
a questa fede comune ritennero temeraria per non dire eretica, la sentenza
contraria. Infatti s. Pietro Canisio, fra non pochi altri, dopo avere
dichiarato che il termine assunzione significa la glorificazione non solo
dell'anima, ma anche del corpo e dopo aver rilevato che la chiesa già da molti
secoli venera e celebra solennemente questo mistero mariano dell'assunzione,
dice: «Questa sentenza è ammessa già da alcuni secoli ed è issata talmente
nell'anima dei pii fedeli e così accetta a tutta la chiesa, che coloro che
negano che il corpo di Maria sia stato assunto in cielo, non vanno neppure
ascoltati con pazienza, ma fischiati come troppo pertinaci, o del tutto
temerari e animati da spirito non già cattolico, ma eretico».29
Contemporaneamente il dottore esimio, posta come norma della mariologia che «i
misteri della grazia, che Dio ha operato nella Vergine, non vanno misurati
secondo le leggi ordinarie, ma secondo l'onnipotenza di Dio, supposta la
convenienza della cosa in se stessa, ed esclusa ogni contraddizione o
ripugnanza da parte della s. Scrittura»30 fondandosi sulla fede della
chiesa tutta, circa il mistero dell'assunzione, poteva concludere che questo
mistero doveva credersi con la stessa fermezza d'animo, con cui doveva credersi
l'immacolata concezione della beata Vergine; e già allora riteneva che queste
due verità potessero essere definite.
Tutte queste ragioni e considerazioni dei santi padri e dei teologi hanno
come ultimo fondamento la s. Scrittura, la quale ci presenta l'alma Madre di
Dio unita strettamente al suo Figlio divino e sempre partecipe della sua sorte.
Per cui sembra quasi impossibile figurarsi che, dopo questa vita, possa essere
separata da Cristo - non diciamo, con l'anima, ma neppure col corpo - colei che
lo concepì, lo diede alla luce, lo nutrì col suo latte, lo portò fra le braccia
e lo strinse al petto. Dal momento che il nostro Redentore è Figlio di Maria,
non poteva, come osservatore perfettissimo della divina legge, non onorare
oltre l'eterno Padre anche la Madre diletta. Potendo quindi dare alla Madre
tanto onore, preservandola immune dalla corruzione del sepolcro, si deve
credere che lo abbia realmente fatto.
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